Inchiesta sull’uso del contante: limiti e utilizzo nei paesi UE ed extra-UE

Non tutti i Paesi europei prevedono un limite all’uso del contante, come in Italia dove è operante già da diversi anni, con continue strette, una limitazione giunta, a partire da inizio 2022 a 999,99 euro. Ecco la situazione nei vari paesi in dettaglio. [...]
Alberto Stefani 

DPO & Cyber Security Analyst

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Nell’ambito della circolazione monetaria la tendenza generale, dovuta all’evoluzione tecnologica e alle abitudini degli acquirenti, è quella di diminuire sempre più le transazioni che avvengono attraverso il denaro contante per spostare gli usi verso i metodi di transazione digitale.

A spingere e alimentare questo processo concorrono differenti fattori sociali, tecnologici e politici in un quadro complesso ove si intersecano nuovi prodotti digitali atti a semplificare e diffondere i pagamenti digitali, resistenze da parte di determinati paesi cash oriented, fasce di popolazione poco propense all’uso di strumenti digitali e nuove imposizioni politiche che cercano di arginare la movimentazione del contante, abbassando continuamente le soglie consentite per poter perseguire obiettivi di controllo e lotta all’evasione fiscale.

Come è stato più volte affermato, la pandemia ha generato un indubbio aumento delle transazioni digitali, dovuto alla crescita degli acquisti online, dei pagamenti P2P (person to person) e dei pagamenti contactless.

Esistono ancora però ampie fasce della società che non hanno la capacità di effettuare pagamenti digitali. Ciò rende i contanti un importante strumento. Sebbene il divario digitale in Europa sia stato sostanzialmente ridotto negli ultimi anni, l’Unione Europea ha definito una politica che fornisce un chiaro percorso verso “un decennio digitale”.

Il quadro dell’Unione Europea racchiude al proprio interno molti paesi come Estonia, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito che hanno una penetrazione dell’online banking di oltre l’80% (dati aggiornati al 2020). Secondo il sito internet Statista.com ci sono ancora molti paesi con una scarsa diffusione dell’uso delle transazioni online o con l’impossibilità di fornire infrastrutture digitali appropriate.

Statista.com, all’interno del proprio studio, ha appurato anche che molti paesi come Croazia, Grecia, Polonia, Portogallo e Turchia che hanno una penetrazione dell’online banking inferiore al 50%, con punte di Bulgaria, Montenegro e Romania che portano la soglia sotto il 20%.

L’uso del contante come riserva di valore

Un approccio fondamentale per capire il ruolo del contante all’interno dell’economia è determinare quale percentuale di tutte le banconote in circolazione viene utilizzata per pagare le transazioni quotidiane. Secondo l’ultimo studio sull’argomento, in valore, solo il 20-22% delle banconote è detenuto per una finalità “circolante” (Fonte: BCE, “The paradox of banknotes: Understanding the demand for cash beyond Transactional use“, febbraio 2021).

Oltre alla sua funzione transazionale, la banconota è anche una riserva di valore. Questa detenzione di contanti soddisfa un’esigenza di sicurezza, con soggetti economici che scelgono di trattenere il denaro a scopo precauzionale per proteggersi da rischi e instabilità future, in particolare in tempi di incertezza economica o di instabilità politica.

L’uso del contante è anche determinato dalla dinamica domanda internazionale. La BCE stima che tra il 30% e il 50% del valore delle banconote in euro sia attualmente detenuto al di fuori dell’Europa.

Come precedentemente affermato, all’interno dell’area europea esiste un’enorme divergenza di preferenze quando si tratta di effettuare pagamenti cash oppure digitali.

Nel 2019, sempre secondo Statista.com gli austriaci hanno ritirato mediamente 140 euro a settimana dagli sportelli automatici mentre i norvegesi solamente 35 e nell’anno seguente, nel 2020, il 96% della popolazione islandese utilizzava l’online banking rispetto a solo il 9% della Romania.

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I limiti all’uso del contante in Europa

Mettendo da parte quelli che sono gli usi e consumi di differenti abitudini culturali, ci troviamo di fronte un quadro europeo fortemente differenziato tale da rendere necessarie politiche di omogeneizzazione all’interno di un contesto economico e politico che vuole tendere alla regolamentazione uniforme in vari settori.

Non tutti i Paesi europei, ad esempio, prevedono un limite all’uso del contante, come in Italia dove è operante già da diversi anni, con continue strette, una limitazione giunta, a partire da inizio 2022 a 999,99 euro.

