Le carte di pagamento? Una specie in via di (lenta) estinzione - Pagamenti Digitali
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Le carte di pagamento? Una specie in via di (lenta) estinzione

Domenico Aliperto

Marco Loro, Partner di Pay Reply Quale futuro per la carte di pagamento in un contesto che – soprattutto grazie al mobile – sta virando sempre più in fretta verso i concetti di smaterializzazione e virtualizzazione? Specialmente in un Paese poco propenso ai pagamenti cashless come l’Italia i consumatori si trovano ad affrontare un rapido processo di cambiamento che rischia di bruciare le tappe. L’arrivo nella Penisola di Apple Pay, Samsung Pay e Android Pay non è stato ancora ufficializzato. Ma se il modello della diffusione delle transazioni contacless, sull’onda anche delle operazioni P2P e “whatsapp like”, dovesse seguire  quello del mobile Internet, il mercato potrebbe essere catapultato in breve tempo in uno scenario completamente diverso. Del resto, continuano a proliferare nuovi attori e Payment Service Provider che puntano con decisione ai conti correnti e ai cosiddetti utenti “unbanked”, provando a escludere i card issuer dal gioco. Dunque, cosa ne sarà delle tradizionali carte di credito e debito? Ne abbiamo parlato con Marco Loro, partner di Pay Reply.

 

 

Si tratta, in prospettiva, di una specie in via d’estinzione o di uno strumento in piena evoluzione?

Io direi che le carte di pagamento, nel formato fisico, sono destinate all’estinzione, anche se non nel breve termine. L’ingresso degli Over the top nell’arena del mobile payment ha stabilito alcune certezze: prima di tutto, l’NFC (Near Field Communication, ndr) è la tecnologia eletta come abilitante di questi servizi. Le iniziative di Google, con la logica HCE (Host card emulation, ndr), e di Apple, con la sua discesa in campo di valore anche simbolico, hanno eliminato il dubbio clamoroso che rimaneva sulla capacità dello smartphone di trasformarsi in un wallet. In questo scenario complessivo prendono sempre di più corpo i concetti di virtualizzazione e di tokenizzazione, con la conseguenza che nel rapporto tra merchant e consumer la faranno da padrone le strutture non fisiche e – attenzione – interoperabili. Se da una parte potrebbe sembrare un processo ineluttabile ma lento, dall’altra ci sono già gli ingredienti perché i nuovi equilibri si sviluppino molto velocemente.

Gift card, prepagate, badge aziendali e buoni pasto rimarranno assimilando le funzioni delle carte di pagamento?

Per mia natura e convinzione sono portato a privilegiare l’idea di una completa smaterializzazione e digitalizzazione dei servizi. La fisicità non rende possibile l’ideazione di nuovi servizi full digital e limita il campo d’azione degli operatori. Senza contare la praticità di avere a disposizione tutti gli strumenti all’interno di una singola app, anche quando si parla di buoni pasto e gift card. Mentre, sul lato merchant, passare dalla plastica ai bit significa abbattere sensibilmente la struttura dei costi. Il tema delle carte prepaid è senz’altro molto interessante in un Paese come il nostro, ma anche in Italia stiamo attraversando un periodo di maturazione che ci avvicina gradualmente agli altri mercati, con la crescita di un’offerta che integra modelli tradizionali e fisici con le opportunità offerte dal digitale. Benefici per ottenere i quali i consumatori sono disposti a concedere fiducia.

Quali sono i servizi e i vantaggi che vanno offerti al sistema merchant-consumer?

Potrei citare l’ormai famoso esempio di Starbucks, che all’interno della sua mobile app ha inserito un programma di loyalty molto efficace, con in più la possibilità per il consumatore di ordinare e pagare contestualmente dal proprio telefono, generando quindi un’esperienza più appagante all’interno dei locali. Ma l’esercente deve avere anche la possibilità di collezionare le informazioni generate dalle interazioni con i clienti, che permettono di costruire il profilo della customer base ed elaborare servizi e offerte su misura. Oltre ad attuare operazioni in logica di check-in o addirittura con promozioni ex post alla cassa, il merchant può agire proattivamente inviando ai clienti promozioni digitali personalizzate che coniughino l’esigenza di spingere determinate referenze e l’interesse dei consumatori su specifici prodotti. Anche il meccanismo del cashback, in questo modo, può essere rovesciato a favore del cliente, orientandone le dinamiche di acquisto e componendo offerte istantanee che favoriscono entrambi gli attori agli estremi della transazione.

Anche in Italia stanno arrivando mobile Pos di nuova generazione, spesso offerti con tariffe vantaggiose o addirittura gratuitamente. Quale sarà il loro ruolo nel processo di trasformazione delle carte?

Sono strumenti che sicuramente danno un contributo all’affermarsi dei nuovi sistemi di pagamento, si pensi alla possibilità di gestire le transazioni nfc di Apple, Google e Samsung.
Ma le esigenze di incasso dei merchant, grazie alla sinergia mobile e digital, vanno ben al di là della gestione dei prodotti di monetica. Transazioni in store basate su conti correnti in un modello P2B piuttosto che transazioni PayPal richiedono un approccio più evoluto e sinergico di cui le soluzioni di mobile POS sono solo una delle componenti. Si deve pensare in termini di una app merchant in grado di soddisfare contemporaneamente le esigenze di incasso e di veicolare servizi digitali, con un modello industriale che indirizzi la long tail. Questo tipo di offerta è in grado di trasformare l’industria e di creare i presupposti per una rete di accettazione di pagamenti diffusa e digitale

Gli attuali card issuer devono temere gli Ott?

In questa fase la filiera è caratterizzata da margini ridotti, non paragonabili al business tradizionale dei vari Apple e Google. Il loro interesse potrebbe essere più che altro di natura strategica: gestire in prima persona i circuiti di pagamento sarebbe utile per ottenere dati capaci di valorizzare i modelli di business attuali. Ma per il momento credo convenga loro demandare ad altre strutture l’elevato fattore di rischio e i complessi regimi di regolamentazione legati ad attività di questo genere. Del resto, se nemmeno le telco si sono lasciate tentare da questa opportunità devono esserci validi motivi. È indubbio però che andando verso una logica di totale smaterializzazione e la definizione di nuovi ruoli da parte delle autorità di regolamentazione, la possibilità che gli Ott cambino idea non è da escludere.

 

 

 

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