FacebookTwitterLinkedIn

Libra coin: l’esercizio del dubbio e dell’immaginazione

A poco meno di un mese dall’annuncio del progetto Libra, un approfondimento su alcuni temi sostanziali della nuova valuta digitale: stabilizzazione, politica monetaria, creazione di base monetaria sul modello dei currency board, governance Associazione Libra

Roberto Garavaglia

Passata la buriana di commenti frettolosi e conclusioni affrettate che hanno accompagnato l’annuncio di Libra coin, l’opera (più che un’operazione) sulla cui tela Facebook ha impresso la propria imprimitura e che, stando ai proclami, vorrebbe rappresentare il sogno di una moneta globale, universalmente accessibile e massimamente fungibile, è giunto il tempo di soffermarsi un poco su quanto, seppure in controluce, traspare a uno sguardo più attento. Superando gli effetti di un’autentica sindrome di Stendhal (per seguitar nella metafora artistica), mi accingo ora a condividere alcune riflessioni su alcuni elementi (tutt’altro che pittorici, né – auspicabilmente – pittoreschi) che paiono sostanziare la nuova criptovaluta: stabilizzazione, politica monetaria, creazione di base monetaria sul modello dei currency board, governance Associazione Libra. 

La stabilizzazione di Libra coin

In molti (compreso chi scrive) hanno descritto Libra coin come una stablecoin. Per agevolare il lettore nella comprensione di un tema decisamente complesso, procedo con ordine e dar conto, innanzitutto, di quale definizione possa attribuirsi a tale termine (“stablecoin”).

Gli stablecoin, altresì noti con il termine “fiat Pegged Token”, sono una rappresentazione digitale di valute fiat che potremmo definire “aumentata”. Con rappresentazione digitale di una moneta fiat s’intende ad esempio la moneta elettronica[1], ossia una moneta a corso legale smaterializzata digitalmente.

Nel caso di Libra coin, in realtà, non esiste un’unica valuta fiat che viene rappresentata digitalmente, bensì un insieme di esse presenti nel paniere su cui l’Associazione Libra investe a costituzione della riserva (ne parleremo più avanti in dettaglio).

Cosa si vuole significare invece con l’aggiunta del termine “aumentata”? Nell’analogia con la realtà aumentata, un token di tale tipo è in grado di conferire alla moneta fiat alcune caratteristiche speciali tra cui, ad esempio, la programmabilità. L’esecuzione di una transazione su blockchain può essere vincolata a un set di regole predefinite e “cablate” all’interno del token che determinano come (o dove) può essere usata la fiat money rappresentata dal token stesso. L’impiego di Libra coin, pertanto, può avvenire “programmato” all’interno di un smart contract scritto nel nuovo linguaggio di scripting on-chain Move.

Più genericamente, una stablecoin può essere considerata una nuova fattispecie “facente funzione di moneta”, emessa e gestita tramite l’impiego di tecniche criptografiche tipiche delle blockchain, legata ad asset fisici o digitali, come l’oro o altre valute internazionali. È tuttavia necessario un “sistema” che sia in grado di fornire una “stabilità” per questi particolari token, evitando improvvise fluttuazioni che ne renderebbero poco praticabile l’impiego massivo, mediante la predisposizione di riserve patrimoniali “reali”.

Una volta che una moneta fiat viene “tokenizzata”, infatti, per essa (e per le transazioni con la stessa effettuate) deve essere sempre garantito un cambio 1 a 1 con valuta reale sottostante.

Ogni stablecoin deve corrispondere a un bene reale mantenuto (sotto forma di riserva) da un soggetto che “concorre” all’emissione del token (ad esempio una piattaforma operata da un consorzio o da un’Associazione come nel caso di Libra). 

La politica monetaria della nuova valuta digitale

Leggendo uno dei molti (troppo sintetici) white paper diffuso il 18 giugno 2019[2], si osserva che “Libra è interamente garantita da una riserva asset reali. Un paniere di depositi bancari e titoli di Stato a breve termine sarà tenuto nella Riserva Libra per ogni Libra che viene creata, costruendo così la fiducia nel suo valore intrinseco.

Contrariamente a molte altre criptovalute, dunque, Libra sembrerebbe “ancorata” alle politiche monetarie delle banche centrali direttamente rappresentate nella riserva. Il suo valore, pertanto fluttuerà (è bene chiarirlo sin da subito) mimando le -inevitabili – dinamiche delle asset classs su cui la riserva investe.

