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Resi a pagamento: italiani disponibili, ma a patti chiari

Tramonta il mito dei resi gratuiti. Sei consumatori italiani ammettono che le restituzioni siano dannose per l’ambiente. Ecco perché

Pubblicato il 06 Feb 2023

Woocommerce Payment

Secondo una ricerca sull’eCommerce, a firma di Sendcloud e Nielsen, gli italiani sono disposti ad accettare i resi a pagamento, preferendoli in alcuni casi a quelli gratuiti. Ecco quando e perché.

Resi a pagamento: gli italiani pronti a pagare

Ad aprire la strada ai resi a carico del cliente, sono stati i giganti del retail come H&M e Zara. Ma i consumatori sembrano aver accolto positivamente il cambiamento: l’idea di pagare per restituire la merce di cui non sono soddisfatti.

Dall’indagine, infatti, risulta che oggi più di un consumatore su 4 (pari al 28%) è disposto a pagare personalmente per i propri resi. Però, in cambio, chiede ai rivenditori di specificare in maniera esplicita le condizioni di restituzione.

La popolarità dei resi gratuiti è in declino. Mentre l’anno scorso sfiorava l’85% la percentuale di chi farebbe più eCommerce se i resi fossero gratuiti, quest’anno la quota è già calata al 65%.

La svolta è importante, anche perché riguarda un fenomeno che riguarda oltre l’82% degli intervistati. Sono più di otto gli italiani che sostengono di effettuare regolarmente il reso di un acquisto, quando non è soddisfatto di ciò che ha comprato.

La maggioranza (63%) dei consumatori ammette che le restituzioni siano dannose per l’ambiente ed esprime consapevolezza sulla scarsa sostenibilità delle restituzioni gratuite, nel lungo periodo.

Tre consumatori italiani su 5 (pari al 57%) dichiarano fastidiosi i resi. Sette intervistati su 10 (75%) abbandonano l’ordine nel carrello online se sono assenti informazioni chiare sul reso.

Nove su 10 (93%) verificano quasi sempre le condizioni di reso prima di effettuare un ordine online.

Questione di trasparenza

I consumatori italiani sono pronti ai resi a pagamento, purché i rivenditori comunichino, in anticipo e in maniera chiara, le condizioni di restituzione.

Secondo il campione, la cifra che i consumatori sono disposti a pagare per la restituzione, dipende dal valore dell’ordine.

Per un ordine online di 15,00 euro i consumatori pagherebbero circa 2,20 euro di costi di reso. Invece, per un acquisto di 150 euro la cifra potrebbe anche salire a 4,20 euro.

Secondo Sendcloud, per il 60% degli intervistati la policy dei resi dovrebbe essere trasparente su costi e sulle condizioni: permettere la restituzione direttamente sul web (51%) e inviare agli utenti un’etichetta di reso già pronta all’uso (47%).

“I rivenditori considerano spesso il processo di reso come un incubo e da anni sono alle prese con l’aumento dei costi di questa pratica. Dopo l’annuncio di Zara di iniziare ad addebitare i resi ai consumatori, la fine dell’era gratuita sembra vicina”, commenta Rob van den Heuvel, CEO e co-fondatore di Sendcloud. “Anche se per molti consumatori i resi a pagamento richiedono un po’ di tempo per abituarsi, la nostra ricerca mostra che molti acquirenti online sono oggi disposti a pagare: l’unica condizione è che la politica di reso sia trasparente e che il reso sia facile. È su questo punto che molti rivenditori hanno ancora del lavoro da fare, anche se questo problema può essere facilmente superato con un portale di resi come quello di Sendcloud, che mette a disposizione dell’utente tutti gli step per richiedere il reso in autonomia”.

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