Banche e Fintech: se non si possono battere, conviene allearsi con loro?

Pubblicato il 21 Giu 2016

FIDA

Domenico Aliperto

Se non puoi batterli, alleati con loro. Oppure comprali. Non finiva così l’adagio, ma sembrerebbe essere questo il motto di molte banche che oggi devono fronteggiare una delle sfide più complesse della storia della finanza moderna: l’attacco sferrato dalle startup Fintech a un sistema consolidato come quello dei grandi istituti tradizionali potrebbe oggi essere parato con una serie di contromosse a sorpresa. Lo dice un’indagine realizzata da IDC e SAP (condotta su 253 banche), secondo cui una società su cinque considera le Fintech un target per potenziali operazioni di acquisizioni. Naturalmente, ogni mercato, così come ogni organizzazione, ha la sua peculiarità. Gli istituti spagnoli e portoghesi, per esempio, sono quelli più propensi a mettere le mani sui propri scattanti rivali. A dichiararlo è infatti il 29% di rispondenti iberici. Ma al di là delle dichiarazioni di intenti, c’è chi è già passato ai fatti: la spagnola BBVA ha già effettuato diverse acquisizioni negli ultimi anni, entrando per esempio in controllo della finlandese Holvi e dell’americana Simple. Santander nel 2014 ha invece lanciato un fondo di investimento dedicato da 100 milioni di dollari.

Assai più prudenti gli istituti francesi, che si dicono disposti a lanciarsi in buyout di questo genere solo nel 14% dei casi. Molto dipende anche dal modo in cui sono viste le startup Fintech. Se per molte società d’Oltralpe (il 43%) rappresentano una minaccia, per le banche italiane e inglesi possono essere considerate addirittura degli alleati (rispettivamente nel 47 e nel 40% dei casi). E a conferma di ciò bisogna citare il recente annuncio della Bank of England, che lancerà un incubatore specificamente dedicato alle Fintech, grazie al quale le startup potranno condividere innovazione e tecnologie con l’istituto centrale che, a sua volta, fungerà da riferimento e punto di contatto per diffondere le soluzioni nella comunità finanziaria britannica innescando opportunità di crescita e di business.

D’altra parte, anche cambiando prospettiva, quello di una graduale convergenza tra i due mondi sembrerebbe essere un tema dominante. Igor Dubovoy, numero uno di SoftWear Finance, specializzata nel lancio di soluzioni Fintech, è convinto che le startup innovative del mondo finanziario “non saranno mai vittoriose in uno scontro con le banche tradizionali”, spiega l’analista in un post apparso sul portale Banknxt.com, precisando che l’agilità e l’esuberanza che hanno caratterizzato il settore saranno prima o poi frenati dall’impatto con gli impianti regolatori nazionali e sovranazionali . “Solo il tempo potrà dirlo, ma sono sicuro che gli sviluppi futuri porteranno a una bizzarra simbiosi tra gli istituti e le organizzazioni capaci di apportare innovazione sul piano della tecnologia finanziaria”.

Ma non è così ovunque. Al di là degli sforzi profusi per dare vita a piattaforme proprietarie di instant payment (sono 19 attualmente i framework in via di sviluppo in tutto il mondo) In India, dove il sistema finanziario tradizionale ha sempre fatto fatica ad affermarsi nelle situazioni d’uso quotidiano, il governo sta sostenendo attivamente la diffusione di strumenti democratici che potrebbero fare rapidamente breccia tra le centinaia di milioni di potenziali utenti del Subcontinente ancora sprovvisti di account bancari. Si tratta della suite di API denominata India Tech Stack, che svela il cuore tecnologico dei servizi governativi digitali (come per esempio il riconoscimento biometrico univoco dei cittadini attraverso qualsiasi device abilitato), e si aggiunge all’Unified Payment Interface (UPI). L’UPI è la piattaforma lanciata il mese scorso dalla Reserve Bank of India che permette a qualsiasi persona di trasferire denaro a chiunque semplicemente conoscendo il numero di conto corrente o il numero di telefono del destinatario. La tecnologia è stata condivisa con l’intero ecosistema degli sviluppatori di app e insieme alle soluzioni dell’India Tech Stack promette di scatenare un vero terremoto nel mondo finanziario asiatico e non solo.

Alla finestra ci sono infatti anche i governi dei mercati maturi, a partire dagli Stati Uniti, dove tutto è cominciato con la rivoluzione di Apple Pay, seguito a ruota da Android Pay e Samsung Pay. Sistemi che, pur avendo avuto il merito di stravolgere la user experience con un modo totalmente nuovo di effettuare pagamenti in prossimità, sotto il profilo tecnologico e del modello di business non hanno comunque mai avuto il potenziale per innescare un vero cambio di prospettiva rispetto al modo di intendere la filiera. Lo dimostra per esempio il fatto che Tim Cook, numero uno di Apple, sostiene che il servizio di mobile payment conquista ogni giorno un milione di utenti nei mercati in cui è disponibile (a breve il lancio in Svizzera, Francia e a Hong Kong) senza però fornire dati precisi sulle performance economiche della piattaforma.

Le vere sfide su cui i PSP (Payment Service Provider) riescono ad avvantaggiarsi sulle banche tradizionali sono altre: innanzitutto quella della riconfigurazione del ruolo del Retail, i cui costi fissi appaiono insostenibili se confrontati con la snellezza di organizzazioni che esistono solo a fil di Rete; c’è poi il delicatissimo tema del credito, che vede le banche arrovellarsi sulla costruzione di sistemi di risk assessment sempre più sofisticati per bilanciare le aspettative degli stakeholder e la compliance normativa, mentre le startup Fintech generano sempre più margini grazie a piattaforme P2P, servizi di messaggistica intuitivi e strumenti analitici che valutano i profili dei debitori in real time, erogando prestiti e finanziamenti nel giro di pochi istanti e in tutta sicurezza; non bisogna infine dimenticare l’introduzione sul piano dell’asset management dei robo-advisor, ormai adottati anche dagli istituti tradizionali, che disintermediano i rapporti con gli utenti finali garantendo maggiore velocità e trasparenza nelle operazioni finanziarie.

A prescindere da come evolverà il rapporto tra banche e Fintech, di una sola si può essere sicuri: il panorama finanziario è destinato a cambiare radicalmente, e forse per la prima volta saranno gli utenti finali a trarne i vantaggi più significativi.

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