Pagamenti elettronici, i progressi dell'Italia - Pagamenti Digitali

Pagamenti elettronici, i progressi dell’Italia

Manuela Gianni

Gli italiani amano pagare in contanti, usano poco le carte e fanno meno acquisti on line rispetto agli altri europei. Abitudini consolidate, che non Massimo Arrighetti, Amministratore Delegato, SIAsono solo motivo di sorpresa per molti stranieri che visitano il Bel Paese, ma un pesante fardello per l’economia italiana. Basti pensare che la Banca d’Italia stima che, fra trasporto, sicurezza e altro, l’uso del contante costa all’Italia circa 8 miliardi l’anno, ovvero 133 euro a testa, e oltre mezzo punto di Pil. Senza dimenticare che contante fa rima con sommerso: nel medio-lungo periodo l’uso della moneta elettronica conviene a tutti, perché innesca una spirale virtuosa che porta all’emersione del nero e che, in definitiva, porterebbe a ridurre l’imposizione fiscale.

Tra le aziende più impegnate nel favorire la diffusione della “digital money” e spingere l’innovazione nei servizi di pagamento c’è Sia, presente a livello di Gruppo in 40 Paesi e specializzata nelle aree dei pagamenti, della monetica, dei servizi di rete e dei mercati dei capitali. “Una grande sfida”, secondo l’Amministratore Delegato Massimo Arrighetti, che può trovare un punto di svolta nel Mobile Payment, ovvero nelle soluzioni di pagamento via smartphone, particolarmente apprezzate soprattutto dalla fascia più giovane della popolazione.

Dottor Arrighetti, il contante in Italia è ancora lo strumento di pagamento più diffuso. Qual è il trend di utilizzo delle carte e degli altri sistemi elettronici?
C’è in atto un graduale processo di sostituzione del contante e degli assegni, legato più che altro al ricambio generazionale. I nostri dati evidenziano a luglio un aumento del numero delle transazioni con carta dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2012, quando erano cresciute del 15%: il tasso è rallentato per l’andamento dei consumi, in calo del 3%. Abbiamo registrato anche una diminuzione degli assegni di circa l’8%. Ormai le persone, in particolare chi ha meno di 50 anni, si sono abituate all’uso delle carte: adesso si tratta solo di creare occasioni per utilizzarle sempre con maggior frequenza. Un grosso contributo arriva anche dalle prepagate, emesse da nuovi attori del mercato come Eni e Vodafone, che avvicinano un pubblico più giovane. È un fenomeno interessante: i numeri delle transazioni sono ancora piccoli rispetto al contante, ma le carte emesse iniziano a essere tante e la frequenza di utilizzo è in crescita.

In che modo è possibile incentivare l’uso delle carte?
È importante sottolineare i benefici che derivano dalla moneta elettronica, creando al contempo meccanismi premianti per chi la usa. Ad esempio, Eni premia con sconti benzina chi utilizza la sua carta. In futuro si potrebbe pensare a vantaggi in termini di comodità per semplificare la vita dei cittadini, come un sistema che consenta di detrarre automaticamente dalle tasse la parcella del medico se viene pagata con la carta. È necessario, insomma, cambiare l’immagine dei pagamenti elettronici volgendo in positivo le perplessità legate alla tracciabilità.

Di recente l’Agenzia per l’Innovazione ha pubblicato le linee guida per i pagamenti elettronici nella PA, puntando alla nascita di un sistema unico con cui imprese e cittadini potranno pagare tutti i servizi. Qual è la sua valutazione?
La PA può avere un ruolo rilevante nella diffusione dei pagamenti elettronici e credo che l’iniziativa dell’Agenzia sia un segnale molto positivo: rispetto al passato, vedo grande concretezza. Le linee guida parlano infatti di riuso ed è importante quindi utilizzare quello che c’è già, riducendo tempi e investimenti rispetto a progettualità di lungo periodo. Oggi esistono best practice a livello sia comunale sia regionale e il metterle a fattor comune potrebbe consentirci di fare un grosso passo avanti.

Come Sia abbiamo sviluppato numerosi servizi, semplici ma innovativi, che riscuotono grande apprezzamento dal pubblico. Per esempio, in alcune Asl della Lombardia, i cittadini quando prenotano una visita o un esame al CUP ricevono un codice che permette di effettuare il pagamento del ticket direttamente da un AT M bancario e potenzialmente anche da casa, con l’home banking, senza doversi recare allo sportello della struttura sanitaria. Un altro esempio riguarda il Comune di Roma che permette di pagare multe e tributi attraverso gli AT M bancari, l’home banking e presso i tabaccai abilitati, utilizzando un codice a barre stampato sul bollettino. Si tratta di servizi che per la Pubblica Amministrazione hanno un costo molto limitato, perché non richiedono investimenti infrastrutturali. Un altro importante vantaggio per la PA è che può ricevere in tempo reale la notifica dell’avvenuto pagamento senza dover gestire la documentazione cartacea per la riconciliazione dei bollettini.

