Money 20/20, gli esperti intonano il de profundis delle password - Pagamenti Digitali

Money 20/20, gli esperti intonano il de profundis delle password

Domenico Aliperto

Il tema che forse ha attraversato con maggiore enfasi il Money 20/20, l’evento internazionale di riferimento per i pagamenti innovativi che si è tenuto la scorsa settimana a Las Vegas, è quello del riconoscimento biometrico. Tra case history, demo e report, analisti e addetti ai lavori sembrano essere sicuri di un fatto: le password per l’autorizzazione di transazioni mobile e on line sono destinate a tramontare a favore di sistemi più rapidi, intuitivi e sicuri, per l’appunto generalmente legati alla lettura dei fattori biometrici degli utenti. Se uno studio Juniper Research aveva già messo in evidenza il fatto che nel 2019 saranno in tutto il mondo circa cinque miliardi le operazioni autorizzate tramite riconoscimento biometrico (oggi parliamo di un altro ordine di grandezza: 130 milioni), al Money 20/20 la ricerca Acuity Market Intelligence ha messo in evidenza che nel 2020 il mercato globale delle soluzioni biometriche varrà circa 117 miliardi di dollari.

E non si parla solo dei produttori di sensori e degli sviluppatori di software per il riconoscimento delle impronte digitali: dai grandi player alle startup sono diverse le realtà che stanno già testando con successo strade completamente nuove. Se PayPal sta lavorando a tecnologie capaci di rilevare un ID attraverso il battito cardiaco e la pressione venosa, Jack Ma di Alibaba aveva presentato a marzo, al Cebit di Hannover, la versione beta di Smile to pay, che autorizza le transazioni sulla piattaforma di e-commerce attraverso la scansione dei connotati dell’utente. Anche MasterCard, in collaborazione con la canadese Nymi Band, sta seguendo la strada del rilevamento della frequenza cardiaca, mettendo anche a punto nuovi dispositivi password-free, basati sull’applicazione Identity Check, grazie alla quale è possibile farsi riconoscere attraverso un selfie, una parola d’ordine (pronunciata, non digitata) o con le “tradizionali” impronte digitali. Il software è attualmente nella fase pilot, gestita dal gigante delle soluzioni di pagamento insieme a due banche: l’americana First Tech Credit Union e l’olandese ABN Amro. La commercializzazione è prevista nel 2016 per quanto riguarda gli Stati Uniti e nel 2017 nel resto del mondo.

Il ruolo del cloud

D’altra parte, Mitek, fornitore di soluzioni di mobile capture, ha mostrato l’evoluzione del suo Photo Verify ID, un sistema che attingendo all’oceano di informazioni contenute nel cloud è in grado di eseguire l’autenticazione dell’utente dall’immagine riprodotta su un documento ufficiale. La tecnologia coniuga il riconoscimento biometrico della fotografia con quello della carta d’identità o del passaporto grazie all’utilizzo della piattaforma IDChecker, acquisita da Mitek la scorsa estate.

Il prossimo passo? L’utilizzo delle onde cerebrali. Può sembrare fantascienza, ma un pool di scienziati della Binghamton University di New York ha condotto a giugno una ricerca che dimostra quanto peculiari siano le attività cerebrali di 45 soggetti diversi a cui è stato chiesto di leggere ad alta voce una lista di acronimi. Lo studio, intitolato evocativamente “Brainprint” testimonia che la lettura delle onde cerebrali potrebbe rivelarsi in futuro un’ottima alternativa alla digitazione di una password.

 

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