Credito

Il social lending: cos’è, quale futuro per il prestito tra privati

Fondamentalmente i siti che permettono i servizi di intermediazione P2P mettono in contatto i due protagonisti del meccanismo di prestito, ossia il prestatore e il mutuatario. Chi desidera prendere in prestito denaro può inviare le proprie esigenze direttamente a una delle piattaforme dedicate e cercare di trovare una controparte disposta a finanziarlo. [...]
Alberto Stefani 

DPO & Cyber Security Analyst

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Il prestito peer-to-peer (P2P), conosciuto anche come “social lending“, ha permesso a persone di tutto il mondo di prestare e prendere in prestito denaro direttamente l’uno dall’altro, aumentando i rendimenti per coloro che forniscono capitale e riducendo i tassi per quelli che ne usufruiscono.

Questa dinamica può essere vista come una sorta di ritorno al passato, a prima della nascita degli istituti di credito, quando il prestito avveniva sostanzialmente tra ricchi possessori di denaro e persone meno abbienti che necessitavano di prestiti per poter svolgere le loro attività.

Il fenomeno può essere inscritto nella new economy: la fortuna di tante aziende non è stata frutto dell’introduzione di nuovi prodotti e la ricerca di nuove invenzioni ma solo ed esclusivamente la creazione di piattaforme atte a mettere in comunicazione domanda e offerta. Sono nate in questo modo numerose realtà che successivamente sono diventate dei colossi della nuova economia.

Così, Uber, Airbnb, Ebay hanno messo in comunicazione milioni di persone e sono diventati dei pilastri di specifici settori, rivoluzionandoli, cambiando usi e costumi degli utilizzatori.

La merce di scambio protagonista della domanda e dell’offerta ha quindi assunto le sembianze di tragitti in auto, camere in affitto breve, e prodotti di ogni tipo in un amalgama di prodotti e servizi a volte totalmente innovativi, fino ad arrivare a scambiare la stessa merce oggetto di qualsiasi compravendita di beni o servizi ossia il denaro stesso.

Social lending, come nasce, come funziona

Per andare alle origini di questo fenomeno dobbiamo tornare al 2004, quando vide la luce la piattaforma Zopa (acronimo di Zone of Possible Agreement), nata per il volere di un gruppo di esperti nella gestione di nuove tecnologie nel settore finanziario. In seguito, sono nate diverse piattaforme in diversi paesi, regolate dalle legislazioni e dalla cultura dei differenti paesi ospitanti.

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Fondamentalmente, i siti che permettono i servizi di intermediazione P2P mettono in contatto i due protagonisti del meccanismo di prestito, ossia il prestatore e il mutuatario. Chi desidera prendere in prestito denaro può inviare le proprie esigenze direttamente a una delle piattaforme dedicate e cercare di trovare una controparte disposta a finanziarlo.

La richiesta di prestito sarà valutata allo stesso modo di una richiesta effettuata presso una banca tradizionale. La piattaforma di P2P lending utilizzerà un’agenzia di riferimento per valutare l’affidabilità e le informazioni personali sulla solvibilità di un determinato soggetto.

Al contrario, se l’obiettivo è quello di diventare un finanziatore, è possibile aprire un conto sul sito web P2P e trasferire il denaro che si ha intenzione di mettere a disposizione dei richiedenti. È possibile orientare le proprie decisioni su profili di richiedenti differenti in modo da dividere la propria disponibilità tra molti mutuatari, riducendo il rischio che un singolo prestito, in capo a un’unica persona, possa non essere rimborsato.

Ogni piattaforma funziona in modo diverso e offre diversi livelli di protezione agli investitori; quindi, è fondamentale fare le opportune ricerche per trovare le giuste alternative di investimento. Alcuni siti consentono persino di fare offerte sui prestiti, mantenendo ferma l’antica regola che più sicuro è percepito l’investimento, minore è il tasso di rendimento per gli investitori.

Ma quali sono i vantaggi che un finanziamento del genere può portare sia agli investitori che ai mutuatari?

Social lending: vantaggi e svantaggi per il mutuatario

Per istituire una pratica di affidamento, le dinamiche necessarie a effettuare un’operazione di social lending in uno scenario tipico, è d’obbligo registrarsi sul sito dell’intermediario che si occuperà di mettere in contatto domanda e offerta.

