Android Pay, la sfida ad Apple è lanciata - Pagamenti Digitali
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Android Pay, la sfida ad Apple è lanciata

Domenico Aliperto

Apple Pay non ha generato solo grandi attese rispetto alla diffusione del servizio fuori dagli Stati Uniti. Le aspettative sono da mesi rivolte soprattutto verso la risposta che sarebbe arrivata da quello che è diventato il più temibile competitor di Cupertino, Google. C’è voluto un po’, ma Big G, alla fine, non ha deluso (almeno sul piano degli annunci). Al Google I/O, il mega evento dedicato agli sviluppatori, la parola d’ordine è stata mobile, e i sistemi di pagamento integrati nella piattaforma di Mountain View hanno rappresentato la vera novità per un ecosistema che sembrerebbe addirittura pronto a trascendere le barriere dei device.

Android Pay, di cui si vociferava già da marzo, avrà tre funzioni principali: innanzitutto, alla stregua di Apple Pay, è uno strumento di pagamento di prossimità fatto per incontrare rapidi consensi del mercato, grazie alla tecnologia NFC e al sistema di riconoscimento delle impronte digitali. In secondo luogo permetterà agli utenti di effettuare acquisti in app con soluzioni integrate che garantiranno un’esperienza seamless da merchant a merchant attraverso un semplice tap. E grazie alla recente acquisizione di Softcard (il fu wallet creato da AT&T, Verizon e T-Mobile), Google accentrerà in Android Pay i preesistenti programmi di couponing e loyalty legati al mondo retail. La terza prerogativa è la possibilità che avranno le terze parti, dalle banche ai retailer fino alle piattaforme di e-commerce, di modificare la soluzione creando la propria applicazione di pagamento on top. “Qualsiasi partner potrà salire a bordo e contribuire con le proprie personalizzazioni”, ha spiegato Brian Rakowski, responsabile per lo sviluppo del prodotto.

Ma non finisce qui. Anche se si tratta ancora di un prototipo, Sridhar Ramaswamy, Senior Vice President of Ads and Commerce di Google, ha dato dimostrazione della funzione Hands Free. Un sistema grazie al quale il sistema informatico di un negozio è in grado di riconoscere automaticamente l’ingresso di un cliente dotato di smartphone con Android Pay. È sufficiente così che il cliente dica al cassiere o al commesso che desidera pagare con Android Pay, e l’importo verrà istantaneamente saldato attraverso la nuova piattaforma di m-payment. I primi test per questa tecnologia avverranno nei prossimi anni in alcuni ristoranti delle catene McDonald’s e Papa John’s nell’area di San Francisco. I temi da affrontare per trasformare il prototipo in un’applicazione commerciale sono naturalmente quelli della sicurezza. Tanto è vero che già Square e PayPal avevano fatto i primi esperimenti sulla base del medesimo concetto e lavorando su tecnologie di geofencing e di riconoscimento dell’utente tramite beacon e Bluetooth.

Seguendo le orme di Apple Pay, inoltre, Android Pay punta fin da subito a diventare una soluzione di riferimento per il mondo della distribuzione automatica: prima ancora del suo lancio commerciale, ha infatti incassato l’endorsement di USA Tecnologies, già partner di Cupertino per i pagamenti contactless e fornitore di vending machine con 210 mila location coperte su tutto il territorio federale.

In America, Android Pay sarà preinstallato, insieme al prossimo sistema operativo Android M, sugli smartphone distribuiti in bundle con le offerte di Verizon, AT&T e T-Mobile, mentre tutti gli altri utenti potranno scaricarlo dal Play Store. Al momento ci sarebbero già 700 mila partner commerciali pronti ad accettare pagamenti col nuovo sistema, mentre non sono state rese note le alleanze siglate con banche e circuiti di credito.

Resta da capire cosa succederà a Google Wallet, visto che Android Pay integrerà parecchie delle sue funzioni, semplificandole. Una delle ipotesi plausibili avrebbe a che fare con il ridimensionamento del wallet a mero strumento per il trasferimento di denaro P2P sulle piattaforme social. Un presidio attivo anche nell’ecosistema iOS su un settore al momento esplorato soprattutto da un competitor che fa paura sia a Google che ad Apple: Facebook .

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