Money 20/20EU: riflettori sulle challenger bank

L’edizione 2022 di Money 20/20, che si è tenuta ad Amsterdam dal 7 al 9 giugno, ha messo l’accento sul Fintech, la compliance e le criptovalute [...]
Claudio Garitta

Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano

Filippo Renga

Direttore Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano

Laura Grassi

Direttrice Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano

Alessandro Faes

Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano

Money 20/20
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L’edizione 2022 di Money 20/20 che si è tenuta ad Amsterdam tra il 7 e il 9 giugno, oltre a portare in dote numerosi annunci, è stata il palcoscenico di riflessioni sul futuro delle challenger bank.

L’argomento è stato introdotto in una tavola rotonda con Louise Hill, Co-Founder e COO di GoHenry, Yorick Naeff, Co-Founder e CEO di BUX e Andrew Ellis, CEO di Mettle da cui è emerso che le challenger bank possono e devono imparare dagli sbagli delle banche tradizionali. Non devono infatti trascurare fattori esterni come social media o temi politici, ma devono anzi essere in grado di affrontarli e di sviluppare una corazza resistente di pari passo con la crescita del proprio business.

La scena però è stata soprattutto di Anne Boden e Valentin Stalf, che hanno avuto la possibilità di raccontare i piani per il futuro delle proprie challenger bank sul palco principale di Money 20/20.

Starling Bank e N26

Anne Boden, Founder e CEO di Starling Bank, ha esposto i punti chiave che hanno portato Starling a essere una delle prime banche digitali a generare utili nel Regno Unito. Boden ha individuato tre aspetti principali: forte fidelizzazione della clientela retail, crescita della market share sulle PMI (9% nel Regno Unito) e soprattutto un solido portafoglio di crediti.

Boden si è poi soffermata sulle strategie future di Starling: oltre allo sviluppo organico previsto nel mercato UK, la challenger bank prevede di crescere principalmente lungo due direzioni. Da un lato, tramite acquisizioni per ampliare le proprie attività nel lending, dove la sfida sarà trovare un target con la stessa cultura di Starling Bank. Dall’altro, per via dell’ingresso nel mercato europeo come tech company: Starling sta infatti sviluppando un proprio software bancario “Engine” da mettere a disposizione di altre banche dell’Unione Europea. Secondo Boden, l’obiettivo è quello di essere riconosciuti a tendere come un’azienda tech che possiede una banca in UK.

Nella stessa vetrina, Valentin Stalf, Co-Founder e CEO di N26, ha accettato di discutere alcuni punti “spinosi”.

In controtendenza rispetto ad altre Fintech come Klarna, che invece hanno deciso di snellire la propria struttura, N26 annuncia la volontà di continuare il piano di assunzioni fino a raggiungere il target di 1.700 dipendenti entro la fine dell’anno, un aumento di oltre il 10% rispetto alla struttura attuale.

Stalf ha inoltre ammesso che molto può essere ancora fatto per includere donne nelle posizioni di leadership nel Fintech, aspetto per cui anche N26 è criticata. “È importante riconoscere che c’è bisogno di attirare più donne nelle posizioni chiave. Nel settore tecnologico è più difficile inserire talenti femminili, tuttavia penso che dobbiamo lavorare e impegnarci di più anche in fase di ricerca”.

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Compliance e criptovalute

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Non poteva mancare il tema compliance: un argomento caldo in casa N26, dopo la multa da 4,25 milioni di euro comminata dalla Federal Financial Supervisory Authority (BaFin) per aver consegnato in ritardo dei rapporti su una serie di operazioni sospette e la sanzione di Banca d’Italia che impedisce l’acquisizione di nuovi clienti in Italia in attesa di rifasare le procedure di antiriciclaggio (KYC). Stalf ha riconosciuto che la banca deve migliorare i suoi processi KYC, ma ha anche sottolineato l’importanza di comunicare bene con i regolatori, che hanno iniziato a prestare maggiore attenzione ai nuovi modelli di business, a suo dire dopo le crisi Wirecard e Greensill.

Se in casa Starling si dichiara un certo scetticismo rivolto a una nuova offerta legata alle criptovalute, N26 si muove nella direzione opposta: Stalf ha infatti annunciato che a breve verrà introdotta la possibilità di investire in criptovalute, ampliando così il pacchetto di prodotti a disposizione dei clienti di N26 che fino ad oggi possono solamente risparmiare in salvadanai digitali senza raccogliere interessi.

L’Osservatorio Fintech & Insurtech

Le challenger bank sono state anche al centro dell’ultimo workshop dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano in cui, assieme alla community del centro di ricerca, sono intervenuti anche Gianmarco Bonaita e Alessandro Sbrizzi, cofondatori e rispettivamente Head of Strategic Projects e Chief of Staff di Alpian, Andrea Veronesi, Strategy manager di Qonto e Danilo Nogueira da Cruz, Business Analytics manager di Nubank.

Bonaita e Sbrizzi hanno illustrato il progetto di Alpian, una nuova private bank digitale svizzera che ha appena completato l’iter per l’ottenimento di una licenza completa Finma. Alpian nasce nel 2019 e dopo 48 milioni di finanziamenti ricevuti – l’ultimo dei quali da 19 milioni di franchi svizzeri proveniente da Intesa Sanpaolo – si appresta a lanciare il proprio prodotto nel prossimo trimestre. Il target di Alpian saranno gli investitori mass-affluent che non sono serviti dalle altre banche private a causa dei requisiti di investimento troppo stringenti. Per ora il mercato di riferimento sarà solamente la Svizzera anche se Bonaita e Sbrizzi non escludono di entrare in altre aree geografiche nel futuro.

Nello stesso workshop, Veronesi ha presentato l’obiettivo di Qonto per il 2025: superare la milestone di 1 milione di clienti ed essere il principale punto di riferimento a livello europeo per le PMI. Target sicuramente più vicino dopo la freschissima acquisizione di Penta. Nel corso dell’intervento, Veronesi si è inoltre soffermato sulle differenze tra i vari mercati locali e sulla volontà di localizzare il prodotto offerto. Ad esempio, in Italia la challenger bank propone Iban italiano, F24 e ha recentemente aderito al servizio SEDA per semplificare le operazioni di pagamento alle PMI locali.

Conclusioni

Infine, Nogueira da Cruz ha spiegato il principale driver della crescita di Nubank (100% di CAGR sul numero di clienti negli ultimi tre anni): un approccio strategico in cui la tecnologia guida tutto il business. Nu, infatti, preferisce non definirsi una neobanca, ma una tech company che opera nel settore finanziario, comparto che presenta ampie possibilità di innovazione legate alla tecnologia.

Non sappiamo se effettivamente nel futuro delle challenger bank persisterà una frammentazione del mercato o se assisteremo a una consolidazione, appare però certo che i driver di valutazione saranno sempre più legati a misure di redditività.

 

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