Prepagate sugli scudi, ma occorre un ecosistema di servizi. A partire dalle banche - Pagamenti Digitali

Prepagate sugli scudi, ma occorre un ecosistema di servizi. A partire dalle banche

Domenico Aliperto

Solo in Italia ci sarebbe a disposizione un mercato da 900 milioni di gift card prepagate, di cui è stato intaccato appena uno spicchio di meno di tre milioni di unità. Ma questo è soltanto il primo macroscopico dato sulle potenzialità che hanno nel nostro Paese le soluzioni prepaid destinate alle transazioni nel mondo fisico e in quello on line. “I vantaggi riguardano innanzitutto la capacità di generare margini all’interno dei tradizionali spazi retail senza di fatto effettuare il preacquisto delle merci, abbattendo inoltre i costi della logistica e della distribuzione per diverse categorie merceologiche”, assicura Gaetano Giannetto, amministratore delegato di Epipoli, società specializzata per l’appunto nella creazione di carte prepagate per brand e terze parti. Giannetto è intervenuto al Prepaid Summit 2015, che si è tenuto ieri a Milano, partecipando a un panel dedicato all’innovazione che questi strumenti di pagamento possono portare anche nel settore del credito. Dove, anticipa il manager, nel giro di tre mesi sarà presentata la prima gift card realizzata in partnership con una banca, “che permetterà di acquistare prodotti e servizi digitali sfruttando la mobile app proprietaria dell’istituto”. Un naturale prolungamento dell’offerta che potrebbe tornare utile sia per permettere ai consumatori sprovvisti di conto corrente di accedere all’e-commerce da qualsiasi piattaforma, sia per avvicinarli alle filiali, “che”, ha precisato Giannetto, “sono negozi a tutti gli effetti”.

Le carte prepagate hanno comunque già affascinato il mondo delle banche retail, che vedono nello strumento la promessa di espandersi in nuove nicchie di mercato. Non è poi un caso che al Prepaid Summit si sia parlato di Spagna e soprattutto di Italia, due mercati con una scarsa propensione all’utilizzo di soluzioni di pagamento cashless e decisamente attratti – come ha dimostrato anche la telefonia mobile – dalla logica del prepagato: Visa Prepaid ha infatti registrato la migliore performance europea proprio nella Penisola, dove a fine giugno 2015 le carte prepagate Visa in circolazione erano oltre 14 milioni, pari al 36% dell’intero parco del Vecchio continente, con volumi di spesa su Pos pari a 7,8 miliardi, di euro (ben il 61% del giro d’affari europeo)

Cavalcare il trend significa provare a esplorare territori nuovi. Così Intesa Sanpaolo ha lanciato una carta prepagata rivolta prevalentemente a tre tipologie di target finora poco ingaggiate dalle banche: autotrasportatori, agenzie di viaggio e pubblica amministrazione. “La carta Superflash è dotata di IBAN, può essere ricaricata fino a 60 mila euro, è personalizzabile rispetto alle funzioni e soprattutto è gestibile da remote banking”, ha spiegato Anna Vesco, direzione marketing imprese di Intesa Sanpaolo. “È ideale per effettuare pagamenti senza intaccare le linee di credito, saldare pedaggi stradali ai caselli automatici e soprattutto controllare le voci di spesa . I nostri report ci dicono che viene utilizzata in Italia (54% dei casi) come in Europa (43%) in situazioni face-to-face (55%) e per operazioni e-commerce (35%). La soluzione è un caso di successo tra liberi professionisti e piccole imprese”, ha detto Vesco, precisando che invece stenta ancora a decollare in ambito PA, dove per Intesa Sanpaolo avrebbe un ottimo potenziale soprattutto rispetto al tema della spending review.

In alcuni casi l’adozione di approcci particolarmente innovativi può addirittura influire sull’immagine di un brand. È successo a CaixaBank, che per lanciare il servizio MoneytoPay ha dovuto rivedere il proprio posizionamento, passando dal quadrante del controllo, del rigore finanziario e di altri elementi razionali a valori più emozionali. “Abbiamo smesso di comunicare il prodotto e abbiamo cominciato a raccontare cosa si può fare con il prodotto”, ha confermato Joao Matos, commercial director del gruppo spagnolo. Matos ha sottolineato come la piattaforma abbia di fatto dato vita a un ecosistema basato su un network di alleanze a cavallo di marchi del largo consumo, dell’editoria videoludica e dell’e-commerce. Questo perché MoneytoPay non è un semplice sistema di pagamento: integra anche funzioni di couponing, gift card e cashback. Lo strumento è talmente flessibile che ha permesso la virtualizzazione della carta all’interno di un wearable, un bracciale NFC (Near Field Communication) grazie al quale è possibile effettuare transazioni contactless che vengono poi notificate sullo smartphone del pagatore. “Il progetto è appena partito, tra un anno saremo in grado di fare i primi bilanci. Per il momento possiamo dire che abbiamo già distribuito 1,22 milioni di carte, che rappresentano il 68% delle prepagate Visa presenti in Spagna, e siamo attivi in 40 mila punti vendita su 200 mila”.

Il concetto di ecosistema richiamato da Matos è lo stesso a cui fa riferimento Giannetto di Epipoli, la cui ambizione è quella di creare un “mondo prepagato in cui non vince la singola carta, ma un nuovo modo comune e diffuso di effettuare e ricevere pagamenti. Bisogna coinvolgere qualsiasi tipo di negozio, banche comprese, per allettare il cliente con un bouquet di servizi e benefici, e offrire agli esercenti proposizioni altrettanto innovative, dal marketing relazionale all’erogazione di coupon fino alle funzioni avanzate di CRM”.