PayPal e le criptovalute: che prospettive si aprono e quali sono i vantaggi per gli utenti

Il 21 ottobre 2020 PayPal ha annunciato di supportare le criptovalute consentendone l’impiego come fonte di finanziamento per il commercio digitale presso i suoi 26 milioni di merchant. Un’analisi in dettaglio del nuovo servizio e le prospettive di sviluppo nel mercato globale dei sistemi di pagamento innovativi. [...]
Roberto Garavaglia

Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor

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La notizia è di un paio di giorni fa ed è fra quelle che più si prestano a facilitare commenti di ogni sorta, di cui la stampa generalista si nutre: il 21 ottobre 2020 PayPal ha annunciato di prevedere il proprio supporto alle criptovalute.
Il comunicato stampa, veicolato tramite il sito istituzionale del gigante dei pagamenti, è espressamente etichettato come “forward-Looking statements”, ai sensi delle leggi americane applicabili in materia di titoli finanziari (essendo PayPal una società quotata in borsa), ma lascia intravedere, piuttosto nitidamente, termini e contorni dell’iniziativa.

PayPal è intenzionata ad agire in qualità di soggetto abilitato a detenere, vendere, acquistare e scambiare valute virtuali fra cui, almeno inizialmente e solo per gli utenti statunitensi, rientrano i Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum e Litecoin.

Nelle prossime settimane, chi possiede un conto PayPal aperto in U.S., potrà acquistare le suddette valute e impiegarle come metodo di pagamento (in aggiunta a eventuali altri metodi già selezionati, come ad esempio le carte o l’addebito diretto in conto) per l’acquisto online presso i merchant convenzionati.

Nel corso del 2021, potrà essere estesa la stessa funzionalità anche a Venmo, l’app per i pagamenti P2P di PayPal, individuando alcuni mercati sui quali avviare il servizio.

Approfondiamo in questo articolo alcuni aspetti rilevanti del nuovo servizio, in particolare: il potere liberatorio delle transazioni PayPal sussidiate con criptovalute e la mitigazione del rischio di cambio tipico delle stesse, gli aspetti regolamentativi che caratterizzano la prestazione di questo servizio di pagamento, le prospettive di sviluppo future.

L’architettura PayPal e le criptovalute

Prima di entrare nel dettaglio di come avvenga un trasferimento di fondi fra conti PayPal, è utile spiegare l’architettura su cui si basa la soluzione della bigtech di Palo Alto. In tal modo, si avrà l’opportunità di capire meglio alcuni passaggi, essenziali per una buona comprensione complessiva.

PayPal su basa su un’architettura di digital wallet che, nel gergo tecnico, vengono definiti come “staged wallet[1] o, più comunemente, “SVA wallet” (dove l’acronimo SVA significa Stored Value Account).

Gli staged wallet come PayPal, vengono caricati con moneta spendibile (moneta fiat), nell’ambito di un generico circuito di soggetti convenzionati. L’operatività descrivibile per tale tipologia di strumento rileva la necessità di “caricare” il wallet, collocando dei fondi sul conto istanziato dal wallet stesso.
Tale riserva monetaria, può essere provvista dal titolare del wallet (nel nostro caso il cliente di PayPal, o, più propriamente, il PayPal Account Holder), per esempio tramite l’accredito eseguito con un bonifico o con una carta di pagamento, oppure all’esito di un incasso (è il caso, ad esempio, dell’incasso che il commerciante convenzionato con PayPal realizza quando gli vengono trasferiti i fondi dal conto dell’acquirente).

Per potere funzionare, quindi, il wallet di PayPal ha bisogno di una fonte di finanziamento (laddove il saldo del conto non coprisse il fabbisogno necessario per portare a termine l’operazione di pagamento), che il cliente sceglie preventivamente, ossia all’atto della prima attivazione del conto (tipicamente una carta di credito), ma anche in seguito, potendo individuare altre forme di sussidio quali l’addebito diretto in conto corrente, e avendo la possibilità di individuare fra queste, lo strumento preferito che sarà impiegato automaticamente da PayPal ogni qualvolta vi sia la necessità di gestire un pagamento.