Il 24 luglio scorso la Commissione Europea ha varato la nuova direttiva PSD2 sui servizi di pagamento e una proposta di regolamento per dare un tetto alle commissioni. Cosa ne pensa?
Sono contrario all’abbassamento forzoso delle interchange fee, perché pur nelle sue buone intenzioni rischia di avere un effetto controproducente. Ogni servizio ha un costo ed è il mercato che decide se il prezzo proposto è eccessivo. Pretendere di imporre i prezzi significa intaccare gli equilibri che il mercato si è creato negli anni, con ricadute che possono essere anche molto diverse dalle aspettative: ridurre le commissioni agli esercenti per aumentare l’uso di carte, potrebbe creare l’effetto opposto, cioè l’aumento dei costi della carta per il possessore, con il risultato che circoleranno meno carte. La volontà di spingere la moneta digitale è legittima, ma non sono sicuro che questa sia la strada più efficace. Oggi la commissione che gli esercenti pagano si è già molto ridotta nel tempo, tanto è vero che la Gdo, i franchising, i ristoratori e altre categorie accettano la carta. Laddove non viene utilizzata le motivazioni sono altre. Credo che tutti debbano prendere atto che il costo degli strumenti elettronici è già oggi inferiore a quello del contante.

Sia è impegnata dallo scorso anno in diversi progetti pilota di Mobile Payment con tecnologia NFC. Quale evoluzione prevedete?
Nell’ultimo anno sono partite una serie di sperimentazioni, una decina circa, con diverse banche e operatori telefonici che hanno avuto buoni risultati, tanto che alcuni di questi pilota sono stati estesi su richiesta degli utenti. L’utilizzo più frequente è stato sui pagamenti di piccolo importo, inferiori ai 25 euro, che non richiedono quindi il PIN, molto veloci e comodi, tanto che in alcuni casi ci è stato anche chiesto di elevarne la soglia. Abbiamo capito che è un cambiamento epocale: il cellulare può diventare una centrale di pagamenti. Ma lo sviluppo richiede la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Oltre a distribuire le carte contactless, occorre garantire la diffusione dei terminali POS, la verifica del loro funzionamento compresa la realizzazione di un piano di informazione e formazione per gli esercenti.

Va fatto gradualmente e in modo coordinato, i POS da sostituire sono circa 1 milione e 200mila. Rispetto ad altre sperimentazioni in corso che sono verticali, legate solo a un singolo operatore, la nostra infrastruttura per i Mobile Payments è aperta a tutte le banche e alle telco. Siamo stati i primi in Europa a realizzare un hub che garantisce la piena interoperabilità.

Avete avviato altre iniziative innovative?
A fine anno prenderà il via la sperimentazione per il Mobile Ticketing via NFC, una soluzione di bigliettazione aperta, che può essere implementata in tutte le città e utilissima per chi si sposta. La stiamo presentando a diverse aziende di trasporto pubblico: TPER Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna, ANM Napoli e START Romagna hanno già aderito.

Fra pochi mesi ci sarà l’end date della SEPA: a che punto siamo?
Le banche sono pronte, le imprese non ancora. Lancio un appello a chi ancora deve attrezzarsi, di non aspettare l’ultimo momento, perché la scadenza del 1° febbraio è ormai vicina.

*****DA SAPERE*****

Chi è Massimo Arrighetti
Classe 1957, dopo essersi laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, Massimo Arrighetti inizia la sua carriera professionale nel 1981 in IBM, per poi entrare in McKinsey & Company come Consulente fino ad assumere la responsabilità di Senior Partner, gestendo numerosi progetti strategici per il settore bancario in Italia e all’estero. Diviene anche membro attivo della “Practice” McKinsey bancaria e uno dei fondatori della “Practice” di Information Technology per le istituzioni finanziarie.

Nel 1998 Arrighetti passa in Poste Italiane come Direttore di Divisione di Banco Posta, curando personalmente la stesura e la realizzazione del relativo Piano d’Impresa. Viene anche nominato Amministratore Delegato di Poste Vita, nonché Consigliere di Postecom, Eurogiro e Banco Posta Fondi SGR.

Nel 2002, entra in Banca Intesa come Responsabile Divisione Rete. Durante la sua gestione, Arrighetti realizza l’integrazione operativa e commerciale delle reti Comit, Cariplo, Banco Ambroveneto e delle tre direzioni centrali.

Lancia, inoltre, il nuovo brand unico Banca Intesa e riorganizza la Divisione Rete e le relative società (Intesa Media Credito, Intesa Leasing e Setefi). Crea, infine, Intesa Vita e Intesa Private Banking. Dal 5 maggio 2010 è Amministratore Delegato di Sia.

Sia, un Gruppo di sette società
Sia è leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici, dedicati alle Istituzioni Finanziarie e Centrali, alle Imprese e alle Pubbliche Amministrazioni, nelle aree dei pagamenti, della monetica, dei servizi di rete e dei mercati dei capitali. Il Gruppo Sia è attualmente presente in circa 40 paesi ed opera anche attraverso controllate in Ungheria e Sud Africa. La società ha sedi a Milano e Bruxelles.

Con 9,2 miliardi di transazioni annue relative a carte, incassi, pagamenti e corrispondenti a oltre 4 miliardi di operazioni effettuate, Sia gestisce 63 milioni di carte e trasporta in rete 11,9 mila miliardi di byte di dati.

Il Gruppo si compone di sette società: la capogruppo Sia, le italiane Emmecom (applicazioni innovative di rete per banche e imprese), Pi4Pay (servizi per Payment Institution), RA Computer (soluzioni di tesoreria per banche, imprese e PA) e TSP (servizi di payment collection per aziende e PA), Perago (infrastrutture per banche centrali) in Sudafrica e SIA Central Europe in Ungheria.

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