Più incentivi e meno obblighi per ridurre l'uso del contante in Italia - Pagamenti Digitali
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Più incentivi e meno obblighi per ridurre l’uso del contante in Italia

Manuela Gianni

I pagamenti digitali possono incidere sulla crescita economica del Paese. Lo dimostrano molti studi nazionali ed internazionali degli ultimi anni, che confermano, dati alla mano, che un elevato utilizzo degli strumenti innovativi di pagamento è direttamente correlato alla capacità di sviluppo economico. Le motivazioni principali sono due. Da un lato l’effetto diretto di riduzione dei costi di gestione del contante: in Italia si stima che stampare e movimentare banconote e monete comporti un esborso di 9,4 miliardi di euro (dato 2013).  Dall’altro c’è un effetto di recupero dell’evasione fiscale: nei nostri conti c’è un buco che deriva dal mancato gettito fiscale legato al contante che oscilla tra i 40 e i 50 miliardi di euro.

Servirebbe dunque un azione più convinta da parte del Governo per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici. Secondo un recente rapporto dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano, non basta quanto fatto finora. Il riferimento, in particolare, è al limite dei 1.000 euro alle transazioni in contante e l’obbligo di accettazione di pagamenti elettronici per le Pubbliche amministrazioni e gli esercenti.

«Nonostante la dimostrata rilevanza delle azioni intraprese fino ad oggi dal governo italiano per promuoverne la diffusione, hanno avuto poco successo. Riteniamo quindi che serva un cambio di strategia, che prenda in considerazione la strada degli incentivi, in aggiunta alla leva dell’obbligo», si legge nel rapporto.

A quali iniziative ci si riferisce, nello specifico? Incentivi sia per i cittadini sia per gli esercenti e le Pubbliche amministrazioni, oltre ad un piano di educazione che sensibilizzi tutti i cittadini all’utilizzo dei pagamenti digitali.

Ma anche il mondo dell’offerta può sostenere questa crescita. Bisogna puntare sui cosiddetti new Digital Payment che, nel dettaglio, comprendono: eCommerce; ePayment, ovvero il pagamento da PC di ricariche e bollette; Mobile Commerce, acquisto di beni e servizi o contenuti cellulare via smartphone tramite App o Mobile site; Mobile Payment (Remote e Proximity), ovvero i pagamenti di ricariche telefoniche, parcheggi, mezzi pubblici, multe via smartphone; Mobile POS e Contactless Payment, che rappresentano i pagamenti mediante carta contactless.

Questi sistemi innovativi possono contribuire ad aumentare l’utilizzo dei pagamenti elettronici in due modi: abituando gli italiani ad “estrarre” la carta più di frequente anche per transazioni di piccolo importo (tramite Mobile Payment & commerce e contactless Payment) e consentendo a qualsiasi esercente di accettare pagamenti (tramite i Mobile PoS). Proprio i pagamenti via cellulare possono giocare un ruolo rilevante per “educare” i consumatori ad utilizzare i pagamenti elettronici grazie alla pervasività degli smartphone (in tasca a oltre 25 milioni di italiani, a fine 201412). Nel frattempo i contactless Payment possono rappresentare una soluzione “ponte” verso il Mobile Proximity Payment.

«Nel 2017 prevediamo tra i 30 e i 36 milioni di carte contactless in circolazione (erano 12 milioni nel 2014) e tra i 700.000 e i 900.000 PoS contactless (erano 250.000 nel 2014) che arriveranno ad intercettare tra i 2,7 e i 4,8 miliardi di euro l’anno in modalità senza contatto. Tale crescita dipenderà molto dall’azione di banche e circuiti nel promuovere la diffusione di carte e PoS contactless oltre che dall’investimento profuso nel completare il processo di educazione già avviato verso esercenti e consumatori», sostengono i ricercatori.

Secondo le stime del Politecnico, la diffusione dei Mobile PoS farà crescere nel 2017 il numero totale di PoS di un valore compreso tra l’8% e il 15%, prendendo come riferimento i risultati ottenuti dal fenomeno all’estero: in Norvegia 8% e in Svezia 15% dopo due anni dal lancio).

Il decreto denominato “obbligo PoS”, entrato in vigore il 30 giugno 2014, è stato un primissimo passo, tuttavia l’adesione a questi servizi da parte degli esercenti dipenderà molto dalle prossime azioni messe in atto dal governo (banalmente, il decreto attuale non prevede sanzioni per chi non possiede un PoS) e dalla competitività e attrattività dell’offerta verso l’esercente target (ambulanti, medici, liberi professionisti, etc.) che oggi non è dotato di classico PoS.

«In funzione dell’efficacia di queste ed altre azioni, prevediamo quindi che nel 2017 ci saranno tra i 130.000 e i 240.000 Mobile PoS attivi che permetteranno di intercettare tra 1,3 e 3,6 miliardi di euro di transato aggiuntivo».

 

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