Banca Sella sarà la prima banca italiana a poter avviare servizi di cripto-attività dopo aver completato l’iter di notifica previsto dal regolamento europeo MiCA presso la Banca d’Italia. Il gruppo ha annunciato che lancerà entro il 2026 una soluzione dedicata alla custodia, all’invio e alla ricezione di asset digitali, destinata a specifiche tipologie di clienti.
Per il settore bancario italiano è un passaggio che segna l’ingresso operativo in un mercato finora presidiato soprattutto da exchange, operatori fintech e piattaforme specializzate.
La novità conta per almeno due ragioni. La prima è regolatoria: il MiCA, il regolamento europeo 2023/1114, ha creato un quadro comune per emissione, offerta al pubblico e servizi su cripto-attività in tutta l’Unione. È entrato in vigore il 29 giugno 2023 ed è diventato pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, con un anticipo al 30 giugno 2024 per le norme su token collegati ad attività e token di moneta elettronica.
La seconda è industriale: una banca vigilata che entra in questo spazio porta con sé procedure di controllo, requisiti patrimoniali, sistemi di custodia e presidi antiriciclaggio più strutturati rispetto a gran parte degli operatori nati nel mondo crypto.
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Che cosa farà Sella e perché parte dalla custodia
Nel perimetro indicato dalla banca, i primi servizi riguarderanno la custodia e il trasferimento di asset digitali. Non è un dettaglio tecnico. Custodia, invio e ricezione sono tra le funzioni di base del mercato delle cripto-attività: consentono a una banca di presidiare il rapporto con il cliente e la sicurezza operativa prima di allargarsi, eventualmente, ad altri servizi. Il modello scelto da Sella appare prudente: niente offerta di massa nell’immediato, ma una partenza rivolta a categorie specifiche di clientela.
Il passaggio è coerente con l’impostazione delle autorità italiane. La Banca d’Italia ricorda che i servizi sulle cripto-attività possono essere svolti da intermediari vigilati o da soggetti specializzati, previa autorizzazione o notifica, secondo il tipo di attività. Consob precisa che per gli intermediari già vigilati alcuni servizi sono “notificabili”, mentre altri richiedono una vera autorizzazione.
In questo quadro, la mossa di Sella va letta come il primo utilizzo concreto, nel sistema bancario italiano, delle corsie aperte dal MiCA agli operatori tradizionali.
Il lavoro preparatorio partito dal Milano Hub
L’annuncio non nasce da zero. Sella collega l’iniziativa al percorso avviato con la sperimentazione promossa nel 2022 dal Fintech Milano Hub della Banca d’Italia sulla distributed ledger technology. La call dedicata alla DLT fu lanciata nel 2022 e i progetti ammessi furono resi noti nel maggio 2023: 14 selezionati su 57 candidature, presentate da 81 soggetti. Per una banca tradizionale, arrivare oggi all’operatività sulle cripto-attività significa avere già investito in competenze, compliance e infrastrutture per diversi anni, ben prima che il quadro europeo diventasse definitivo.
Sella ha anche costituito al proprio interno un team specializzato in DLT e digital assets. Questo elemento aiuta a capire la logica del progetto: non si tratta soltanto di aggiungere un nuovo prodotto di investimento, ma di presidiare una tecnologia che può incidere su pagamenti, regolamento delle transazioni, tokenizzazione di strumenti finanziari e gestione della liquidità. È il motivo per cui il gruppo lega il nuovo servizio non solo al mondo crypto in senso stretto, ma anche all’evoluzione dei sistemi di pagamento europei.