Semplificando, si può dire che, in un acquisto effettuato con PayPal, il pagatore esegue sempre un pagamento verso il beneficiario impiegando il valore monetario  fiat disponibile a saldo e, nel momento in cui la disponibilità fosse insufficiente, lo strumento di pagamento che finanzia il conto (al medesimo collegato) provvede automaticamente ad integrare la riserva.

Con l’annuncio del 21 ottobre scorso, PayPal dichiara che permetterà ai propri clienti (inizialmente solo statunitensi) di impiegare fondi in criptovaluta per sussidiare il valore monetario dei conti del pagatore.

Il trasferimento di fondi fra pagatore e beneficiario nel mondo della criptovalute

Abbiamo dunque capito che il trasferimento di fondi fra il conto PayPal del pagatore e quello del beneficiario[2] avviene in moneta a corso legale[3] (o moneta fiat) e pertanto ha, a tutti gli effetti, il valore liberatorio previsto per le valute fiat. Ciò significa che, a differenza di quanto non avviene con le criptovalute (pensiamo ad esempio ai Bitcoin), la transazione di pagamento in moneta fiat libera le obbligazioni sottostanti del pagatore e del beneficiario[4], ossia è tale da estinguere qualunque debito che il detentore di detta moneta vanti nei confronti di un terzo, tramite la sua cessione e la sua accettazione come mezzo di pagamento.

Facciamo un esempio pratico. Se un possessore di criptovaluta intende pagare con tale moneta l’acquisto di un bene o servizio (potrebbe essere un elettrodomestico, un contenuto digitale, il conto del ristorante e così via …), si espone al rischio che il beneficiario, nel ruolo del venditore, possa vantare un credito nei confronti del debitore (nel ruolo dell’acquirente), nonostante il bene o il servizio sia stato ceduto o fruito. In altre parole, sarebbe necessario che chi intendesse pagare in criptomoneta, avesse la garanzia che il venditore accettasse quella “moneta”, sulla base di un accordo che vincolerebbe il medesimo a liberare le obbligazioni sottostanti il negozio giuridico (come in un’ipotesi particolare di datio in solutum[5]). Tale accordo potrebbe essere esplicitato nel rapporto che il commerciante ha (rectius dovrebbe avere) in essere con il soggetto che lo “abilita” all’accettazione delle criptomonete come strumento di incasso, ossia il wallet provider dello stesso. Come è noto, tuttavia, nel mondo delle criptovalute non vi è alcun obbligo in capo al beneficiario di stabilire rapporti (potremmo dire di “convenzionamento”, mutuando il termine dall’analogo servizio normato nell’UE dalla PSD2), con alcun operatore che si adopri in tal senso.

Conversione criptovalute – moneta fiat gestita grazie a un wallet dedicato

La funzionalità annunciata da PayPal supera il problema del potere liberatorio in discorso, in quanto il commerciante, ovviamente convenzionato da PayPal stessa, incassa in valuta fiat, dandosi la conversione cripto-fiat a monte, ossia nel momento in cui il pagatore (al tempo stesso detentore di un conto PayPal consumer), decide di usare la riserva in criptomoneta — custodita in un wallet ovviamente separato —  quale metodo di pagamento che sussidia il valore monetario dei fondi da trasferire al beneficiario in questione.

Come viene risolto il problema della volatilità delle criptovalute

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La volatilità di prezzo tipica delle criptovalute non stabilizzate[6], è “assorbita” da PayPal stessa, la quale — di fatto — provvede a convertire da criptovaluta a moneta fiat all’atto del pagamento disposto dal pagatore, l’ammontare equivalente al prezzo di vendita. In tale modo, il merchant convenzionato con PayPal  è messo al riparo dal rischio di fluttuazione delle criptovalute, incassando valori monetari rappresentativi di una valuta a corso legale, inizialmente costituita dal Dollaro US.

