La lenta (ma inesorabile) avanzata dei Mobile POS in Italia - Pagamenti Digitali
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La lenta (ma inesorabile) avanzata dei Mobile POS in Italia

Alessandro Longo

Ci sono circa 50 mila mobile pos in Italia ed è un mercato dominato dai prodotti offerti dalle banche – in testa Setefi di Intesa San Paolo – mentre gli outsider, come Jusp Payleven, competono puntando su prezzi bassi e servizi innovativi. I quali però stanno per arrivare anche sulle offerte bancarie. Quello dei mobile pos è insomma un quadro in fermento, anche se – allo stesso tempo – finora si è rivelato incapace di introdurre novità nei rapporti di forza consolidati.

Questi dispositivi continuano a diffondersi, beninteso. Ma ormai appare chiaro il loro ruolo di “rivoluzione gentile”, in Italia: consentono pian piano alle banche di conquistare nuovi clienti dove finora aveva regnato indiscusso il contante.

«Dei 40-50 mila mobile pos già presenti in Italia, che crescono al ritmo di migliaia ogni mese, la quota principale è di Setefi-Intesa San Paolo», dice Claudio Carli, marketing & communication director di Ingenico Italia, che fornisce loro queste soluzioni tecnologiche. Per altro, a conferma della centralità delle banche, «gran parte dei clienti attivano il mobile pos direttamente in filiale, anche se Intesa San Paolo ha stretto una partnership di distribuzione con Vodafone». Si paga «un canone di 2 euro al mese. Le percentuali sul transato vanno da 0,70% del Bancomat (tra l’altro è uno dei pochi mobile pos ad accettare pagamenti bancomat) a 1,30% massimo per i pagamenti tramite carta di credito», spiegano da Intesa San Paolo. I costi fissi sono molto più alti con i pos tradizionali (fino a venti volte di più).

«Seguono poi, per quote di mercato, i mobile pos di altre banche: per esempio  Carta Sì per Icbpi e Bnl », continua Carli. «Minoritaria la presenza di Jusp e Payleven, mentre SumUp non è più presente sul mercato italiano», aggiunge.  Queste ultime si differenziano eliminando del tutto i canoni, ma fanno pagare una tantum per il dispositivo. Con Jusp è di 49 euro, più commissioni da 1,15 a 1,9% a seconda del tipo di carta e del transato minimo garantito dall’esercente. Con Payleven il costo una tantum è di 79 euro, più una commissione di 2,75%. «Per grossi clienti (con un volume di transato di al meno 100 mila euro al mese) riusciamo a essere molto competitivi e scendere sotto l’1% su tutte le carte», spiegano da Payleven.

Questi attori puntano sempre più su partnership di distribuzione con gli operatori mobili, come dimostra quella tra Jusp e Fastweb nei giorni scorsi. Payleven già lavora con Poste Italiane e Telecom Italia.

Per gli operatori mobili è un modo per conquistare nuovi clienti, dato che bisogna avere un piano dati sul cellulare collegato al pos. Lo stesso obiettivo c’è per le banche. «I mobile pos sono interessanti per le banche non tanto per il numero di transazioni apportato – che in media sono sette/otto al mese – ma perché consentono di conquistare nuovi clienti, che prima facevano tutto con i contanti», dice Carli. In alternativa, «vediamo che alcune aziende già dotate di pos ne prendono uno mobile come back up o per le loro attività fuori dai locali commerciali». Si vede quindi il ruolo dei mobile pos per avvicinare piccoli negozi e professionisti ai pagamenti digitali. Non solo in ottica di guerra al contante ma anche per spingerli verso un’ulteriore digitalizzazione, con i vantaggi ne derivano per loro e per il sistema Paese. Questo aspetto emergerà con più chiarezza quando i mobile pos diventeranno uno strumento per erogare servizi che aiuteranno la trasformazione digitale del business (per esempio per grandi aziende con reti di agenti sul territorio). L’offerta sta già mutando, in questo senso.

Jusp offre una piattaforma web, collegata al mobile pos, con servizi di rendicontazione delle operazioni in tempo reale, storico delle operazioni, gestionale categorie prodotti, registratore di cassa (anche fiscale, con integrazione stampante fiscale) e proprie API per applicazioni. “Tra i futuri servizi offriremo la personalizzazione layout delle ricevute, vendita online dei prodotti dell’esercente, campagne di marketing, promozioni automatiche e loyalty program, report automatici, analytics dello store fisico e dello store online, fatture online e registratore di cassa da browser”, fanno sapere da Jusp. “Abbiamo da poco rilasciato le SDK per coloro che vogliano integrare la nostra soluzione di pagamento all’interno di applicazioni proprietarie”, aggiungono da Payleven. “Già offrivano questa possibilità tramite il pacchetto API. La differenza sta in una miglior user experience: con le API, al momento del pagamento, veniva richiamata in automatico la nostra applicazione; con le SDK invece l’esercente non ha bisogno di avere la nostra app installata sul proprio smartphone, ma tutti i processi (incluso il pagamento) avvengono all’interno dell’app che ha integrato il nostro pacchetto SDK. Questo va anche a vantaggio di chi l’app l’ha sviluppata in quanto mantiene inalterata l’immagine di brand”.

«Abbiamo cominciato a offrire l’Ecr Pos, un terminale “all-in-one” che integra anche la fiscalizzazione delle transazioni», dice Carli. Racchiude le funzioni di un registratore di cassa con memoria fiscale, pos bancario e sistema di fatturazione elettronica. «In futuro potremmo lanciare soluzioni analoghe su piattaforme Android, invece che proprietarie come l’Ecr».

I mobile pos hanno solo cominciato il proprio cammino: il Politecnico di Milano prevede che a fine 2016 ce ne saranno tra i 120 e i 250 mila, che transeranno complessivamente tra i 2 e i 3 miliardi all’anno. A quel punto sarà evidente il loro doppio ruolo di strumenti con cui diffondere la moneta elettronica e digitalizzare il business di piccoli esercenti e professionisti. Due ruoli in un semplice gadget, insomma, e tra loro connessi.

 

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