A Money20/20 Europe 2018 focus su open banking, blockchain, AI e IoT - Pagamenti Digitali
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A Money20/20 Europe 2018 focus su open banking, blockchain, AI e IoT

Matteo Risi

Per tre giorni, dal 4 al 6 giugno 2018 Amsterdam è diventata la capitale europea del Fintech. La città olandese ha visto arrivare i leader e i personaggi di riferimento di ogni settore dell’industria finanziaria, del banking e del fintech per seguire i convegni e le iniziative di Money 20/20 Europe. La manifestazione è stata l’occasione per l’ecosistema dell’innovazione digitale del settore finanziario e bancario europeo di approfondire le tematiche più interessanti del mondo Fintech tra conferenze, stand e attività di networking diurne e serali.

Durante le oltre 90 ore di conferenze e di interventi da parte di manager, CEO ed esperti del mondo finanziario e dei pagamenti sono state affrontate le tematiche più calde e più trending tra cui la blockchain, l’open banking, la biometria, l’intelligenza artificiale, l’IoT e l’identità digitale. Tra le buzz word più utilizzate ci sono state, appunto, “the word with the B” (la blockchain), gli “invisible payments” e la regolamentazione PSD2. Gli interventi in plenaria hanno visto diversi relatori di altissimo livello succedersi sull’enorme palco centrale del padiglione della fiera di Amsterdam dedicato agli eventi di Money20/20. Tra questi ricordiamo l’apertura da parte di Ralph Hamers, CEO di ING, che ha sottolineato l’importanza fondamentale del Mobile, l’intervento di Steve “the Woz” Wozniak, co-fondatore di Apple, con la sua vision sull’Intelligenza Artificiale e l’accorato endorsement al Voice Commerce di Kelly Wenzel, Global Marketing Director di Amazon Pay.

La zona fieristica dell’evento ha ospitato a sua volta centinaia di aziende, ognuna col proprio stand, e innumerevoli incontri di lavoro. Diversi stand offrivano demo delle soluzioni sviluppate o attrazioni intese a raccogliere contatti e a incrementare la visibilità del proprio brand. Tra questi, ad esempio, un bar dedicato agli smoothies di frutta e un simulatore di formula 1 con visore di realtà virtuale.

La presenza significativa di Fabrick, nata dal Gruppo Sella

L’unico stand italiano era quello di Fabrick. Nato dal Gruppo Sella, gruppo bancario con sede a Biella, Fabrick si è presentato in anteprima assoluta, appunto, al Money20/20 Europe 2018. Si tratta di una nuova realtà che intende diventare l’abilitatrice dell’open banking non solo in Italia, ma in Europa. Offre un API gateway che permette a chiunque di integrare uno o più servizi facenti parte della value chain finanziaria. L’esempio utilizzato in conferenza stampa è stato quello di TIM Pay che in 6 mesi ha ricreato il modello di business della challenger bank Hype, essa stessa abilitata dalla piattaforma nel nuovo contesto creato dalla nascita di Fabrick. Il nuovo attore, però, è aperto a nuovi fornitori di API (il p2p lender Blender ha integrato quella per il KYC) e collaborazioni e per questo si è formalmente distaccato da Sella.

La crescita di Money 20/20 e della collaborazione tra banking e startup

Dalla prima edizione della manifestazione partita da Las Vegas nel 2012 i numeri e le prospettive sono rapidamente cresciute e oggi Money 20/20 è un appuntamento centrale anche per gli operatori europei che hanno potuto seguirlo già lo scorso anno con l’edizione danese di Copenaghen.

In questi anni l’evento fintech ha rappresentato con la sua evoluzione e con i suoi contenuti lo sviluppo del mercato dell’innovazione digitale nei mercati finanziari, nelle banche e nei digital payment. E con il 2018 la collaborazione tra fintech, banche e mondo delle startup sembra aver raggiunto una sua maturità che Money 20/20 Europe ha saputo rappresentare. Uno dei principali relatori, Ralph Hamers, CEO, ING Group, ha in particolare sottolineato nel suo speech che “c’è adesso un vero e genuino desiderio da parte delle banche di lavorare con fintech e altre startup“.

L’altro grande tema che ha visto crescere il proprio consenso nella città olandese nei giorni della manifestazione è quello dei Big Data e della Data Analytics applicata al mondo fintech. La centralità del dato non è più solo un messaggio forte in proiezione futura, ma è nella realtà del business quotidiano delle grandi imprese tradizionali della finanza e delle banche. Ma è anche il pane quotidiano e la stessa ragion d’essere delle startup che stanno portando innovazione sui dati e che stanno insidiando e stimolando il mondo bancario e finanziario tradizionale anche con nuove forme di concorrenza sui nuovi servizi.