Ciò premesso e rimarcando il fatto che, come emerge dal documento “The Libra Reserve”,  l’Associazione Libra non definisce la politica monetaria, bensì si limita a coniare e ritirare Libra coin solo su richiesta dei cc.dd “rivenditori autorizzati” (uno di essi è, in primis, Calibra), per l’utilizzatore finale non dovrebbero sussistere preoccupazioni, almeno stando alle dichiarazioni di intenti (così possiamo solo definirle …) che si leggono nei documenti ufficialmente distribuiti da libra.org, che l’Associazione possa determinare “attivamente” manovre inflattive o deflattive.

Affinché le nuove monete possano essere coniate, deve sempre esserci un corrispondente pagamento in valuta fiat da parte dei rivenditori conferito nella riserva. Attraverso l’interazione con i rivenditori autorizzati, l’Associazione conia automaticamente nuove monete quando la domanda aumenta e le ritira quando la stessa si contrae.

Orbene, qualsiasi rivalutazione o deprezzamento del valore del Libra coin sarà il risultato delle dinamiche del mercato valutario (sempre stando a una prima lettura dei documenti …). 

La creazione di base monetaria e il modello dei currency board

Sebbene possa apparire una provocazione, vediamo ora di comprendere, sempre alla luce di una puntuale disamina dei documenti diffusi il 18 giugno scorso, se sia possibile ritenere che una comunità di utilizzatori di una moneta (in questo caso virtuale) possa (volersi?) riconoscere in un’immaginifica società che, derivando dal nome della sua stessa moneta, chiamerò arbitrariamente “Libraland”.

Questa metafora ci servirà per capire meglio i prossimi passaggi che condurranno il lettore a comprendere come il progetto di Facebook getti le basi per la creazione di base monetaria e di come sia richiesto un completo rassegnamento della fiducia sull’’Associazione Libra da parte di chi vorrà impiegare la nuova valuta digitale, almeno, quale mezzo di scambio e unità di conto, due delle tre funzioni che normalmente una moneta è chiamata a svolgere. Intesa come mezzo di scambio, Libra coin sarà impiegata come sistema per intermediare la negoziazione di merci, rispondendo con ciò all’esigenza di conciliare le volontà di due parti coinvolte in una transazione di pagamento, che si genera nell’economia di scambi della nostra immaginaria “Libraland”. Nell’accezione di unità di conto, la nuova moneta digitale serve per la computazione del valore e del costo di un bene, di un servizio, di un credito o di un debito, negoziato all’interno di “Libraland”.

Prima però di procedere in quello che, in prima battuta, sembra un azzardo, è importante sottolineare che l’entità della riserva amministrata dall’Associazione Libra è determinata dall’entità dei saldi che gli utenti detengono[3] e che le modalità di interfacciamento con la riserva (si legge sempre nel paper in parola) sarebbero tali da rendere l’approccio di Libra molto simile al modo in cui operano i currency board. A tal proposito è utile sottolineare un aspetto che il paper non manca di evidenziare, laddove osserva che “mentre le banche centrali possono stampare denaro a propria discrezione, i currency board di solito stampano solo banconote e monete valuta locale quando vi sono sufficienti attività in valuta estera per sostenere completamente una nuova emissione di banconote”.

Ma cosa sono esattamente i currency board? Tecnicamente si definiscono tali le autorità monetarie che emettono banconote e monete metalliche convertibili a vista in una valuta estera. Tale valuta agisce quale moneta di riserva alla quale la moneta fiat è ancorata con un tasso di cambio fisso.

Nel caso di Libra, sembrerebbe (ma qui davvero l’uso del condizionale è imprescindibile) che il voler agire come currency board, più che come banca centrale, sia paragonabile a un’autorità monetaria che emette, al posto di banconote e monete metalliche, una valuta digitale tale da costituire una nuova base monetaria, ovvero la base monetaria di uno stato (o nazione) “stateless”, così si potrebbe definire la comunità di utilizzatori di Libra coin, una “collettività” che, stando ai numeri di Facebook, potrebbe aggirarsi intorno ai due miliardi di utenti. Questa nazione stateless è quella a cui ho convenzionalmente dato, per agevolare il lettore, il nome di “Libraland” più sopra proposto.