Laddove non vi sia sufficiente disponibilità di criptovaluta a coprire l’importo espresso in dollari (all’esito del cambio), sebbene il comunicato stampa del 21 ottobre non lo precisi, si può ipotizzare che PayPal attinga ad altri metodi di pagamento, eventualmente associati al conto del pagatore e, in assenza di essi, non consenta l’operazione di pagamento.

PayPal – criptovalute: il profilo normativo

Se ci si è chiesto come agisce PayPal nel rispetto della normativa, ossia come può consentire ai detentori di conti consumer statunitensi l’acquisto di criptovalute, la custodia delle stesse e l’impiego delle medesime come metodo di pagamento sussidiante il valore monetario del conto in parola, la risposta rinviene nella lettura del comunicato stampa diffuso due giorni fa.

Il 21 ottobre scorso, infatti, PayPal ha ottenuto una licenza condizionale per criptovalute presso il Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York (DFS), in seguito a un accordo di collaborazione con Paxos, un operatore vigilato dal medesimo Dipartimento, autorizzato nel 2015 a operare nel mercato delle criptovalute come exchange & wallet provider, ai sensi dell’autorizzazione nota con il termine “BitLicense”. 

La licenza BitLicense rilasciata dal Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York e il regime condizionale

Spendiamo qualche minuto per approfondire l’autorizzazione concessa a PayPal, riassumendo brevemente i principali passaggi compiuti dalla Stato di New York negli ultimi cinque anni, sul fronte dell’attività legislativa riservata al mercato delle criptovalute.

Nel giugno 2015, il Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York ha emanato un proprio regolamento sulla moneta virtuale, 23 NYCRR Part 200, altresì noto con il nome “VC Regulation” o “BitLicense“.

Nella legislazione dello Stato di New York  è previsto che il DFS abbia anche il compito di “incoraggiare, promuovere e assistere le istituzioni bancarie, assicurative e di altri servizi finanziari a localizzare, operare, impiegare, assumere, crescere, rimanere ed espandersi in modo efficace e produttivo nello Stato di New York.”[7].
Volendo perseguire questi obiettivi, il 24 di giugno 2020, il DFS ha proposto, sottoponendolo a consultazione pubblica conclusasi il 10 agosto 2020, un framework legislativo per la concessione di licenze di tipo BitLicense in regime condizionale. Tale framework, inteso a consentire a nuovi entranti di lavorare in collaborazione con soggetti già in possesso di un’autorizzazione BitLicense e per un periodo di validità definito nel regime condizionale approvato, può essere utilizzato da una varietà di entità, come startup, società in fase di sviluppo e crescita, società consolidate di New York che non svolgono ancora alcuna attività commerciale in valute virtuale e società consolidate di valuta virtuale che operano al di fuori di New York.

Nell’ambito del framework in discorso, una società che intende intraprendere un’attività commerciale in valuta virtuale a New York sulla base di una licenza condizionale, collabora e si impegna con un’entità già autorizzata ai sensi del VC regulation, per servizi e supporto, quale quelli relativi alla struttura, al capitale, ai sistemi tecnologici, al personale o a qualsiasi altro supporto necessario.

Sempre in data 24 giugno 2020, il DFS e la State University of New York (SUNY) hanno firmato un memorandum d’intesa, con l’intenzione di lanciare un nuovo programma relativo alle valute virtuali, legato all’Università newyorchese denominato “SUNY BLOCK“. Una volta concesso in licenza dal DFS, SUNY BLOCK è in grado di supportare le nascenti entità che intendono sviluppare soluzioni basate sull’impiego di valute virtuale delle comunità locali, attraverso il succitato framework di licenze condizionate.

Orbene, la licenza condizionale per criptovalute che il 21 ottobre 2020 è stata rilasciata a PayPal dal Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York (prima licenza di questo tipo), s’inserisce nel contesto dell’iniziativa “SUNY BLOCK”.

PayPal – criptovalute: le prospettive di sviluppo, non solo Bitcoin … (forse le CBDC?)