Qivalis e la corsa europea alla stablecoin in euro
Tra le iniziative citate da Sella c’è Qivalis, il consorzio europeo che punta a emettere una stablecoin denominata in euro. Negli ultimi giorni il progetto ha annunciato di avere raggiunto il sostegno di 37 banche in 15 Paesi europei. Secondo Qivalis e secondo ricostruzioni di stampa specializzata e finanziaria, la moneta digitale dovrebbe essere coperta al 100% da riserve in euro e attività liquide di alta qualità detenute da custodi regolamentati, con obiettivo di lancio nella seconda metà del 2026, subordinato ai via libera necessari. (Fonte: qivalis.eu)
Il punto economico è: le banche europee cercano una risposta alla netta prevalenza delle stablecoin in dollari nel mercato globale. Il Financial Times ha scritto che quasi tutto il mercato delle stablecoin, stimato in circa 320 miliardi di dollari, resta dominato da token legati al dollaro. Per le banche dell’area euro, costruire una stablecoin regolamentata in valuta europea serve a evitare che una quota crescente di pagamenti e scambi digitali venga intermediata fuori dal perimetro monetario europeo. (Fonte: Financial Times)
I progetti Pontes e Appia e la strategia dell’Eurosistema
Qui entra in gioco il secondo livello della partita: l’infrastruttura. La Banca d’Italia e la BCE stanno lavorando ai progetti Pontes e Appia, due tasselli della strategia dell’Eurosistema per i pagamenti e il regolamento in ambiente tokenizzato. Secondo la Banca d’Italia, Pontes nasce dai risultati del lavoro esplorativo svolto nel 2024, avrà una fase pilota dal terzo trimestre 2026 e un go-live pianificato nel primo trimestre 2028.
Appia ha invece un orizzonte più ampio e punta a disegnare un ecosistema europeo integrato per i mercati wholesale basato su tokenizzazione e DLT. (Fonte: Banca d’Italia)
Per una banca come Sella, offrire servizi di custodia e trasferimento oggi significa collocarsi in anticipo su un possibile riassetto dell’infrastruttura finanziaria.
Andrea Tessera, managing director digital banking di Banca Sella, ha collegato il progetto all’evoluzione dei pagamenti verso modelli istantanei, interoperabili e programmabili. È una visione che coincide con quella delle istituzioni europee, anche se le autorità mantengono un tono più cauto sui rischi. La BCE, in un intervento del 2025 dedicato a stablecoin e sovranità monetaria, ha ricordato che nell’area euro le banche già possono offrire pagamenti istantanei a basso costo e con regolamento in moneta di banca centrale, segnalando implicitamente che le nuove soluzioni dovranno dimostrare un’utilità economica concreta, non solo tecnologica.
Un segnale anche per il mercato italiano
L’operazione Sella può fare da apripista. In altri Paesi europei il percorso è già più avanzato. In Spagna, per esempio, BBVA ha ottenuto nel marzo 2025 il via libera della CNMV per offrire compravendita e custodia di bitcoin ed ether tramite app, con un rilascio progressivo ai clienti retail. L’Italia arriva dopo, ma con un quadro normativo ormai stabilizzato e con una maggiore chiarezza sulle competenze di Banca d’Italia e Consob.
Questo non significa che il mercato sia già maturo. Le stablecoin restano un terreno sensibile per le autorità. In un blog pubblicato nel luglio 2025, la BCE ha richiamato i rischi indicati anche dalla Banca dei regolamenti internazionali: possibili problemi di trasparenza, fragilità del peg e implicazioni per la sovranità monetaria. L’apertura delle banche tradizionali ai crypto asset, dunque, non coincide con una liberalizzazione senza vincoli. Più realisticamente, segna il passaggio da una fase di tolleranza regolatoria frammentata a una fase di integrazione controllata dentro il perimetro della vigilanza europea.
La sfida vera: domanda, margini e fiducia
Resta la questione economica. Per le banche, entrare nei crypto asset ha senso solo se esiste una domanda pagante e stabile. La custodia può generare commissioni, ma richiede investimenti in sicurezza, formazione del personale e gestione del rischio operativo. La tokenizzazione promette efficienze nei regolamenti e nei trasferimenti di valore, ma il suo utilizzo su larga scala dipenderà dalla capacità di collegare nuove reti e sistemi esistenti, senza aumentare complessità e costi. Anche per questo Qivalis e i progetti dell’Eurosistema contano più del singolo annuncio commerciale: definiscono il contesto dentro cui i servizi bancari sui digital asset potranno diventare un mercato vero.
Per Sella, intanto, il vantaggio è reputazionale e strategico. Essere la prima banca italiana ad aver completato la notifica MiCA le consente di presentarsi come interlocutore credibile in un segmento destinato a restare sperimentale ancora per qualche tempo, ma sempre meno marginale. Per il sistema bancario italiano il test comincia adesso: capire se i crypto asset possono diventare un servizio da integrare in modo ordinato nella relazione con i clienti, oppure restare una nicchia ad alto assorbimento di capitale, compliance e tecnologia.