Continuando nell’analogia (se di analogia si può o si potrà davvero parlare …) con i currency board “di fatto” (nel paper si cita ad esempio quello di Hong Kong[4]), la base monetaria della comunità stateless (la nostra “Libraland”)  aumenterebbe solo quando il board, ovverosia l’Associazione per il tramite del suo Consiglio, acquista (ossia investe) le valute estere presenti nel paniere a un tasso di cambio fisso[5] per “creare” moneta digitale Libra e diminuirebbe quando il board disinveste.

Orbene, forse è opportuno, giunti a questo punto, chiarire ulteriormente chi siano (o cosa abbiano rappresentato nella storia) i currency board. I primi currency board fanno la loro comparsa durante il XIX secolo nelle colonie inglesi e francesi. Attesa l’instabilità delle valute locali all’epoca vigenti, l’adozione di currency board ha un senso, potendo conferire alcuni vantaggi fra cui un’inflazione molto bassa (altrettanto controllata, ovviamente) e tassi  di interesse più contenuti. Per contro, in un sistema siffatto non vi è alcuna indipendenza monetaria, laddove le politiche si concentrano unicamente sul mantenimento della copertura dell’offerta monetaria tipica della riserva a discapito di altre possibili valutazioni interne.

Proseguendo nell’analogia con Libra, la dichiarata assenza di una politica monetaria reca inevitabilmente una pressocché totale dipendenza dagli asset presenti nel paniere su cui investe la riserva, privando la nostra “Libraland” di qualsiasi indipendenza. Ciò se da un lato può essere un bene (quali apocalittici scenari si presenterebbero se una non “non-nazione”, ovvero una nazione stateless, ottenesse la propria indipendenza monetaria …), dall’altro occorre riconoscere il più alto livello di fiducia nell’Associazione Libra, nei propri membri (rappresentati nel Consiglio), nella sua governance.

Vi è poi un altro tema – assolutamente dirimente – che, ove si voglia intendere la base monetaria sul modello dei currency board, deve essere considerato. Se i currency board “di fatto” emettono banconote e monete metalliche che possono avere valore liberatorio[6] (ossia il potere di estinguere le obbligazioni pecuniarie tra pagatore e beneficiario), Libra coin è una moneta digitale che non ha alcun valore legale. A titolo esemplificativo, nell’Eurozona, il Regolamento (CE) N. 974/98 del 3 maggio 1998 relativo all’introduzione dell’euro, stabilisce opportunamente il potere liberatorio delle monete metalliche denominate in euro coniate dagli Stati membri partecipanti. Ne consegue che le “monete” Libra possono essere utilizzate per acquistare beni o servizi solo se il venditore è disponibile ad accettarle, un aspetto non trascurabile che dovrebbe essere previsto in apposita normazione privatistica, con tutti i limiti del caso (a tal proposito, si pensi all’entità dei rapporti intersoggettivi tra i singoli aderenti la comunità che abbiamo chiamato “Libraland”, un non-stato che potrebbe contare oltre due miliardi di soggetti …).

Un’ultima riflessione sul modello dei currency board e il rischio di cambio. Le considerazioni sin qui formulate, come detto, si basano sulla sola lettura dei documenti citati; tuttavia, osservando come il paniere sia costituito da una molteplicità di valute che rappresentano la riserva, la variabilità che ne emerge potrebbe far presumere un cambio flessibile, le cui fluttuazioni potrebbero non essere irrilevanti in special modo per gli utenti che userebbero Libra coin in quelle nazioni adottanti le principali valute internazionali (p.e. gli Stati Uniti). Estendendo questo concetto, si potrebbe, per contro, arrivare a dire che in paesi dove l’instabilità della propria moneta sia effettivamente alta, l’impiego di Libra coin potrebbe essere di maggior gradimento. 

Il ruolo dell’Associazione Libra

Compreso cosa possa voler significare la creazione di una base monetaria in Libra coin e il riconoscersi in una comunità “stateless” che sceglie di adottare questa valuta virtuale per i propri scambi, al netto di giudizi che, volutamente, in questo articolo ci si astiene dall’esprimere, proseguiamo nel percorso di comprensione del ruolo dell’Associazione Libra.

Il denaro nella riserva impiegato per investire negli asset che dovrebbero collateralizzare Libra coin deriva essenzialmente da due differenti fonti: gli investitori che acquistano specifici token di investimento (potrebbe definirsi un security token) e gli utenti di Libra, ossia coloro che acquisteranno e venderanno i Libra coin[7].

