Istituti di Pagamento consolidare e sperimentare (...ancora) - Pagamenti Digitali

Istituti di Pagamento consolidare e sperimentare (…ancora)

Roberto Garavaglia

Era il lontano agosto 2010, quando Banca d’Italia autorizzava il primo Istituto di Pagamento nazionale e tutti noi (esperti o semplici curiosi) vedevamo comparire la prima riga di quell’albo, istituito a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs 11/2010, con cui è stata recepita la direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento nel mercato interno (la PSD): l’albo degli Istituti di Pagamento.

A tre anni di distanza, appare opportuno (se non doveroso) a chi scrive, scattare una fotografia aggiornata, per comprendere cosa sia stato fatto e quanto ancora (con ogni probabilità) dovremo attenderci nei prossimi anni, soprattutto sul fronte di quella che, a più riprese, abbiamo sempre chiamato innovazione nel settore dei pagamenti elettronici.

Per chi non sapesse cosa sia un Istituto di Pagamento, spiego in estrema sintesi che trattasi di quel soggetto imprenditoriale, diverso dalle banche e dagli istituti di moneta elettronica, autorizzato a prestare i servizi di pagamento di cui all’art. 1, comma 2, lettera f), n. 4 del Testo Unico bancario. Questa figura societaria, si affianca agli altri soggetti intermediari di pagamento, potendo competere (o, per alcuni aspetti, si potrebbe meglio dire “coo-petere” ) nel più ampio mercato dei servizi di pagamento in area SEPA (Single Euro Payments Area).


 

Ma veniamo all’istantanea[*].che, aggiornata sulla base dei dati forniti da Banca d’Italia, di cui al Bollettino di Vigilanza N°4 dell’aprile 2013 (l’unica fonte ufficiale cui – alla data in cui scrivo questo articolo – è d’obbligo fare riferimento), fotografa la seguente situazione su un periodo di osservazione pari a tre anni (agosto 2010 – agosto 2013):

  • 46 Istituti di Pagamento italiani autorizzati
    Sono gli intermediari che, in questi ultimi tre anni, hanno chiesto ed ottenuto autorizzazione in Banca d’Italia per esercire uno (o più) servizi di pagamento;
  • 2 Istituti di Pagamento italiani cancellati dall’albo
    Sono gli intermediari che, in questi ultimi tre anni, sono stati rimossi da Banca d’Italia dall’albo degli Istituti di Pagamento;
  • 16 Succursali italiane di Istituti di Pagamento esteri
    Sono quegli intermediari di pagamento comunitari che prestano servizi di pagamento in Italia tramite l’istituzione di succursali, anch’esse autorizzate da Banca d’Italia.

Scendendo in un maggiore dettaglio, è possibile presentare alcuni grafici, sviluppati sulla base di un’analisi che considera: i servizi di pagamento effettivamente prestati dai nuovi intermediari, la loro emanazione e la diversa categoria tipologica  con cui sono iscritti nell’albo.



L’attività d’intermediazione del pagamento si caratterizza per la prestazioni dei sette servizi elencati all’art. 1, comma 1, lett. b,  del D.lgs. n. 11/2010[1].

Al fine di realizzare un’analisi il più possibile realistica ed esaustiva, sono stati raggruppati gli insiemi dei servizi di pagamento che, ad oggi, rappresentano tutte le combinazioni  operative con cui gli Istituti di Pagamento in oggetto (nazionali / comunitari che operano in Italia) prestano la loro attività:

  • MONEY TRANSFER
    L’intermediario gestisce il solo servizio di rimesse di denaro
  • ISSUING
    L’intermediario presta la sola attività di emissione delle carte di pagamento (credito/debito per circuiti domestici e/o internazionali)
  • ACQUIRING
    L’intermediario presta la sola attività di acquiring delle transazioni di pagamento con carte (credito/debito per circuiti domestici e/o internazionali)
  • ISSUING/ACQUIRING
    L’intermediario presta entrambe le attività di cui ai due punti precedenti
  • ISSUING/ACQUIRING/CONTO DI PAGAMENTO
    L’intermediario, oltre a prestare le attività di cui al punto precedente, gestisce operazioni di addebito/accredito (SDD/SCT) ed operazioni con carte di debito, a valere su conti di pagamento intestati ai propri clienti
  • ISSUING/ACQUIRING/CONTO DI PAGAMENTO/FINANZIAMENTI
    L’intermediario, oltre a prestare le attività di cui al punto precedente, può concedere un finanziamento finalizzato al compimento di un’operazione di pagamento, a valere su conti di pagamento intestati ai propri clienti
  • CONTO DI PAGAMENTO
    L’intermediario gestisce solamente operazioni di addebito/accredito (SDD/SCT) ed operazioni con carte di debito, a valere su conti di pagamento intestati ai propri clienti
  • CONTO DI PAGAMENTO/MONEY TRANSFER
    L’intermediario, oltre a prestare l’attività di cui al punto precedente, gestisce anche il servizio di rimesse di denaro

