LA RIFLESSIONE

Resta l’obbligo di Pos: bene la marcia indietro del Governo sulla Legge di Bilancio

Il Governo ha annunciato gli emendamenti alla Legge di Bilancio 2023, che dovrà essere approvata entro la fine di dicembre per evitare l’esercizio provvisorio che ridurrebbe la capacità di spesa dello Stato. Uno dei principali cambiamenti è l'eliminazione della norma che consente ai commercianti di rifiutare i pagamenti elettronici al di sotto di una certa soglia senza essere sanzionati [...]
Roberto Garavaglia

Innovative Payments and blockchain Strategic Advisor, Coordinatore scientifico PagamentiDigitali.it

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Il Governo ha annunciato gli emendamenti alla Legge di Bilancio 2023, che dovrà essere approvata entro la fine di dicembre per evitare l’esercizio provvisorio che ridurrebbe la capacità di spesa dello Stato. Uno dei principali cambiamenti è l’eliminazione della norma che consente ai commercianti di rifiutare i pagamenti elettronici al di sotto di una certa soglia senza essere sanzionati.

Nonostante un errore iniziale che proponeva l’eliminazione dell’aumento del tetto del contante, questa norma, invece, rimarrà nella Legge di Bilancio.

Gli emendamenti al disegno di legge di bilancio presentati in V Commissione in sede referente

Tra i molti emendamenti al disegno di legge di bilancio presentati in Commissione Bilancio alla Camera, analizziamo quelli che ad oggi, 19 dicembre 2022 sono pubblicati e visibili sul sito della Camera , riguardanti l’art. 69 (Disposizioni in materia di mezzi di pagamento).

Sono 14 le proposte emendative presentate dalle opposizioni e, in sintesi, possono essere riassunte nelle seguenti linee di azione:

  1. Una proposta di emendamento per ripristinare il credito d’imposta al 100% a favore degli esercizi commerciali che accettano pagamenti con il POS, a condizione che i ricavi e compensi relativi all’anno d’imposta precedente siano di ammontare non superiore a 400.000 euro
  2. Otto proposte di emendamenti per eliminare l’innalzamento del tetto al contante a 5.000 euro, lasciando che dal 1° gennaio 2023 la soglia scenda a 1.000 euro, come previsto ex art. articolo 49 (Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore) del Decreto legislativo 21 novembre 2007, come modificato dal Decreto-legge del 30/12/2021 n. 228 Articolo 3;
  3. Tre proposte di emendamenti che, oltre a eliminare l’aumento della soglia all’utilizzo del contante (come per il precedente punto 2), sopprimono anche la possibilità di rifiutare senza penalità i pagamenti digitali inferiori a 60 euro al terminale POS, lasciando pertanto inalterato quanto disposto durante il Governo Draghi, con le previsioni dell’articolo 15, comma 4-bis, del Decreto-legge 18 ottobre 2012 n° 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n° 221.
  4. Una proposta di emendamento che prevedrebbe l’applicazione delle stesse attuali sanzioni, per gli esercenti reticenti nel comunicare preventivamente, ovvero prima della consumazione del bene o della prestazione del servizio, la non accettazione di pagamenti entro l’importo limite di 60 euro attraverso una carta di pagamento,.
    In pratica, questo emendamento non ostacolerebbe l’aumento del limite al contante previsto dal Disegno di Legge, né il limite di impunibilità per la non accettazione dei pagamenti con carte al terminale, solo se tale occorrenza (ossia la volontà dell’esercente di non usare il POS per importi fino a 60 euro) non viene preventivamente comunicata al cliente.
    Al riguardo di tale proposta emendativa, chi scrive ritiene che, per quanto più debole appaia rispetto alle altre, abbia tuttavia il pregio di stimolare l’esercente che non intende accettare i pagamenti al POS a dichiarare la propria volontà prima dell’erogazione del bene o servizio (nel caso dei ristoratori, l’obbligo di informativa deve comparire sulla carta dei menù), lasciando al cliente la libertà di scegliere un altro esercizio commerciale che accetti la carta e, di concerto, andando a stimolare la concorrenza in un regime (accettabilissimo) di libero mercato.
  5. Una proposta di emendamento che prevede la reintroduzione del programma di attribuzione di rimborsi in denaro – Cashback – al fine di incentivare il consumatore all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici. La proposta emendativa in discorso, intende ripristinare il famoso “Cashback di Stato” a decorrere dal 1° giugno 2023 per gli acquisti effettuati con riferimento ai seguenti periodi:
  • dal 1° giugno 2023 al 31 dicembre 2023;
  • dal 1° gennaio 2024 al 30 giugno 2024;
  • dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2024.

Al fine di garantire le risorse finanziarie necessarie per l’attuazione delle disposizioni di cui all’emendamento in oggetto, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze dovrebbe essere stanziato su apposito Fondo l’importo annuo di euro 3 miliardi per gli anni 2023 e 2024.
Sorge spontanea, in questo caso, la domanda circa dove sia possibile rinvenire le coperture. Un interrogativo, questo, cui una possibile risposta (probabilmente non l’unica) può ipotizzarsi se si legge  fino in fondo questo emendamento, dove trova spazio (anche) la proposta di un “Contributo solidaristico straordinario e temporaneo dei settori farmaceutico e assicurativo”

 

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Se tornare sui propri passi conviene

Roberto Garavaglia

Il tenore delle proposte emendative depositate in Commissione Bilancio alla Camera, spinge a ritenere che il Governo possa presentare oggi una propria proposta di emendamento che, in qualche misura, assorba taluni contenuti. Le informazioni che circolano in queste ore indicano una direzione in tale senso di marcia (ovvero una … “retromarcia”).  Un quinto pacchetto di emendamenti alla manovra, dovrebbe essere stato presentato, nel quale rinverrebbe un dietrofront sulla soglia dei 60 euro, mentre alcun cambio di rotta sarebbe previsto per il tetto ai contanti, che rimarrebbe a 5.000 euro.

Domani, 20 dicembre 2022, è prevista una nuova seduta pubblica alla Camera in cui continuerà la discussione del disegno di legge di bilancio, con votazioni non prima delle ore 14.00.

Al netto di qualsiasi valutazione politica, appare tuttavia evidente che, laddove venisse “ripristinato” un obbligo per l’accettazione dei pagamenti con carta senza alcuna franchigia, allo stesso tempo “riproponendo” l’estensione del credito d’imposta come misura di ristoro, si perverrebbe a una soluzione satisfattiva delle parti, con il beneplacito di Bruxelles.

Nessuna richiesta di azzeramento delle commissioni alle banche (rectius alle banche acquirer e alle banche proponenti il servizio POS) imposta ex lege, peraltro facilmente contestabile ricorrendo alla Consulta, quindi, ma solo l’opportunità di avere un credito d’imposta compensativo dei costi che i commercianti pagano per fatturare, incassando con strumenti di pagamento tracciabili. Piaccia o non piaccia.

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