La Commissione europea ha avviato, il 3 aprile 2026, una verifica preliminare sulle condizioni economiche e tecniche imposte dai principali wallet digitali. L’attenzione si concentra su Apple Pay e Google Pay, sistemi che consentono pagamenti contactless tramite smartphone e che rappresentano una quota crescente delle transazioni elettroniche nell’Unione.
La procedura, confermata da fonti istituzionali europee e riportata da agenzie internazionali nei giorni successivi, non costituisce ancora un procedimento formale. Si tratta di una fase istruttoria prevista dal quadro regolatorio europeo, utile a raccogliere elementi su eventuali pratiche restrittive della concorrenza.
L’iniziativa rientra nell’applicazione del Digital Markets Act (dma), il regolamento entrato in vigore nel 2024 con l’obiettivo di limitare il potere delle grandi piattaforme digitali considerate “gatekeeper”.
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Il ruolo dei wallet nell’economia dei pagamenti
Negli ultimi anni i wallet digitali hanno assunto una posizione centrale nei sistemi di pagamento. Consentono agli utenti di associare carte di credito, debito o prepagate e di effettuare pagamenti avvicinando il telefono al terminale Pos, sfruttando la tecnologia nfc.
Secondo dati della Banca centrale europea pubblicati nel 2025, i pagamenti contactless hanno superato il 60% delle transazioni con carta nell’area euro. All’interno di questa crescita, i wallet su smartphone registrano incrementi a doppia cifra, sostenuti dalla diffusione dei dispositivi mobili e dalla semplificazione dell’esperienza d’uso.
Il controllo dell’interfaccia di pagamento – lo smartphone – assegna ai gestori dei wallet un ruolo strategico. Chi controlla l’accesso a questa interfaccia può influenzare le condizioni di mercato per banche, circuiti e operatori fintech.
Commissioni e accesso: il cuore del confronto
L’indagine avviata il 3 aprile punta a chiarire due aspetti principali: le commissioni applicate agli istituti finanziari e le condizioni di accesso alle funzionalità hardware dei dispositivi.
Per quanto riguarda le commissioni, le banche che vogliono rendere disponibili le proprie carte su wallet come Apple Pay devono accettare specifici accordi commerciali. Questi possono includere fee per transazione o altre forme di remunerazione per il provider del servizio.
Sul piano tecnico, il nodo riguarda l’accesso al chip Nfc, necessario per effettuare pagamenti contactless. Nei dispositivi prodotti da Apple, l’accesso a questa componente è stato storicamente limitato ai servizi interni, mentre sistemi operativi più aperti, come Android di Google, consentono un’integrazione più ampia, pur con vincoli specifici.
La Commissione intende verificare se tali condizioni possano configurare barriere all’ingresso o pratiche discriminatorie nei confronti di operatori concorrenti.
Il precedente sull’accesso all’Nfc
La verifica attuale si inserisce in un percorso già avviato negli anni precedenti. Nel 2024 la Commissione europea aveva chiuso un’indagine su Apple relativa proprio all’accesso al chip nfc.
In quell’occasione, l’azienda aveva assunto impegni formali per aprire l’accesso a terze parti nell’Unione europea. Gli impegni prevedevano la possibilità per sviluppatori e operatori di pagamento di utilizzare la tecnologia Nfc degli iPhone senza dover passare esclusivamente da Apple Pay.
La nuova verifica serve anche a valutare l’effettiva attuazione di quegli impegni e il loro impatto sul mercato.
Le richieste del settore bancario
Le associazioni bancarie europee hanno più volte sollevato il tema dei costi legati ai wallet digitali. L’European Payments Council, in un documento pubblicato nel febbraio 2026, ha chiesto maggiore trasparenza sulle condizioni economiche applicate dalle piattaforme.
Secondo queste posizioni, le commissioni richieste dai provider di wallet incidono sui margini degli istituti e possono tradursi, nel tempo, in costi più elevati per esercenti e clienti finali.
Alcuni operatori sottolineano inoltre il rischio di una dipendenza tecnologica dalle grandi piattaforme. Se l’accesso ai canali di pagamento passa attraverso pochi attori globali, la capacità negoziale di banche e fintech potrebbe ridursi.