La mossa di PayPal è destinata a non passare inosservata e lascia intravedere un chiaro supporto della società al mondo delle criptovalute, testimoniato anche da precedenti attività di ricerca e investimenti.

PayPal ha esplorato il potenziale delle valute digitali attraverso partnership con piattaforme di criptovaluta autorizzate e regolamentate e con le banche centrali di tutto il mondo. Con riferimento a questo ultimo punto, vale ricordare (tra l’altro) che la società era tra i sostenitori iniziali di Libra, il progetto di global stable coin[8] sponsorizzato da Facebook annunciato nel luglio dello scorso anno, dal quale si è poi ritirata dopo pochi mesi.

Negli ultimi cinque anni, PayPal ha aumentato la propria attenzione e incrementato le sue risorse per esplorare la prossima generazione di infrastrutture di servizi finanziari digitali e per migliorare il commercio digitale attraverso un gruppo di ricerca interno focalizzato su blockchain.

Nel 2019, PayPal Ventures ha investito in TRM Labs, un’azienda impegnata nell’aiutare le istituzioni finanziarie a prevenire le frodi in criptovaluta e i crimini finanziari, e in Cambridge Blockchain, una società di software per la gestione delle identità digitali, basato su blockchain, per facilitare il digital onboarding.

PayPal continuerà ad esplorare il potenziale delle tecnologie DLT per migliorare i servizi finanziari e garantire che siano più veloci, più sicuri e meno costosi. In tal senso, l’azienda intende lavorare fianco a fianco con le autorità di regolamentazione, i governi e le banche centrali in questa ricerca.

L’insieme di queste considerazioni (rileva in particolare il riferimento alle banche centrali), lascia intuire che in un futuro, forse più prossimo di quanto si pensi, il gigante di Palo Alto possa decidere di supportare anche le molteplici iniziative di CBDC (Central Bank Digital Currency), che stanno avviandosi con sempre maggiore accelerazione nel mondo. Chissà, … forse potrebbe candidarsi a costituire un canale efficace per favorire gli scambi commerciali worldwide in ambito retail, offrendo servizi di conversione fra CBDC differenti.

 

NOTE


[1] È importante rimarcare da subito che questi wallet, nella cui classificazione s’inscrivono i wallet di PayPal, non devono confondersi con un’altra tipologia piuttosto diffusa, chiamata “pass-through wallet”, alla quale appartengono, invece, prodotti come SamsungPay, Apple Pay o Google Pay.

[2] Nell’Unione europea i fondi trasferiti dal conto PayPal del pagatore a quello del beneficiario costituiscono moneta elettronica, ai sensi della direttiva UE 2009/110 (altresì nota come “EMD2” o “seconda direttiva sulla moneta elettronica) e le transazioni di pagamento in moneta elettronica fra conti PayPal avvengono nel rispetto della direttiva UE 2015/2366, più nota come “PSD2”.

[3] Per un approfondimento sul tema del trasferimento di fondi fra SVA wallet in moneta elettronica, può essere utile seguire il webinar “DIGITAL WALLET E SMART POS” – Osservatorio Innovative Payments – 27 aprile 2017 – R. Garavaglia (https://www.osservatori.net/it/eventi/on-demand/webinar/digital-wallet-e-smart-pos).

[4] In Italia il valore ‘liberatorio’ del pagamento in moneta a corso legale è stabilito dall’art. 1277 c.c.

[5] Nel nostro paese l’istituto della datio in solutum è previsto all’art. 1197 c.c.

[6] Si definiscono tali i cc.dd. stable coin.

[7] N.Y. Fin. Serv. Legge § 102(a).

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[8] Per un approfondimento su global stable coin, può essere utile seguire il webinar “GSC GLOBAL STABLECOINS: SWOT ANALYSIS PER VALUTARE GLI SCENARI DI SVILUPPO” – Osservatorio Innovative Payments – 21 luglio 2020 – R. Garavaglia (https://www.osservatori.net/it/eventi/on-demand/webinar/gsc-global-stablecoins-swat-analysis-webinar ).

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