Un altro relatore di riferimento della manifestazione come Carlos Torres Vila, CEO di BBVA, ha sottolineato che “le vere nuove opportunità per il settore finanziario e per il banking si trovano nello sviluppo di servizi a valore aggiunto che possono e devono arricchire il portfolio dei servizi tradizionali”. E la creazione e progettazione di questi servizi è oggi possibile proprio grazie ai cospicui investimenti in infrastrutture e soluzioni per generare dati e per analizzarli che sta qualificando l’innovazione digitale di tutto il comparto.

Fintech e banking d’accordo sulla centralità del cliente

La centralità del cliente non è certamente un tema nuovo per Money 20/20, ma questa edizione ha sancito che la centralità del cliente non si raggiunge più, come poteva accadere in passato, con il controllo del cliente, bensì con un salto in avanti, anche e soprattutto culturale, verso una maggiore e più completa conoscenza del di tutti i profili che costituiscono la realtà, i bisogni e le aspettative dei consumatori finali di servizi finanziari. Il segnale concreto di questo passaggio è da leggere nella doppia presenza del tema Big data e del tema Blockchain. Da una parte cresce la necessità di raccolgiere dati e informazioni e dall’altra si sviluppa un percorso di piattaforme che permettono – alle imprese oggi e ai clienti domani – di valutare, gestire, controllare e partecipare a questi servizi nel modo che considerano più opportuno con il controllo dei loro dati.

Da risegnalare poi il ruolo dei giganti d’oriente, vale a dire Ant Financial con AliPay e WeChat con WeChat Pay. In entrambi i casi le compagnie hanno mostrato che i confini del payment e dei servizi collegati all’ecommerce devono essere vissuti con la massima flessibilità, ma sempre, come già abbiamo sottolineato, nel solco di una crescente centralità del cliente e dello studio dei suoi comportamenti.

Il modello digital payment cinese: Alipay e Werchat Pay

Alipay ad esempio ha iniziato la sua avventura come piattaforma di servizi per l’e-commerce, ma le funzionalità dei servizi di pagamento sono cresciute in modo esponenziale sino a coprire bisogni e necessità degli utenti un tempo impensabili. Tant’è vero che Li Wang, Head of EMEA di Alipay, proprio durante l’intervento in plenaria ad Amsterdam ha diffidato i presenti dal definire Alipay come un’app di pagamento perché “Alipay non è più un’app di pagamento, è una “lifestyle super-app””. Alipay permette di gestire il ticketing, di prenotare viaggi e alberghi, abilita anche alla gestione di investimenti e sta diventando un portfolio completo per tutte le esigenze dirette e indirette del payment. Quello che è emerso a questo proposito a Money 20/20 è l’attenzione sulla quantità di tempo e di attenzione che Alipay ha saputo conquistare presso i consumatori. Tempo e attenzione equivalgono a dati e i dati portano alla conoscenza. Ecco un’altra conferma a uno dei temi forti di questa edizione senza dimenticare che nella concretezza del business Alipay conquistare tanto tempo nell’economia dell’ingaggio con i clienti vuol dire conquistare anche tanta interazione con il portafoglio che a sua volta vuol dire entrare in modo stabile e assiduo nelle abitudini dei consumatori.

Ma abbiamo detto Alipay e Wechat Pay. Il servizio di payment di Wechat non è da meno e lavora a sua volta per trovare una sintesi con una unica app tra tre grandi punti focali dei clienti:

  • la presenza nella sua vita sociale (con il social media),
  • la gestione semplificata di tutte le transazioni quotidiane come acquisto di beni e servizi, accesso a servizi di viaggio, pagamenti a uffici pubblici
  • la gestione di servizi finanziari più articolati e complessi come gli investimenti finanziari

A Money 20/20 si è potuto osservare il “modello cinese” che sta trovando consensi in diversi paesi del sud-est asiatico e che guarda, per il momento con attenzione e prudenza, all’Europa. Intanto cercando di mettere a proprio agio i tantissimi turisti o manager cinesi che si trovano nel vecchio Continente e che possono utilizzare anche qui i servizi di Wechat Pay e Alipay e poi per saggiare la possibilità di un approccio più esteso per conquistare anche le abitudini dei clienti europei.

Le sfide degli invisible payments e del futuro “oltre la PSD2”

In termini di piattaforme tecnologiche Money 20/20 ma rivelato che i grandi player nel mondo finanziario stanno assumendo diversi atteggiamenti. Ci sono realtà che accelerano sulla digitalizzazione e il tema, certamente affascinante degli invisible payments è una sfida che può permettere di trovare nuove fonti di valore. Ma Money 20/20 è stata anche l’occasione per interrogarsi sugli sviluppi legati all’attuazione dei modelli PSD2, sul valore che questi progetti hanno portato alle banche e a come queste istituzioni stanno oggi lavorando per “metterli a terra”. In questo senso lo sguardo è già puntato al 2019 quando la comunità potrà disporre di una analisi dell’”effetto PSd2” e potrà interrogarsi sul valore prodotto e sulle possibili evoluzioni, sia per il sistema bancario, sia per tutte le imprese, come esempio il retail, che sono ampiamente condizionate dagli effetti della PSD2.

 

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