La posizione delle big tech
Le società coinvolte respingono le critiche e difendono i propri modelli di business. Apple sostiene che il proprio ecosistema garantisce elevati standard di sicurezza e tutela dei dati, elementi ritenuti essenziali in ambito finanziario.
L’azienda evidenzia anche gli investimenti necessari per sviluppare e mantenere infrastrutture sicure, giustificando così l’esistenza di commissioni.
Google, dal canto suo, richiama la natura aperta del sistema Android, che consente a diversi operatori di integrare soluzioni di pagamento. L’azienda sottolinea come la concorrenza tra wallet sia già attiva all’interno del proprio ecosistema.
Il quadro del Digital Markets Act
Il Digital Markets Act rappresenta il principale strumento normativo utilizzato dalla Commissione in questo ambito. Il regolamento identifica una serie di grandi piattaforme digitali come “gatekeeper”, imponendo loro obblighi specifici.
Tra questi obblighi rientrano:
- garantire accesso equo e non discriminatorio alle funzionalità essenziali
- evitare pratiche di auto-preferenziazione
- consentire l’interoperabilità con servizi terzi
Nel caso dei pagamenti digitali, il dma si applica alla gestione delle interfacce hardware e software che permettono l’esecuzione delle transazioni.
Le verifiche avviate il 3 aprile si collocano nella fase di monitoraggio e enforcement del regolamento, che prevede sanzioni fino al 10% del fatturato globale in caso di violazioni.
Impatti su consumatori ed esercenti
Le eventuali decisioni della Commissione avranno effetti diretti sul mercato. Per i consumatori, una maggiore concorrenza tra wallet potrebbe tradursi in una più ampia scelta di servizi e, potenzialmente, in costi più contenuti.
Per gli esercenti, il tema centrale resta quello delle commissioni complessive sui pagamenti elettronici. Queste includono non solo le fee dei circuiti e delle banche, ma anche eventuali costi legati ai wallet.
Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea nel 2025, il costo medio di una transazione con carta nell’Ue varia tra lo 0,2% e lo 0,3% per le carte di debito e può superare l’1% per le carte di credito, a seconda del circuito e del paese. L’aggiunta di ulteriori commissioni può incidere sulla marginalità delle imprese, in particolare nei settori a basso margine.
Innovazione e concorrenza
Il confronto tra istituzioni e piattaforme riguarda anche il rapporto tra innovazione e regolazione. I wallet digitali hanno contribuito a diffondere i pagamenti elettronici, riducendo l’uso del contante e semplificando le operazioni.
Allo stesso tempo, la concentrazione del mercato in pochi operatori solleva interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo. La Commissione europea mira a favorire un equilibrio tra apertura del mercato e incentivi all’innovazione.
Il tema è particolarmente rilevante in un contesto in cui nuovi attori, come fintech e operatori di pagamenti istantanei, cercano spazio accanto ai grandi gruppi tecnologici.
Prospettive nei prossimi mesi
La fase preliminare avviata il 3 aprile potrebbe evolvere in un’indagine formale nei mesi successivi, qualora emergano elementi sufficienti a ipotizzare violazioni del Dma.
In quel caso, la Commissione avvierebbe un procedimento con tempi definiti e la possibilità di imporre rimedi strutturali o comportamentali. Le aziende coinvolte avrebbero l’opportunità di presentare difese e proporre impegni.
Le decisioni attese avranno un impatto non solo sul mercato europeo, ma anche sugli equilibri globali del settore dei pagamenti digitali, in cui l’Unione cerca di affermare un modello regolatorio autonomo.
Conclusione
L’indagine sulle commissioni dei wallet digitali segna un nuovo passaggio nel confronto tra istituzioni europee e grandi piattaforme tecnologiche. Il nodo riguarda il controllo dell’accesso ai sistemi di pagamento e la distribuzione dei costi lungo la filiera.
Le scelte della Commissione incideranno sulla struttura del mercato e sulle condizioni operative di banche, imprese e consumatori. In gioco c’è la definizione delle regole per una componente sempre più centrale dell’economia digitale europea.