È importante rimarcare che i servizi individuati “a valere su conti di pagamento”, rappresentano il nucleo operativo per l’intermediazione del pagamento, su cui l’istituto può sviluppare il più ampio ventaglio di offerta possibile, nelle diverse declinazioni che caratterizzano la value proposition (dal pagamento dei bollettini ai servizi di pagamento per le aziende e la Pubblica Amministrazione).
Laddove accanto a tale attività sia affiancato il servizio di issuing, l’intermediario può altresì emettere carte di pagamento (appartenenti a schemi domestici e/o internazionali), tali da estendere ulteriormente le proposizioni di business. In tale specifica configurazione, le carte possono costituire uno strumento di pagamento emesso a valere sul conto di pagamento (i limiti di utilizzo, coincidono con la disponibilità di fondi presenti su di esso).



Al fine di ulteriormente classificare gli intermediari oggetto di questa analisi, si  è pensato di suddividerli per emanazione (ossia per provenienza dallo specifico settore), individuando le seguenti categorie:

  • BANCARIA
    L’istituto è partecipato da almeno una banca
  • FINANZIARIA
    L’istituto è partecipato da almeno un operatore attivo nel settore delle rimesse di denaro
  • MONEY TRANSFER
    L’istituto proviene da un soggetto Money Transfer
  • GDO
    L’istituto è partecipato o proviene da un soggetto imprenditoriale attivo nella Grande Distribuzione Organizzata
  • POSTE PRIVATE
    L’istituto è partecipato da un soggetto imprenditoriale che esercisce anche un servizio privato postale
  • 3-PARTY CARD SCHEMA
    L’istituto è partecipato da un soggetto che è Payment card scheme – schema “a 3 parti” (si veda per maggiori chiarimenti l’articolo “Le nuove commissioni dei pagamenti con le carte: capiamole meglio” – R. Garavaglia – PagamentiDigitali.it – 22 agosto 2013)
  • TRAVEL
    L’istituto è partecipato da un soggetto imprenditoriale attivo nel settore travel
  • SOCIAL LENDING
    L’istituto è partecipato da un soggetto imprenditoriale attivo nel settore del Social Lending
  • BUONI PASTO
    L’istituto è partecipato da un soggetto imprenditoriale attivo nel settore dell’emissione di buoni pasto
  • GESTORE TERMINALI
    L’istituto è partecipato da un soggetto imprenditoriale che è anche un Gestore Terminali
  • ALTRO
    Emanazioni non ricomprese nelle categorie precedenti

 


La PSD, il proprio recepimento in Italia avvenuto tramite il D.lgs 11/2010 e le disposizioni di vigilanza emanate da Banca d’Italia nel marzo del 2010, prevedono che un Istituto di Pagamento possa ascriversi in opportune categorie, per ognuna delle quali valgono differenti regimi prudenziali e una diversa autorizzazione.

Nell’analisi effettuata sul periodo di riferimento in oggetto, le sole categorie attive (ossia le uniche per le quali sino ad oggi sono stati autorizzati i nuovi intermediari), sono le seguenti:

  • Istituto di Pagamento “PURO”
    Trattasi di società che espletano la sola ed unica attività imprenditoriale di Prestatore di Servizi di Pagamento
  • Istituto di Pagamento “IBRIDO FINANZIARIO”
    Trattasi di società che, oltre ad espletare l’attività imprenditoriale di cui al punto precedente,  sono iscritte (o hanno mantenuto la precedente iscrizione) nell’elenco speciale ex Art.107 del T.U.B.
    In questo caso, ci si riferisce ai quei soggetti che, prima dell’entrata in vigore del  D.lgs 11/2010, operavano come intermediari finanziari non bancari, prevedendo nel novero delle proprie attività, anche quella relativa alla prestazione di servizi di pagamento.
  • Istituti di Pagamento “IBRIDO”
    Trattasi di società che hanno costituito un patrimonio destinato per la sola prestazione dei servizi di pagamento; l’attività di Prestatore di Servizi di Pagamento è aggiuntiva rispetto a quella del soggetto imprenditoriali primario

Per completezza informativa va altresì detto che, le disposizioni di vigilanza per gli Istituti di Pagamento, prevedono un’ulteriore forma di istituto: l’Istituto di Pagamento a operatività limitata, la cui media mensile, calcolata sui precedenti dodici mesi, dell’importo complessivo delle operazioni di pagamento eseguite dall’intermediario stesso non superi i 3 milioni di euro.
Nell’analisi effettuata sul periodo di osservazione, tali soggetti sono tutti ascrivibili alla categoria degli Istituti di Pagamento “PURI” e non superano la percentuale del 9% del totale.

