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SIA: «Per il mobile payment essenziale creare un ecosistema europeo»

redazione

Nicolò Romani, Head of Innovation Lab di SIA Non esiste una ricetta unica per spingere l’adozione del mobile payment. Permettere agli utenti di effettuare transazioni attraverso il proprio smartphone, in remoto oppure contactless, significa mettere loro a disposizione piattaforme semplici, interoperabili e soprattutto sicure, senza dover necessariamente scegliere qui e adesso quale delle tre filosofie (Secure element sulla Sim, nel Cloud-HCE, o nel Device) dovrà dominare la tecnologia NFC, che muove ora i suoi primi passi anche in un contesto spesso refrattario all’innovazione come quello italiano.

È questo il punto di vista di Nicolò Romani, Head of Innovation Lab di SIA, che facendo riferimento all’ultima rilevazione dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of management del Polimi dedicata al mercato tricolore, commenta lo stato dell’arte a cavallo delle diverse parti in gioco.

“Il mercato dei mobile payments continua ad ampliarsi e ormai tutti i grandi player si stanno affiancando a banche e circuiti di credito cercando di legare il servizio di pagamento alle proprie attività core”, dice Romani. “In questo scenario di competizione crescente, l’NFC si conferma come la tecnologia di riferimento e si moltiplicano le soluzioni di pagamento contacless, da quello Sim-based all’HCE su cloud, fino all’Apple Pay. Siamo convinti che queste diverse modalità possano convivere e far decollare definitivamente i mobile payments”.

Persino in Italia, dove il Mobile Payment & Commerce da remoto, attraverso le app del proprio smartphone ha generato circa 2 miliardi di euro l’anno scorso e dovrebbe oscillare tra i 4 e 5 miliardi di euro nel 2017, mentre le transazioni contacless attraverso NFC sono ancora poche. Tuttavia il terreno è fertile: con circa 12 milioni di possessori di dispositivi abilitati e più di 250 mila POS capaci di “leggerli”, l’ultimo tassello per completare il puzzle dell’ecosistema hardware è rappresentato dalle Sim NFC in circolazione, circa 800 mila a dicembre 2014 ma con la previsione di raggiungere quota 5 milioni entro la fine di quest’anno.

SIA opera nel mercato in qualità di Trusted Service Manager e ha realizzato una piattaforma europea interoperabile dedicata ai pagamenti NFC con lo scopo di mettere in collegamento banche, telco e imprese e garantire al consumatore servizi disponibili ovunque siano presenti l’operatore telefonico, la banca, il cellulare NFC e lo strumento di pagamento scelto. “Siamo impegnati nello sviluppo di tutte le iniziative più innovative per supportare tutti gli stakeholder nell’offrire ai clienti servizi di pagamento digitali facili, sicuri, comodi e veloci”, conferma Romani. “Nello stesso modo in cui siamo stati i primi in Italia e in Europa a creare una piattaforma interoperabile per pagamenti NFC tra telco e banche secondo un modello Sim-based, così crediamo sia essenziale, anche nel campo dei remote payment, dare vita a un ecosistema di respiro europeo”, aggiunge.

 

Jiffy per i pagamenti Peer-to-Peer

Su questo fronte, SIA ha lanciato lo scorso novembre Jiffy, il servizio che permette a qualsiasi possessore di smartphone Android, iOS, Windows Phone di trasferire denaro attraverso il proprio smartphone di fatto abilitando un bonifico SEPA dopo aver collegato il numero di telefono (quindi la Sim) al proprio IBAN (a patto che naturalmente il conto corrente faccia riferimento a una banca che ha aderito alla piattaforma). I passaggi per autorizzare un’operazione non sono più complessi di quelli richiesti in una applicazione per l’instant messaging, e chi riceve l’accredito viene informato dal sistema attraverso un SMS o un mail di notifica. “Il recente lancio di Jiffy per il trasferimento P2P di denaro in tempo reale via smartphone, basato su standard SEPA e aperto quindi a tutte le banche e ai potenziali 400 milioni di correntisti dell’area euro, ha proprio l’obiettivo di dare vita a un ecosistema condiviso”. Attualmente il servizio è disponibile per i clienti di UBI Banca, ma nei prossimi mesi da altri 10 gruppi bancari italiani che rappresentano una quota di mercato di oltre il 60% dei conti correnti nazionali, con la prospettiva di arrivare presto alla quota del 90% e all’inclusione di alcuni tra i principali gruppi bancari europei, che hanno già manifestato interesse nei confronti di Jiffy.

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