Inizialmente, coloro che acquistano i token d’investimento (i cc.dd. “Founding Members”) hanno il compito e l’opportunità di operare sia come nodi della blockchain su cui Libra coin è sviluppata (una blockchain permissioned che dovrebbe evolvere entro 5 anni verso un’architettura “maggiormente permissionless”[8]), sia di partecipare al Consiglio che governa l’Associazione. Costoro, quindi, oltre a giocare un ruolo tecnologicamente attivo, hanno altresì la possibilità di assumere decisioni sulla governance della rete e della riserva. Tutte le decisioni sono sottoposte al Consiglio (organo apicale dell’Associazione) e per essere approvate richiedono il consenso di due terzi dei voti, la stessa maggioranza che si esprime nella rete prevista dal protocollo di consenso BFT (Byzantine Fault Tollerant) per la validazione delle transazioni, su cui la blockchain permissioned è (almeno nel periodo iniziale) basata.

La seconda fonte di approvvigionamento del capitale con cui l’Associazione investe per costituire la riserva sono gli utenti che acquistano (vedremo in seguito da chi) la valuta digitale, per poterli utilizzare in operazioni di incasso e pagamento (nella nostra metafora sono gli abitanti dell’immaginifica “Libraland”). Ne consegue che esiste un rapporto proporzionale diretto tra i “saldi” in Libra coin di cui l’utilizzatore finale dispone e l’ammontare della riserva.

Sempre leggendo con attenzione il succitato paper “The Libra Reserve” si evince inoltre che l’Associazione prevede una remunerazione in Libra coin[9] che viene corrisposta a titolo di incentivo ai “Founding Members” (quelli che partecipano in virtù dell’acquisto dei token d’investimento più sopra descritti) per stimolare la diffusione di Libra coin presso gli utenti finali (al tempo stesso acquirenti in un rapporto commerciale che prevede la negoziazione di Libra coin contro beni o servizi acquistati da merchent), i merchant (ossia la controparte commerciale degli utilizzatori acquirenti) e gli sviluppatori.

Il fatto che le politiche di incentivazione siano remunerate nella stessa valuta digitale (ovviamente solo a beneficio di chi ha investito nei token, ossia, al momento, unicamente un pubblico di investitori privati), dovrebbe far comprendere l’esistenza di un ruolo attivo nella stabilizzazione di Libra coin ad opera dell’Associazione (rectius, dei suoi membri).

Non vi è, però, solo una distribuzione di incentivi. Chi possiede i token d’investimento, infatti, è reso partecipe nella ripartizione, altresì, dei dividendi, in questo caso (si presume) nella valuta originaria con cui è stato acquistato il token. Al riguardo rileva osservare come nel paper “The Libra Associationsia riporta la seguente considerazione: “Man mano che la rete Libra cresce ed evolve verso una architettura blockchain permissionless in cui chiunque può servire da nodo, questi ruoli potrebbero non più essere richiesti”. Sebbene non chiarissimi i termini (e le conseguenze) di queste affermazioni, si può ritenere che nel progetto di migrazione verso un’architettura permissionless, anche la governance dell’Associazione Libra diverrà parimente più decentralizzata. 

La governance dell’Associazione Libra: qualche riflessione sulla gestione della riserva

Sotto il profilo della governance (s’intende quella iniziale con il progetto dovrebbe avviarsi), il fatto che la gestione della riserva sia molto centralizzata (almeno nei primi anni di vita e fintanto che non si evolverà verso un modello maggiormente decentralizzato), può costituire un problema. A tal riguardo, vale osservare come in uno dei documenti forse tra i più “criptici” fra quelli attualmente posti in circolazione[10], quello in cui si delineano alcune sfide che l’Associazione Libra intenderebbe voler affrontare per traguardare modelli di governance di consenso tipici delle DLT permissionless, rinvengano le seguenti osservazioni: “Decentralizzazione della funzione di riserva. La riserva consente agli utenti del sistema di godere di un mezzo di scambio relativamente stabile fin dall’inizio. Allo stesso tempo, rappresenta anche una funzione centralizzata. Affinché la rete sia completamente permissionless, l’Associazione dovrà esplorare ulteriori modalità di distribuzione e decentramento della riserva, compresa l’automazione del sistema di gestione degli investimenti nelle asset class, la verifica dei processi di creazione e dismissione della base monetaria. Un aumento della concorrenza nel mercato tra gli attori che possono operare con funzioni di custodia e gestione della riserva, sarà inoltre esaminata al fine di migliorare l’efficienza di questo servizio e i costi che esso rappresenta nel tempo.