SI vuole infine proporre un ultimo grafico, che evidenzia la percentuale di Istituti di Pagamento che hanno chiesto ed ottenuto l’autorizzazione a concedere crediti,  finalizzati a permettere il compimento di un’operazione di pagamento (a valere su conti di pagamento intestati ai propri clienti).
Tale attività, che viene prestata in modo accessorio, richiede un supplemento patrimoniale rispetto alla dote prevista per la prestazione di servizi di pagamento.



COSA SUCCEDE ALL’ESTERO?

I dati che sono stati analizzati, si basano sui 46 Istituti di Pagamento italiani, ma qual è la situazione dei 16 Istituti di Pagamento comunitari, che prestano servizi di pagamento in Italia tramite l’istituzione di succursali, anch’esse autorizzate da Banca d’Italia?
Anche in questo caso i dati non si discostano molto dalle valutazioni fatte per i nuovi intermediari nazionali, sia in termini di servizi prestati, circa il 75% esercisce l’attività di Money Transfer,  sia in termini di emanazione, quasi l’80% proviene dal mondo degli operatori internazionali di rimesse di denaro.
Alcune eccezioni: un solo intermediario ha ottenuto l’autorizzazione per esercitare tutti i sette servizi di pagamento previsti all’art. 1, comma 1, lett. b,  del D.lgs. n. 11/2010 (v. Nota 1), mentre solo altri due (in aggiunta rispetto al precedente) prestano il servizio di Acquiring.

Non sembra quindi (almeno per il momento) aver avuto riscontro, quel timore di “invasione” di Istituti di Pagamento stranieri che offrono il servizio di issuing di carte di pagamento, da molti paventato all’indomani dell’entrata in vigore della PSD in Italia.
 

QUALCHE RIFLESSIONE

Per quanto concerne il panorama italiano, da una prima disamina dei grafici presentati, appare evidente come esistano alcune considerevoli predominanze, sia in relazione alla tipologia di servizio di pagamento prestato sia all’emanazione degli istituti, che vedono nel Money Transfer una maggioranza relativa (circa il 40%). 

In merito ai servizi di pagamento, si osservi però come aggregando le tipologie che riconducono alla mera attività di issuing ed acquiring di carte di pagamento, si ottenga una percentuale leggermente superiore (46%),  tale da non costituire comunque una maggioranza assoluta.

Se si considera la prestazione di servizi a valere su conto di pagamento (bonifici, addebiti diretti ed esecuzione di pagamenti con carte di debito a valere su conti di pagamento), si ottiene una percentuale molto simile a quella calcolata per il solo servizio di rimessa di denaro (39%).

Questa prima disamina sembrerebbe suggerire che il comparto dei nuovi Istituti di Pagamento, abbia equamente distribuito in tre filoni “tradizionali” lo sviluppo delle proposizioni di business.

Uno sguardo sotto il profilo dell’emanazione, ossia da dove provengono gli Istituti di Pagamento analizzati nel periodo di osservazione, ci permette di comprendere che il mondo bancario/finanziario (37%) ha il medesimo peso di quello relativo agli operatori delle rimesse di denaro e che, sommati assieme, lasciano un 26% di terreno “non convenzionale”, nel quale attori di diversa provenienza, hanno saputo cogliere le opportunità di business rinvenute nell’intermediazione del pagamento ed abilitate con la PSD (in pratica un operatore su quattro, tra quelli autorizzati da Banca d’Italia in questi primi tre anni).

Se si osservano infine le tipologie di Istituto di Pagamento, emerge chiaramente che il modello “PURO”, realizzato nella maggior parte dei casi tramite la creazione di nuove società, sembra essere stato notevolmente preferito (74%), rispetto a quello che prevede la costituzione di un patrimonio destinato (modello c.d. “IBRIDO”).

Ma veniamo ora ad analizzare la fotografia presentata, applicando il filtro dell’innovazione (la c.d. “Payment Innovation”), andando ossia a verificare quanti Istituti di Pagamento hanno realmente sviluppato proposizioni innovative.
Per condurre tale disamina, ricorrerò alla classificazione di servizi di pagamento innovativi proposta dalla e-SEPA, da cui estrarrò le voci più affini alla prestazione di servi di pagamento oggetto di questo articolo:

  • m-PAYMENTS;
  • ONLINE e-PAYMENTS;
  • EBPP (ELECTRONIC BILLING PRESENTMENT & PAYMENT).