In pratica il denaro liquido può essere utilizzato per comprare beni e servizi solo entro una determinata soglia, superata la quale bisogna ricorrere a strumenti di pagamento tracciabili come ad esempio assegni o bonifici.

Tale procedura contrasta con l’opinione diffusa che per evitare l’evasione fiscale e il riciclaggio del denaro, sia irrilevante limitare l’utilizzo del denaro liquido entro determinate soglie.

Nel dicembre del 2020 l’European Consumer Centres Network, un organismo creato dalla Commissione europea e dagli Stati membri per fornire assistenza ai consumatori, ha riportato in una mappa interattiva le informazioni relative a 30 Stati europei, di cui 28 facenti parte dell’UE più l’Islanda e la Norvegia.

Su 30 Stati solo in 12, compresa l’Italia, sono vigenti limiti all’uso del contante. Si tratta per lo più di Paesi dell’Europa del Sud oltre al Belgio e di alcuni Stati dell’Europa dell’Est.

In testa alla classifica degli Stati europei dove vige un limite più alto all’uso del contante troviamo:

  • Francia: 1.000 euro per i residenti e 15.000 per i non residenti;
  • Portogallo: 1.000 euro;
  • Grecia: 1.500 euro;
  • Spagna: 2.500 euro per i residenti e 15.000 per i non residenti;
  • Belgio: 3.000 in contante per le transazioni commerciali;
  • Bulgaria: 5.100 euro. Per importi superiori è necessario una transazione bancaria;
  • Romania: è prevista una soglia giornaliera di circa 2.100 euro;
  • Slovacchia: 5.000 euro;
  • Repubblica Ceca: 14.000 euro;
  • Polonia e la Croazia: 15.000 euro.

Evoluzione e dinamica del limite all’uso del contante in Italia

La storia del limite all’uso del contante in Italia è stata sempre altalenante, tant’è che in circa 30 anni, per ben nove volte, il nostro Governo è intervenuto per disciplinare la materia.

In origine, e più precisamente nel 1991 il governo in carica vietava il trasferimento di denaro contante o di titoli al portatore in lire o in valuta estera quando il valore da trasferire era complessivamente superiore a venti milioni di lire (circa 10.329,14 euro).

In un’epoca più recente, il limite da rispettare apparso nel Decreto fiscale 2020 prevedeva che dal 1° luglio 2020 la soglia passasse da 3.000 euro a 2.000 euro, il tetto massimo è rimasto lo stesso per tutto il 2021 fino a pochi giorni fa quando a decorrere dal 1° gennaio 2022 abbiamo una soglia massima a 999,99 euro.

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Il limite all’uso del contante in Italia ha come obiettivo quello di consentire la tracciabilità dei pagamenti e la lotta all’evasione fiscale. Pertanto, sono vietati i trasferimenti di contanti e di titoli al portatore in euro e in valuta estera oltre la soglia massima prevista.

Inoltre, gli assegni bancari e postali, quelli circolari, i vaglia postali e cambiari, inclusi i vaglia della Banca d’Italia di importo pari o superiore a 1.000 euro devono riportare (oltre a data e luogo di emissione, importo e firma) l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile”.

I libretti di deposito al portatore devono essere estinti oppure il loro saldo deve essere ridotto al di sotto della soglia consentita.

Detrazioni fiscali

Le restrizioni introdotte all’uso del contante incidono anche in materia di oneri detraibili e pagamenti tracciabili.

Dal 1° gennaio 2020 il contribuente è obbligato a effettuare i pagamenti delle principali detrazioni fiscali (vedi ad esempio le spese di istruzione) esclusivamente tramite assegni, bancomat, carte di credito, carte prepagate, ecc.

L’unica eccezione è rappresentata dalle spese sanitarie inerenti all’acquisto di medicinali e dispositivi medici e prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Pagamenti rateali

Il limite all’uso dei contanti si applica, altresì, ai pagamenti rateali fatti salvi i casi in cui la pluralità di distinti pagamenti è stata preventivamente stabilita tra le parti con contratto o è dovuta per usi commerciali.

Nel primo caso, ad esempio, rientra quello delle cure dentistiche laddove in accordo con il professionista, il paziente può procedere a pagamenti rateali, anche se nel complesso si supera l’importo soglia.