La società di intermediazione guadagnerà attraverso il pagamento delle commissioni richieste sia al prestatore che al mutuatario.

È logico che, prima di poter concedere un prestito, il prestatore P2P lending eseguirà diversi controlli (personali, occupazionali, creditizi, ecc.). Gli standard imposti sono rigorosi per poter mantenere “sana” la metodologia e tassativamente coloro che hanno un rischio di credito elevato non possono ottenere un prestito.

Sarà la società di social lending che assegnerà un valore, un rating a ogni interlocutore che necessita di un prestito, che varierà in base a specifiche categorie di rischio in modo da definire in maniera puntuale i tassi di interesse determinati fondamentalmente dalle garanzie del mutuatario e dal suo potere di solvibilità.

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Una metodologia sviluppata all’interno di alcune piattaforme di social lending consiste nella possibilità di “mettere all’asta” letteralmente le proprie necessità al fine di trovare un finanziatore disposto a concedere un prestito a seguito dell’analisi effettuata sulle informazioni creditizie del richiedente.

Molte delle informazioni indicate riguardano anche le motivazioni sulle necessità della richiesta del prestito, sulla storia personale e su un tasso di interesse limite entro cui è possibile accettare le offerte.

Quali sono quindi i motivi che spingono una persona a utilizzare questa metodologia di finanziamento e quali quelli che, invece, allontanano?

Vantaggi

All’interno dei siti di social lending si possono ottenere tassi di interesse più convenienti rispetto a banche e società finanziarie, in particolare se si dispone di un buon punteggio di credito, ossia di un rating favorevole.

Alcune piattaforme, in particolare, possono offrire prestiti peer-to-peer a persone con rating creditizi inferiori o anche essere disposti a prestare somme inferiori rispetto a una banca o a una finanziaria, che spesso hanno un importo minimo sotto il quale non concedono prestiti.

Svantaggi

Potrebbe essere necessario pagare commissioni aggiuntive oltre al tasso di interesse applicato per il prestito; inoltre, potrebbe essere necessario pagare un tasso di interesse più elevato rispetto a quello praticato dagli istituti di credito tradizionali, se si dispone di un rating di credito scadente.

Se, malauguratamente si incontrassero difficoltà nel rimborsare il prestito, si potrebbe non avere la stessa protezione che si otterrebbe prendendo a prestito denaro tramite un prestatore tradizionale. Una piattaforma P2P lending potrebbe, ad esempio, trasferire il credito inesigibile a un’agenzia di recupero crediti, in tempi molto più rapidi e condurre in breve tempo il mutuatario insolvente in tribunale.

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Social lending: vantaggi e svantaggi per il prestatore

Dalla parte opposta, i prestatori di denaro possono essere attirati dal P2P lending poiché attraverso questo è possibile accedere a tassi di rendimento più elevati rispetto a conti di deposito o titoli obbligazionari.

Altro aspetto interessante da valutare nel P2P lending è l’aspetto caritatevole; infatti, a molte persone piace conoscere le motivazioni e le necessità del mutuatario al fine di sentirsi appagati nell’andare incontro ai bisogni di qualcuno. Tale finalità, all’interno delle piattaforme di social lending, è resa possibile dalla fattibilità di raccontare le proprie vicissitudini che può, in alcuni casi, bilanciare una storia finanziaria dubbia con una storia personale degna di essere compresa; un prestatore può scegliere volentieri di rinunciare a un rendimento più elevato e assumersi un rischio maggiore per finanziare il prestito.

Naturalmente non tutti vogliono che la loro storia finanziaria sia pubblicata; per chi ha un certo senso di privacy personale, la grande banca impersonale ha i suoi vantaggi.

Ultima caratteristica da considerare è l’attività dei forum esperienziali ove i fruitori dei prestiti o i finanziatori scambiano idee e informazioni sulle proprie attività all’interno della piattaforma, molte volte accomunati da una avversione nei confronti degli istituti di credito.

Vantaggi

Naturalmente è possibile optare per un livello di rischio accettabile come diretta conseguenza dell’analisi di profilo dei mutuatari a cui si ipotizza di prestare del denaro.

In alcune piattaforme vengono riportate maggiori garanzie date dall’esistenza di fondi di emergenza finalizzati alla protezione dei rischi di credito di mutuatari insolventi.