Per chi osserva con sguardo critico l’eccessiva centralizzazione della governance (almeno iniziale …) dell’Associazione Libra, spingendosi con l’asserire che, stante le poche (e confuse) informazioni veicolate nei documenti ad oggi in circolazione (fonte libra.org), la dichiarazione delle responsabilità in capo a quest’organo è poco più che una proclamazione di buoni principi, potrà (forse …) scorgere nell’evoluzione verso una maggiore decentralizzazione, non tanto un mezzo per acclarare statutariamente le suddette responsabilità, bensì un fine per poter conseguire simili (per non dire equipollenti) rassegnazioni di fiducia, in un contesto dove la pluralità di attori potrà determinare orientamenti e incidere sulle dinamiche decisionali.

Il ruolo dei cc.dd. “rivenditori autorizzati”: Calibra e quelli che verranno …

Ho in precedenza accennato ai cc.dd. “rivenditori autorizzati”. Chi sono costoro e quale ruolo detengono nell’ecosistema Libra? Quali funzioni potranno espletare in quella comunità virtuale di utenti “non virtuali” che abbiamo chiamato “Libraland”? Tra di essi non stupisce, innanzitutto, di rinvenire Calibra, una società partecipata direttamente da Facebook che propone il primo wallet perfettamente integrato con WhatsApp e Messenger.

I rivenditori autorizzati, dunque, sono soggetti che acquistano in grandi quantità volumi di Libra coin (contribuendo a incrementare la riserva) per poi rivenderli agli utenti finali, operando in un regime che potremmo definire di exchange provider e custodial provider.

L’Associazione Libra, si legge nel paper “The Libra Association”[11], nei confronti dei rivenditori autorizzati, opera come “buyer of last resort”, un ruolo simile a quello attribuibile, nel modo delle valute fiat, alle banche centrali (più propriamente, in questo caso, definito “lender of last resort”), ma che nel mondo Libra, apparentemente più vicino al mondo dei currency board, si fatica a comprendere come possa realizzarsi. Un currency board, infatti, generalmente non funge da prestatore di ultima istanza (è questo uno dei molti punti su cui ci si attende maggiori chiarimenti).

È possibile definire il fair value di Libra coin?

Di là di quel che può sembrare, a primo acchito, una bizzarria, pare lecito chiedersi se sia immaginabile definire il fair value di Libra coin. Ove possibile, ciò contribuirebbe a stimare se (e in che misura) la nuova valuta digitale potrebbe perdere (o acquisire) il suo “valore intrinseco”, più volte citato nei documenti pubblicati il 18 giugno 2019 a seguito dell’annuncio del progetto.

Semplificando moltissimo un tema decisamente complesso, potremmo dire che il fair value di Libra coin si compone di almeno due valori (entrambi fra loro correlati): valore intrinseco come mezzo di scambio e valore come riserva di valore.

Il valore come mezzo di scambio, ossia il valore di Libra coin intrinsecamente legato alla possibilità (o opportunità) di essere impiegato come mezzo di trasferimento della moneta nell’economia di quella che abbiamo chiamato “Libraland” (ossia la comunità di utenti che la useranno per incassi e pagamenti) deve fare i conti con almeno i seguenti aspetti: diffusione della rete di accettazione, sicurezza (quest’ultima sia reale sia percepita).

Per quanto attiene il primo punto, al netto delle riflessioni fatte precedentemente sul potere liberatorio di una valuta non fiat, la diffusione come strumento di pagamento contempla necessariamente il riconoscimento di alcuni elementi qualitativi e distintivi, fra i quali giova ricordare, la semplicità di utilizzo, il costo delle transazioni, la velocità.

Ove le transazioni in Libra coin avvenissero, per esempio, in deroga alle regole che, almeno nell’Unione Europea, sono definite dalla PSD2 e dall’EBA sull’autenticazione forte del cliente (come potrebbero effettivamente essere, attesa la natura di valuta digitale al momento non attenzionata da tali regole), si potrebbero aprire scenari di adozione massiva nel settore dell’e-commerce. Per contro, si avrebbe la necessità di prevedere forme di tutela per l’acquirente e per il venditore, tutte ancora da definire (vedremo meglio questi aspetti quando Calibra, il primo wallet “ufficiale”, inizierà ad essere realmente impiegato).