Il dato emergente (forse scontato, ma non trascurabile), rileva che nessun Istituto di Pagamento, di quelli analizzati nel periodo di osservazione, ha individuato un’unica specifica proposizione in alcuno dei servizi dell’e-SEPA su elencati, ossia nessun nuovo intermediario è nato per fare della Payment Innovation la propria unica value proposition, bensì ne ha previsto (e, in alcuni casi, anche già proposto) una graduale introduzione.

Vediamo allora di comprendere quali istituti potrebbero orientarsi – ulteriormente – verso una direttrice di sviluppo innovativa, con ciò volendo stimare non già una previsione empirica, bensì una valutazione, funzione delle autorizzazioni ottenute.

Per il settore del Mobile Payment, si ha una percentuale pari al 63% degli istituti abilitati (ottenuta escludendo gli intermediari autorizzati alla sola prestazione del servizio di Money Transfer).
Più in dettaglio, si potrebbe ipotizzare che una percentuale compresa tra il 17% e il 56% (a seconda del tipo di rapporto con l’Acquirer e della possibilità/opportunità di operare come Payment Facilitator) sia potenzialmente in grado di offrire un servizio di Mobile POS[2].
Per il solo servizio riconducibile all’emissione/gestione di Mobile Wallet[3], è stimabile che il 100% degli istituti possa emettere solo alcune tipologie di wallet (il c.d. “Wallet Contenitore”), mentre solo il 39% potrebbe esercire un servizio basato su altre tipologie di wallet, segnatamente quelle che prevedono un’attività di intermediazione del pagamento, a valere su conti di pagamento, non basata su moneta elettronica (l’emissione della quale è preclusa agli Istituti di Pagamento).

Per quanto attiene gli Online e-Payments, solo il 56% degli intermediari potrebbe prestarne il servizio (il 39% potrebbe, in linea teorica, esercire anche un servizio basato su OBeP[4]). Analoghe percentuali valgono altresì per i servizi di EBPP, laddove il pagamento sia effettuato on-line con i medesimi strumenti.

Una sintesi di tutte queste valutazioni congiunte (Servizi di Pagamento / Emanazione Istituti di Pagamento / Tipologia / Propensione all’innovazione), ci permette di intravvedere un ampio spazio di consolidamento delle proposizioni di valore, in cui è parimenti possibile (se non necessario) sperimentare nuovi modelli di business, un’area dove è – forse – ancora possibile investire e verso la quale credo sia opportuno guardare in una logica di tipo “coo-petitivo” (banche – nuovi entranti), avendo particolare attenzione all’innovazione (di servizio, di prodotto, di user experience, …).

“Change Before You Have To”, direbbe Jack Welch …


NOTE

[1] I servizi di pagamento sono: 1)Servizi che permettono di depositare il contante su un conto di pagamento nonché  tutte le operazioni richieste per la gestione di un conto di pagamento; 2)Servizi che permettono prelievi in contante da un conto di pagamento nonché tutte le operazioni richieste per la  gestione di un conto di pagamento; 3) Esecuzione di ordini di pagamento, incluso il trasferimento di fondi, su un conto di pagamento presso il prestatore  di servizi di pagamento dell’utente o presso un altro  prestatore di servizi di pagamento; 4) Esecuzione di operazioni di pagamento quando i fondi rientrano in una linea di credito accordata ad un utente di servizi di pagamento; 5) Emissione e/o acquisizione di strumenti di pagamento; 6) Rimessa di denaro; 7) Esecuzione di operazioni di pagamento ove il consenso del pagatore ad eseguire l’operazione di  pagamento sia  dato mediante un dispositivo di telecomunicazione, digitale o informatico e il pagamento  sia effettuato all’operatore del sistema o della rete di telecomunicazioni o digitale o informatica che  agisce esclusivamente come intermediario tra l’utente di servizi di pagamento e il fornitore di  beni e servizi.

[2] Sullo stesso argomento, si veda anche si veda anche il contributo di Roberto Garavaglia “MOBILE PAYMENT E AGENDA DIGITALE – Un’opportunità per l’innovazione … non solo nei pagamenti”, pubblicato nel mese di febbraio 2013 sul rapporto “MOBILE PAYMENT: L’ITALIA S’È DESTA!” dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano

[3] Per una definizione corretta di Mobile Wallet, si veda anche il contributo di Roberto Garavaglia “MOBILE PAYMENT E NORMATIVA: RISPOSTE AI PRINCIPALI INTERROGATIVI”, pubblicato nel mese di febbraio 2011 sul rapporto “MOBILE PAYMENT: TRA ASPETTATIVE E REALTÀ” dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano

[4] Per una definizione di OBeP si veda la nota n.2

[*] DISCLAIMER

L’analisi descritta in questo articolo, è stata effettuata da Roberto Garavaglia per PagamentiDigitali.it – Tutti i diritti sono riservati

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