Nel secondo caso rientra, invece, l’ipotesi dei lavori di ristrutturazione, pagati a Sal (Stato avanzamento lavori), in tutti gli altri casi, quindi, il limite va rispettato e non servirà frammentare il pagamento in più tranche, inferiori alla soglia massima prevista per legge, per non incorrere nelle sanzioni previste.

Gli stranieri sono tenuti a rispettare il limite all’uso del contante?

La normativa che prevede il limite dell’uso del contante nel nostro Paese si applica a tutti i pagamenti di prodotti, servizi e forniture, eseguiti in Italia sia da cittadini italiani sia da cittadini comunitari ed extracomunitari.

Per gli stranieri, però, è prevista una deroga alla soglia minima ma solo con riferimento agli acquisti effettuati per beni e servizi legati al turismo. Perciò, per le operazioni compiute da commercianti e agenzie di viaggio il limite da osservare, per gli stranieri, è di 15.000 euro.

Coloro che intendono usufruire della deroga devono però, inviare un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate oltre a seguire una determinata procedura.

Nel dettaglio, il commerciante o l’agenzia di viaggio e turismo all’atto dell’effettuazione dell’operazione, deve acquisire la fotocopia del passaporto del turista straniero nonché un’autocertificazione in cui lo stesso dichiara di non essere un cittadino italiano e di essere residente all’estero.

Nel primo giorno feriale successivo all’operazione, il commerciante/agenzia di viaggio deve versare il denaro contante incassato su un proprio conto corrente bancario o postale, consegnando all’istituto di credito/posta una copia della comunicazione già inviata all’Agenzia delle Entrate.

Come potrà essere percepita questa burocrazia da cittadini provenienti da paesi in cui non esistono limitazioni? Sicuramente non saranno smarriti poiché, molto probabilmente, i loro acquisti verranno effettuati attraverso l’uso di carte di credito o altre forme di pagamento totalmente cashless.

Ricordando che non esistono limiti ai pagamenti con denaro liquido in Germania, Irlanda, Islanda, Svezia; Lituania, Lettonia, Olanda, Gran Bretagna oppure limiti nell’ordine dei 5.000 euro al mese per le persone giuridiche, le imprese e i soggetti a Iva come in Ungheria oppure in Danimarca dove oltre la cifra di circa 1.340 euro il consumatore diviene responsabile in caso di evasione fiscale.

Esistono infine paesi come l’Estonia dove le banche devono accettare senza limiti i versamenti di banconote e monete mentre tutte le altre entità giuridiche ed i cittadini devono rispettare un limite di n. 50 banconote o monete, qualsiasi sia il valore delle stesse.

Fiducia e cultura come basi delle nazioni cashless

Svezia, Norvegia e Finlandia sono tutti paesi che stanno aprendo la strada a una via che porterà a breve alla totale esclusione dei contanti; ma perché proprio questi paesi del nord Europa risultano essere i più virtuosi?

Culturalmente, i paesi nordici tendono ad avere fiducia nei propri governi e nelle istituzioni, pertanto, credono che il loro denaro sia altrettanto sicuro, se non più sicuro, nelle mani di una banca digitale di quanto lo sia nelle loro.

Si aggiunge a questo aspetto un elevato livello di alfabetizzazione informatica in tutte le fasce della popolazione con una competenza digitale elevata anche per le persone più anziane.

Svezia 

La Svezia sembra destinata a essere uno dei primi paesi europei a sbarazzarsene, oltre il 98% dei cittadini che possiede una carta di debito e uno dei principali paesi per i pagamenti mobili contactless, il denaro fisico sta rapidamente diventando una rarità del passato in Svezia.

In Svezia, è del tutto legale per un commerciante rifiutare i pagamenti in contanti. Ciò essenzialmente costringe i consumatori ad acquistare i propri prodotti tramite un metodo di pagamento digitale. Questo, combinato con il fatto che la maggior parte delle banche svedesi non gestisce le transazioni in contanti in filiale e gli sportelli automatici sono pochi rispetto alla popolazione, non c’è da meravigliarsi se, secondo la Banca centrale, la Svezia sarà un paese completamente senza contanti entro il 2023.

Norvegia 

Anche la Norvegia è uno dei paesi europei più vicini a un futuro senza contanti, secondo i dati della Banca Mondiale. Quasi tutti i norvegesi (98%) possiedono una carta di debito e la banca centrale norvegese afferma che solo il 3-5% di tutte le transazioni nei punti vendita sono state effettuate con contanti.

