Il potenziale delle API - Pagamenti Digitali

Il potenziale delle API

Sempre più vicini al countdown: in vista del recepimento della direttiva europea PSD2 entro il 13 gennaio 2018, il sistema delle banche e dei pagamenti è chiamato nel 2017 a fare sostanziali passi in avanti sulla strada tracciata dalla nuova normativa comunitaria – che intende promuovere l’innovazione soprattutto nell’area mobile – e dal mercato, in direzione di un approccio sempre più Open Banking.
La PSD2 riguarda in primis gli istituti finanziari, ma coinvolge anche operatori di e-commerce, fornitori di servizio di pagamento, reti pubbliche di comunicazione, prestatori di servizi di accesso ai conti, gestori di mobile wallet. Tra i nuovi servizi abilitati, sotto i riflettori c’è quello dell’accesso ai conti (XS2A Access-to-Account): se il titolare del conto lo consente, le banche potrebbero essere chiamate, tramite un’API-Application Programming Interface, a facilitare l’accesso ai conti dei clienti e a fornire informazioni sul conto ad App di terze parti.
Nei prossimi mesi la sfida sarà quella di sviluppare soluzioni che adempiano sì alla normativa – permettendo ai TPP – Third Party Payment Services Provider di ‘accedere’ alle banche in piena sicurezza – ma che anche spingano le banche a migliorare ulteriormente la user experience dei clienti e la personalizzazione dei servizi IT.
E qui le API sono destinate a giocare un ruolo fondamentale. Ma in che modo? Come si concretizzeranno nell’operatività delle aziende di qui alla fatidica data del 13 gennaio 2018, e anche oltre? Con quali contributi sul piano dell’Open Innovation?
Si è incentrata su questi interrogativi la tavola rotonda “Il potenziale della API”, svoltasi l’11 novembre scorso al Salone dei Pagamenti al Mico di Milano e moderata da Mauro Bellini, direttore responsabile di Pagamentidigitali.it.

 

“Anche nelle aziende, quello delle API è un tema che da strettamente tecnico-informatico – ha sottolineato Stefano Azzalin, Head of SellaLab Gruppo Banca Sella, polo d’innovazione e acceleratore d’impresa per progetti di giovani talenti, startup fintech e digitali (blockchain e Iot) e di supporto ad aziende corporate nel processo di trasformazione digitale – negli ultimi anni è diventato un argomento che coinvolge sempre di più uomini di business e di finanza. In estrema sintesi, può essere genericamente considerato come un protocollo di comunicazione per rendere lo sviluppo del software più scalabile ed efficiente. Ma se ancora 10-12 anni fa se ne parlava solo tra programmatori e tecnici, oggi è entrato nell’orizzonte dei top manager delle banche e delle imprese, come ad esempio nei casi di sviluppo di progetti per l’Industry 4.0. Nello scenario che si va disegnando con la PSD2, viene da chiedersi allora se è proprio il legislatore che spinge dall’alto ad accelerare con questa normativa un processo e a innovare? Per me la risposta è ‘no’: piuttosto, è il mercato, con la sua competitività e globalità. Da un incubatore d’innovazione come SellaLab, possiamo dire che a imporre questi cambiamenti è stato soprattutto lo spostamento del valore e della fiducia da parte di molti clienti verso piattaforme terze piuttosto che sulle banche, com’è avvenuto prima negli Stati Uniti, poi in Europa e infine da noi. In un certo senso, il legislatore comunitario ha anche lavorato insieme al mercato e ci avvisa dei rischi per la sicurezza e la trasparenza sottesi in questo scenario e la tecnologia viene in aiuto con le API. Senza contare che si apre un altro scenario, in cui clienti delle banche diventano anche quelle ‘terze parti’ che erogano servizi finanziari ai loro stessi correntisti”.
Il processo di sviluppo e di definizione delle API è tutt’altro che lineare, ma può stimolare e/o accelerare lo scambio di competenze tra risorse interne ed esterne, in una logica di Open Innovation, come emerge dall’esempio di Unicredit.

 

“La nostra esperienza di Open API – ha raccontato Simone Malvassori, project manager di Digital Core Banking Transformation – UniCredit Business Integrated Solutions – è nata con un’impronta prettamente tecnologica. Abbiamo studiato oltreoceano gli esempi di big player come Google o Uber, che hanno creato business utilizzando la parte tecnologica dell’API, e creando così un indotto digitale. Abbiamo capito l’importanza di avere una piattaforma per le API, quando si tratta di pubblicare servizi verso l’esterno. L’utilizzo delle API è nato per usi interni, ma quando si va sul mercato le cose cambiano. Dopo un’attività di scouting, abbiamo selezionato una piattaforma e sviluppato una serie di API. Per verificare cosa pensano gli sviluppatori delle nostre API, abbiamo organizzato Appathon 2015, un hackathon finanziario a cui si sono iscritti quasi 300 giovani, soprattutto studenti, suddivisi in 68 team, tra Milano, Monaco e Vienna. Un incontro molto tecnico, utile per capire l’accoglienza riservata alle API da noi sviluppate. Soprattutto perché, come richiede anche la PSD2, l’API deve risultare chiara, stabile, veloce. Quest’anno abbiamo proseguito a far crescere questi processi, sempre in una logica di apertura ai contributi esterni”.

Da parte sua, Roberto Garavaglia Strategic Advisor per i Digital Payment e coordinatore editoriale della nostra testata, ha tenuto soprattutto a inquadrare lo scenario che si andrà delineando con la PSD2, soprattutto sul piano operativo, sottolineando i punti chiave della direttiva: dall’ampliamento a una molteplicità di attori oltre alle banche  – ossia i TTP – al ruolo dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) – chiamata ad emanare orientamenti, formulare raccomandazioni ed elaborare norme tecniche di attuazione, fino ai temi della sicurezza e della Strong Authentication. Con un monito speciale a tenere d’occhio il calendario e a muoversi per tempo per la data fatidica del 13 gennaio 2018, quando si comincerà finalmente a capire “di che vita vivrà il settore dei pagamenti”.

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