Open Finance: cos’è e perché è l’evoluzione dell’Open Banking

Applicazione dell'Open Innovation al mondo finanziario. È un modello teorico, un paradigma agli antipodi del tradizionale processo lineare e verticale di innovazione aziendale. Per evolversi, le imprese devono attingere alle idee non solo al loro interno ma anche all’esterno [...]
Josephine Condemi

giornalista

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Cos’è l’Open Finance

L’Open Finance è l’applicazione del modello di Open Innovation ai servizi finanziari e assicurativi. L’espressione “Open Innovation”, letteralmente “Innovazione aperta”, deve la sua fortuna al saggio “The era of Open Innovation” dell’economista statunitense Henry Chesbrough, pubblicato nel 2003.

È un modello teorico, un paradigma agli antipodi del tradizionale processo lineare e verticale di innovazione aziendale. Tradizionalmente, infatti, il processo si struttura tutto all’interno dell’azienda, dal settore Ricerca e Sviluppo al prodotto finale: l’Open Innovation afferma invece che, per evolversi, le imprese debbano attingere a idee non solo al loro interno ma anche all’esterno, con percorsi “misti” che includano strumenti e competenze anche al di fuori dell’azienda. Le imprese sono quindi chiamate ad “aprirsi” all’esterno, a costruire percorsi con startup, università, enti di ricerca, altre imprese, a immaginare nuovi possibili modelli di business.

Open finance

Infatti, lapertura proposta dal modello come possibile leva per affermarsi sul mercato riguarda in modo trasversale tutte le attività dell’impresa, dal management degli asset alla scelta dei partner fino alla (ri)configurazione del vantaggio competitivo.

Nel caso dell’Open Finance, la sfida riguarda i tradizionali attori del settore finanziario e assicurativo. Perché con l’Open Innovation, il servizio diventa indipendente dalla “forma” dell’operatore che lo propone.

Un esempio di Open Innovation è l’Open Banking, letteralmente, il sistema bancario dai dati aperti, in cui le informazioni finanziarie sono condivise, previo consenso del cliente, tra banche e con società esterne, le cosiddette terze parti (TPP), per sviluppare prodotti e servizi innovativi.

La Payment Services Directive 2, la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento, ha obbligato le banche e i sistemi bancari tradizionali ad aprire le proprie API – Application Programming Interface, ovvero le interfacce di programmazione delle applicazioni, a sviluppatori terzi: le API trasportano i dati che servono per le transazioni e per sviluppare nuovi prodotti e servizi. I soggetti terzi autorizzati possono quindi accedere a saldi, dettagli di spesa, entrate e uscite dei conti bancari, per migliorare l’esperienza del cliente. Cliente che deve sempre fornire il proprio consenso al trattamento in accordo al GDPR. Nonostante la PSD2 sia entrata in vigore in Italia il 14 settembre 2019, nei fatti non lo è ancora pienamente: il 31 dicembre scadrà la proroga per l’adeguamento degli operatori ai requisiti di autenticazione previsti per le transazioni online su carta. Ma nel 2021, in Europa la PSD2 e l’open banking entreranno a pieno regime. Sarà il primo passo verso l’Open Finance?

Perché l’Open Finance è l’evoluzione dell’Open Banking

Nell’Open Banking, informazioni e dati viaggiano in sicurezza e velocemente, facilmente accessibili dal cliente su ogni supporto. Le aziende si trovano così a coopetere (cooperare e competere, dall’inglese coopetition) con le società fintech e con tutte quelle che dispongono delle competenze necessarie a offrire servizi finanziari. Non è un caso che molte aziende non finance stiano sviluppando servizi finanziari non strettamente collegati al proprio core business.

Open finance

Ecco perché secondo l’Osservatorio Fintech&Insurtech del Politecnico di Milano l’open finance è una definizione fa evolvere il concetto di Open Banking: perché include tutti i servizi finanziari, non solo quelli bancari di conto corrente o pagamento, ma anche quelli che riguardano la gestione dei patrimoni, l’intermediazione finanziaria, i servizi assicurativi, la stessa Strong Customer Authentication, ovvero la procedura tecnologica di “autenticazione forte” che ha fatto richiedere agli operatori la proroga di adeguamento.

Non solo: l’Open Finance recupera il ruolo del cliente, che entra nel processo di innovazione d’impresa insieme alle università, alle startup, agli incubatori, non come semplice “fornitore di consenso” al trattamento dati ma come “attore di cambiamento” dalle cui esigenze costruire un’offerta di servizi su misura e più soddisfacente.

Il concetto di Open Finance consente di non “appiattire” l’Open Banking alla PSD2 ma di farlo evolvere recuperando la dimensione strategica del modello di Open Innovation: l’innovazione che risolve i problemi, velocizza l’operatività, incide sul senso degli obiettivi a breve e lungo termine nonché sui modi di raggiungerli.

 

Video: Osservatori Digital innovation del Politecnico di Milano

 

Quali sono i vantaggi

Uscire dal modello verticale di innovazione aziendale per integrarlo con modelli co-costruiti e “aperti” alle soluzioni di altri attori o del territorio, comporta innanzitutto una razionalizzazione dei costi del settore Ricerca e Sviluppo, che non è più chiamato a sviluppare internamente soluzioni magari già presenti sul mercato ma ad integrare quanto già disponibile con quanto già presente in azienda.

 

“Aprirsi” comporta inoltre scoprire e adottare nuovi trend tecnologici che migliorano la competitività e consentono di identificare nuove opportunità di business. Open Finance è (re)imparare la collaborazione, anche con il cliente, per offrire servizi di qualità superiore e costruire, grazie alla tecnologia, il proprio business sull’asset più solido e difficile insieme: la fiducia.

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