Sorprende anche che oltre il 95% della popolazione utilizza app di pagamento mobile e nel 2020 le app sono state il modo più popolare per trasferire denaro tra privati, rappresentando quasi l’80% di tutti i trasferimenti.

Un interessante sottoprodotto della direzione verso un futuro senza contanti è una maggiore attenzione alle valute digitali. Nell’aprile 2021, la banca centrale norvegese ha annunciato pubblicamente di essere alla ricerca di opzioni di valuta digitale per aiutare a sostenere il passaggio ad una società senza contanti.

Finlandia 

La Banca di Finlandia ha previsto che entro la fine del 2029 quello finlandese sarà un paese completamente senza contanti e ci sono molti dati a sostegno di questa affermazione.

Il 98% di tutti i finlandesi in possesso di una carta di debito e il 63% in possesso di una carta di credito, quasi l’intera popolazione può pagare senza utilizzare contanti. Le transazioni senza contanti della Finlandia hanno raggiunto l’incredibile cifra di 50 miliardi di euro nel 2018 e si prevede che raggiungeranno livelli massimi di quasi 60 miliardi di euro entro il 2022.

L’80% dei finlandesi preferisce pagare con carta di debito quando si trova in un negozio fisico. Questo numero è solo in aumento, con una diminuzione prevista dello 0,8% dei pagamenti in contanti prevista per il 2022.

Canada

Il Canada si trova al decimo posto in termini di economia più grande al mondo e uno dei paesi meno corrotti.

Secondo i rapporti dell’OCSE, il Canada è uno dei paesi più istruiti al mondo. Spende il 5,3% del PIL nel settore dell’istruzione, avendo un’alfabetizzazione degli adulti del pari al 99%.

Secondo i dati, l’83% della popolazione ha carte di credito con il limite più alto di pagamento contactless di 250 dollari.

Secondo i dati di Payments Canada Data, il 62% dei canadesi riferisce di preferire i metodi di pagamento digitali e il 42% evita i negozi che non accettano pagamenti contactless.

Alla fine del 2019, il 73% delle transazioni totali erano elettroniche e l’uso del contante è diminuito di circa il 40% negli ultimi 5 anni.

Cina

Dal 2010 la Cina è la seconda economia mondiale in termini di PIL nominale, con un totale di circa 15,66 trilioni di dollari.

Dal 2018, il Fondo Monetario Internazionale prevede che la Cina supererà gli Stati Uniti in termini di PIL nominale entro il 2030. La società cinese senza contanti sta crescendo più rapidamente di altre economie alimentata da piattaforme fintech come WeChat Pay di Tencent e Alipay di Alibaba.

Dopo la pandemia di Covid-19, la Cina ha lanciato la sua valuta digitale: lo Yuan digitale. L’obiettivo è aumentare i pagamenti contactless e diventare il primo paese al mondo senza contanti.

Secondo un rapporto, quasi il 60% della popolazione cinese effettuerà pagamenti tramite app di pagamento mobile entro il 2023. La Cina sta spingendo soprattutto verso il pagamento con riconoscimento facciale che consente di pagare gli acquisti senza portare denaro utilizzando un sorriso come pin.

Corea del Sud

La Corea del Sud, che ha un’economia mista, è il paese più industrializzato secondo l’OCSE. La Corea del Sud è stata tra i pochi paesi che sono stati in grado di evitare la recessione nel 2007-2008. È il terzo paese al mondo con il più grande indice di disponibilità della rete internet tra i paesi asiatici e ha un elevato sviluppo nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Più della metà delle filiali bancarie coreane non accetta più depositi di contanti e prelievi. I sudcoreani hanno un tasso di possesso di smartphone del 100%.

La Bank of Korea ha affermato che la mancanza di domanda di contanti ha portato a un calo del denaro contraffatto e ha anche aggiunto un minimo storico di sole 272 banconote false sequestrate nel 2020.

Nella maggior parte della Corea, la popolare criptovaluta utilizzata è il “Pay Coin”. Secondo i dati della Banca centrale, nel 2021 l’importo medio dei pagamenti effettuati elettronicamente ha effettuato un nuovo aumento ed il valore medio giornaliero della transazione finanziaria elettronica è stato pari a 633,7 milioni di dollari.

Speriamo quindi che, in un futuro non troppo lontano, anche l’Italia abbandoni le resistenze del passato e intraprenda rapidamente un percorso complesso dato da un potente mix di cultura digitale e fiducia per scalare le posizioni che ci vedono ancora troppo indietro nell’uso dei pagamenti digitali.

 

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