Sul fronte dei costi, ancora una volta è necessario fidarsi delle politiche (economiche in questo caso) definite dall’Associazione Libra; la scelta di adottare un’architettura permissioned (nei primi anni di avvio), potrebbe garantire una minore fluttuazione dei valori delle commissioni rispetto a quelle che si applicano (sotto forma di remunerazione dei miners) nelle blockchain permissionless, rendendo appetibile l’uso di Libra coin anche per transazioni di piccolo importo, o in tutti quei contesti di remittances e, più in generale, per un’utenza tipicamente unbanked che potrebbe vedere nel progetto Libra uno strumento di inclusione finanziaria . Sul fronte della rapidità di esecuzione delle transazioni, la scelta di non prevedere (almeno inizialmente) un sistema di validazione più decentralizzato, dovrebbe consentire buoni livelli di prestazione. Queste ultime due considerazioni (costi e velocità delle transazioni), in vero, rischiano di apparire poco attendibili e alquanto parziali, ove non si considerassero i progressi che, nel mondo delle blockchain permissionless, stanno conseguendo i protocolli cc.dd. di “Layer 2” (Lightning Network, Sharding per fare alcuni esempi).

Dal punto di vista della sicurezza, il valore intrinseco di Libra coin potrebbe essere molto dipendente dalla garanzia di un’effettiva protezione dei dati associati alle transazioni. Un aspetto, questo, su cui Facebook ha dimostrato non poche vulnerabilità.

L’insieme di queste considerazioni, opportunamente ponderate, hanno impatto sul valore intrinseco come “mezzo di scambio” di Libra coin. Laddove si verificassero criticità che afferissero anche solo uno degli elementi analizzati, il rischio che anche il valore inteso come “riserva di valore” della nuova moneta digitale possa venire pesantemente intaccato è parimenti alto. Immaginiamoci infatti cosa potrebbe accadere se si avesse un drastico calo del fair value di Libra coin dipeso dal valore come “mezzo di scambio” (ad esempio come conseguenza di una “distrazione” dei dati sensibili associati alle transazioni idi pagamento). A un tratto, la moneta non ancora in circolo, ovvero quella che risiede nei wallet a fronte dell’acquisto da uno dei “rivenditori autorizzati” di cui si è parlato poc’anzi, ma che non è ancora stata spesa, perderebbe repentinamente il suo valore nell’accezione di “riserva di valore”; chi vorrebbe, infatti, utilizzarla sapendo di incorrere in simili problemi? Si avrebbe un’autentica “corsa” al riparo, caratterizzata da una mole consistente di richieste di conversione in moneta fiat cui i “rivenditori autorizzati” dovrebbero far fronte, con la conseguente necessità (per l’Associazione Libra) di disinvestire, in tempi brevi, buona parte degli asset presenti nella riserva a prezzi più bassi di quelli di ingresso. Uno scenario che, nei documenti diffusi da libra.org, non sembrerebbe neppure paventato, ma sul quale, invece, occorrerebbe meditare (almeno in via preventiva). 

Conclusioni

In questo breve articolo ho voluto non già, come premesso in incipit, riproporre una lettura che, in queste prime settimane dall’annuncio di Libra, si è più volte offerta. Lungi dal voler essere (stato) esaustivo, le riflessioni condivise da chi scrive vogliono porre l’attenzione su alcuni aspetti che, in una previsione di sviluppo (laddove così sia …) della nuova valuta digitale, appaiono fortemente critici: creazione di base monetaria, politica monetaria, stabilizzazione della valuta, governance. Ognuno di essi rappresenta “virtualmente” (con ciò riferendomi all’etimologia del termine, volutamente incluso fra doppi apici che indica “in potenza”, ossia qualcosa che non esiste  – ancora – in atto) un rischio e un’opportunità al tempo stesso.

Non sappiamo se Libra avrà un futuro, ignoriamo se, addirittura, potrà mai realmente nascere, tuttavia ci sembra doveroso esercitare un pensiero intellettualmente onesto che, libero da pregiudizi, possa consentirci l’uso di quegli attrezzi della conoscenza che solo il dubbio e l’immaginazione ci rendono fruibili e utili. Perché in definitiva “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza[12].