È possibile infine ricevere un reddito da P2P lending attraverso un Conto di Risparmio Individuale Finanza Innovativa (IFISA) che consente di utilizzare parte della propria indennità annuale sui conti di risparmio individuale per investire in prestiti attraverso il mercato peer to peer.

Svantaggi

Molte volte i prestiti che vengono concessi non sono coperti dal sistema di compensazione dei servizi finanziari, quindi, se un mutuatario non è in grado di rimborsare il prestito, sarà possibile subire una perdita finanziaria.

Fattore non meno importante, se si vuole ottenere indietro il proprio investimento durante un contratto di prestito, probabilmente si dovrà trovare un altro prestatore che accetti il ​​prestito. La piattaforma normalmente può organizzare l’incontro, ma il processo potrebbe non essere sempre veloce e rallentare il rientro del denaro.

Rispetto al circuito bancario, il P2P lending può richiedere molto più lavoro, soprattutto se i prestiti sono finanziati tramite asta. La selezione del prestito e il processo di offerta possono richiedere un livello di sofisticatezza finanziaria che molte persone non hanno.

Infine, sebbene i rendimenti possano essere superiori a quelli dei certificati di deposito, nel tempo non è certo che saranno superiori a quelli di un fondo indicizzato quotato in Borsa, che richiede relativamente poco lavoro per l’acquisto e la detenzione.

Conclusioni

Nonostante tutte le problematiche, il P2P lending sta guadagnando terreno e sembra destinato a diventare più popolare in futuro. Piattaforme peer-to-peer esistono in diversi paesi; è un mercato ancora altalenante con continue entrate e uscite di nuovi attori.

Zopa, ad esempio, che dall’atto della sua fondazione sperava di rendere le banche un ricordo del passato, sta chiudendo la sua business unit dedicata ai prestiti “peer-to-peer”. La società ha recentemente contattato i suoi 60mila investitori attivi per informarli che restituirà loro gli investimenti effettuati.

Fino a poco tempo fa, Zopa e i suoi concorrenti erano legati a giri di affari di miliardi di sterline. Tuttavia, la crisi del coronavirus e il maggiore controllo da parte di autorità di regolamentazione come la Financial Conduct Authority del Regno Unito, che ha definito il P2P lending una tipologia di “investimento ad alto rischio”, hanno causato enormi disordini nel settore e hanno portato alcuni attori ad abbandonare il mercato.

Negli ultimi anni, con una migliore reputazione del settore P2P lending dopo il crollo di alcuni attori minori, Zopa ha adattato il proprio modello di business per andare incontro a ciò a cui inizialmente si opponeva. A Zopa è stata concessa infatti una licenza bancaria completa nel Regno Unito nel giugno 2020 e ora offre prodotti come carte di credito, prestiti personali, conti di risparmio a tasso fisso. I clienti riceveranno indietro i soldi che hanno investito, più eventuali interessi che i mutuatari hanno pagato fino alla data di vendita. Tutti dovrebbero riavere i propri investimenti entro il 31 gennaio 2022.

Sull’onda degli “aggiustamenti” del settore, nel 2022 le imprese europee avranno modo di adeguarsi al nuovo Regolamento (UE) 2020/1503 relativo ai “fornitori europei di servizi di crowdfunding” emanato il 7 ottobre 2020.

Tramite l’iscrizione a un albo valido a livello comunitario, le imprese del settore potranno promuovere i loro servizi in ogni stato dell’Unione Europea.

Infatti, la nuova direttiva è riuscita nell’intento di accomunare tutte le forme di crowdfunding in un unico modello di piattaforma. Ciò porterà le aziende che promuovono raccolte di equity crowdfunding e quelle che si occupano di piattaforme di lending crowdfunding a uniformarsi a un unico comparto.

La strutturazione di questo particolare mercato è iniziata.

 

Bibliografia

  • https://www.theguardian.com/money/2021/dec/11/zopa-peer-to-peer-lending-p2p-money
  • https://www.goodinfinance.com/wp-content/uploads/2017/06/Social-Lending-in-Europe.pdf “Social Lending in Europe:Structures, Regulation and Pricing Models” di Mario La Torre e Fabiomassimo Mango.
  • https://milano.repubblica.it/dossier-adv/eccellenze-della- lombardia/2021/10/12/news/bhlending_uno_smart_problem_solver_per_il_rilancio_dell_economia-321727650/
  • https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020R1503&rid=1
  • https://online.hbs.edu/blog/post/understanding-zopa
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