Tempi duri per gli emettitori di carte europei - Pagamenti Digitali
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Tempi duri per gli emettitori di carte europei

Il  nuovo rapporto Global Payments 2014 di The Boston Consulting Group (BCG) prospetta per il mercato globale dei pagamenti una sostanziale crescita nel corso dei prossimi 10 anni, pur in presenza di sollecitazioni derivanti dall’emergere di nuove tipologie di servizi basati su tecnologie digitali e dovendo fronteggiare l’impatto che la regolamentazione avrà sui modelli economici (e, conseguentemente, di business) . Mentre si prevede che il valore delle transazioni senza contante possa toccare i 780 trilioni di dollari nel 2023, con una crescita annuale media del 7%, il fatturato dei pagamenti digitali (2,1 trilioni) aumenterà dell’8% annuo nello stesso periodo di tempo, sia pure con forti differenze tra mercati e operatori.

Nell’Unione Europea, in particolare, la crescita annuale del valore del transato sarà più alta della media, pari al 9%, ma, malgrado questo, BCG dipinge a tinte fosche il quadro degli attuali emittenti di carte di pagamento. Il motivo è dato dalle nuove regole decise dalla Commissione Europea in tema di pagamenti con carte, oggi in fase di discussione (e di ulteriore definizione) presso il Parlamento Europeo e il Consiglio. Gli emettitori dovranno fare i conti con tetti prefissati sulle commissioni di interchange, cosa che avrà forti ripercussioni sulla loro redditività. Altri cambiamenti, come l’abilitazione di nuovi soggetti autorizzati ad accedere i conti di pagamento (i TPP Third Party Provider) per avviare pagamenti non basati su carte (i servizi di Payment Initiation) o la mitigazione di alcune regole relative all’attività di cross-border acquiring, aumenteranno la concorrenza.

 

Cura dimagrante per gli issuer di carte Europei

Secondo BCG, il limite alle commissioi di interchange imposto per regolamento avrà per gli emettitori un impatto negativo pari a 8 miliardi di euro all’anno a partire dal 2015, sul totale dei circa 60 miliardi di introiti generati dalle carte. Perdita suddivisa tra carte di credito e di debito, con 600 milioni in più per le prime. Gli emittenti che operano nei mercati in cui la componente di interchange fee ha un forte peso, saranno  maggiormente impattati, al punto da rendere non più profittevoli alcuni segmenti di clientela. Le nuove regole andranno inoltre ad accelerare alcuni trend già visibili nel settore dei pagamenti retail, aumentando la competizione nell’acquisizione degli spazi di mercato e stimolando lo sviluppo di soluzioni di pagamento alternative.

Mentre chi emette carte rischia di andare incontro a perdite, i benefici che la regolamentazione conferisce agli acquirer, potrebbero non essere duraturi. Secondo BCG, l’impatto della competizione eroderà velocemente i vantaggi ottenuti, e, con un contenimento dell’interchange, i commercianti adatteranno gradualmente i loro ricarichi. La velocità del bilanciamento dipenderà da due fattori: se i costi per chi vende sono più o meno legati alle fee d’interchange e se i commercianti saranno capaci di negoziare attivamente riduzioni delle tariffe. Gli acquirer che hanno un portafoglio clienti orientato verso i piccoli commercianti godranno di maggiori benefici, sia pure con grandi variabilità a livello delle singole nazionali.

 

La prospettiva della concorrenza

La nuova regolamentazione europea non impatta solo sulla redditività delle transazioni, ma consente agli esercenti di chiedere ed ottenere una maggiore trasparenza sui costi, rafforzando il loro potere negoziale. Come risultato, secondo BCG, si avrà un maggior numero di commercianti in cerca di differenti acquirer e un conseguente incremento della competizione fra questi ultimi.

BCG si aspetta inoltre che il nuovo quadro normativo possa accelerare forme di pagamento alternative, stimolando lo sviluppo di e-wallet, a vantaggio degli esercenti.

La riduzione nei costi di interchange creerà – sempre secondo BGC –  le condizioni per un cambio radicale nei modelii di incentivazione dei pagamenti elettronici, passando da quelli basati sul mero impiego delle carte (ossia legati all’uso delle stesse) a quelli che vedono nell’esercente una maggiore centralità, permettendo a questi ultimi di rafforzare le promozioni basate sull’acquisto con strumenti alternativi sia al contante sia alle carte, indirizzandole con maggiore oculatezza al consumatore che pagherà, ad esempio, tramite un Digital Wallet.

Con lo sviluppo di questi sistemi di pagamento alternativi, le banche dovranno definire con maggiore chiarezza le loro strategie riguardanti i pagamenti elettronici innovativi, rivedendo modalità di collaborazione o competizione con gli altri players banche e i fornitori sistemi di pagamento.

 

Le conseguenze per le banche

Secondo BCG, le banche emettitirci di carte dovranno semplificare i modelli di prezzo sia sui conti sia sulle transazioni di pagamento, oltre che rivedere il proprio modello operativo. Attività come la gestione dei conti, bonifici, finanziamenti su carte revolving rappresentano il 25% della redditività di una banca retail, con livelli di profitto che variano tra segmenti di clienti e nazioni (sono in genere più alti nel Sud Europa). Benché questi servizi siano utili per creare una profonda relazione con il cliente, sono i più soggetti a forte pressione per via della maggiore trasparenza, dei minori margini sui depositi, delle esigenze d’innovazione e per via della facilità con cui i clienti possono oggi cambiare banca.

BCG suggerisce che le banche debbano segmentare i servizi in funzione del valore di ogni segmento di mercato e della sensibilità al prezzo. Dovranno creare incentivi per prodotti bancari differenti e incrementare il cross-selling, introdurre sconti ai segmenti di maggior valore. Infine creare campagne mirate per gestire meglio sia quantitativamente sia qualitativamente i clienti che acquisiscono. Le banche, insomma, dovranno definire meglio gli obiettivi di prezzo per ogni attività e segmento di clientela e, secondo BCG, in questo modo avranno la possibilità d’incrementare del 25% le entrate nell’arco di due anni.

Sul fronte del modello operativo adottato dalle banche, la società di consulenza internazionale ritiene che il trend degli accordi e delle partnership strategiche tra banche possa accelerare nei prossimi anni e questo debba suggerire un’appropriata revisione del modello operativo adottato per i pagamenti con carte, scegliendo tra outsourcing completo (strada scelta in Belgio con Atos Worldline, in Svizzera con SIX o in Spagna con Redsys), ibrido (esempi in UK, Germania e Polonia), oppure investendo all’interno come in Francia e Turchia.

Nei pagamenti non basati su carte (bonifici e addebiti diretti), le banche hanno fatto notevoli investimenti per adeguarsi alla SEPA e, in alcuni casi, è stata colta l’occasione per rivedere i sistemi IT, in vista di una maggiore capacità di supporto per i pagamenti realtime. L’attuale situazione offre alle banche l’opportunità di cambiare il modello operativo nei pagamenti sotto il profilo dell’efficienza, della scalabilità, della redditività e della competitività con i concorrenti.

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