Bibliografia e sitografia

  • Documenti fonte libra.org (https://libra.org/en-US/)
    • “An Introduction to Libra”, White Paper – From the Libra Association Members
    • “The Libra Reserve”, Christian Catalini, Oliver Gratry, J. Mark Hou, Sunita Parasuraman, Nils Wernerfelt
    • “The Libra Association”
    • “How to Become a Founding Member”
    • “Moving Toward Permissionless Consensus”, Shehar Bano, Christian Catalini, George Danezis, Nick Doudchenko, Ben Maurer, Alberto Sonnino, Nils Wernerfelt
  • “La moneta programmabile? Forse con gli stablecoin …” (19 dicembre 2018), Garavaglia R. – Blockchain4Innovation.it  https://www.blockchain4innovation.it/criptovalute/la-moneta-programmabile-forse-con-gli-stablecoin/  – Ultimo accesso 14/7/2019 – 19:37
  • “Il custode è responsabile delle chiavi degli appartamenti … o di ciò che vi è contenuto?” (24 settembre 2018), Garavaglia R. – Blockchain4Innovation.it (https://www.blockchain4innovation.it/criptovalute/il-custode-e-responsabile-delle-chiavi-degli-appartamenti-o-di-cio-che-vi-e-contenuto/ ) – Ultimo accesso 14/7/2019 – 16:45
  • Tutto su blockchain (aprile 2018), Garavaglia R. – Hoepli editore
  • Dizionario di Economia e Finanza (2012), “Currency board”, Habib M., Stracca L. – Treccani
  • The Impact of Dollarization and Currency Boards on Income and Inflation: A Synthetic Control Analysis (July 29, 2014), Hallren, Ross J. – University of Oklahoma, Department of Economics
  • The Lender of Last Resort Function Under a Currency Board: The Case of Argentina (September 1996), Caprio, Gerard and Dooley, Michael P. and Leipziger, Danny and Walsh, Carl E. – World Bank Policy Research Working Paper No. 1648
  • “Bitcoin: tutto quello che c’è da sapere su fluttuazioni e trading” (13 novembre 2017), Torchiani G. – Digital4Trade.it (https://www.digital4trade.it/tech-lab/bitcoin-tutto-quello-che-ce-da-sapere-su-fluttuazioni-e-trading/ ) – Ultimo accesso 14/7/2019 – 16:46

 

NOTE


[1] In Italia la definizione di “moneta elettronica” rinviene nel TUB (Testo Unico Bancario) come “(…) il valore monetario memorizzato elettronicamente, ivi inclusa la memorizzazione magnetica, rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia emesso per effettuare operazioni di pagamento (…)” (Decreto legislativo del 1° settembre 1993 n. 385 – art. 1, comma 2, lettera h-ter).

[2] “An Introduction to Libra”, White Paper – From the Libra Association Members.

[3] Il valore di mercato della riserva garantisce sempre il controvalore in valuta fiat che gli utenti ricevono se vendono i propri Libra coin.

[4]“The Libra Reserve”, Cap. 3 “How Will the Reserve Change Over Time?”.

[5] Si veda più avanti alcune riflessioni sul tasso di cambio fisso.

[6]In Italia il valore liberatorio del pagamento in moneta a corso legale è stabilito dall’art. 1277 c.c.

[7] “The Libra Reserve”, Cap. 2 “How Is the Reserve Getting Set Up?”.

[8] “Moving Toward Permissionless Consensus”.

[9] Estratto da “The Libra Reserve”, Cap. 2 “How Is the Reserve Getting Set Up?”: <<The association will pay out incentives in Libra coin to Founding Members to encourage adoption by users, merchants, and developers. The funds for the coins that will be distributed as incentives will come from a private placement to investors>>.

[10] “Moving Toward Permissionless Consensus”, Cap. 2.1 “Technical and economic challenges”.

[11] Estratto dal paper “The Libra Association”: <<Since authorized resellers will always be able to sell Libra coins to the reserve at a price equal to the value of the basket, the Libra Reserve acts as a “buyer of last resort.>>.

[12] Cit. Stephen Hawking.

FacebookTwitterLinkedIn
FacebookTwitterLinkedIn

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all’uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi