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Nexi e Revolut nel pilota Ue sull’euro digitale



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Nexi e Revolut sono tra i Payment Service Provider scelti dall’Eurosistema per la fase pilota dell’euro digitale, prevista nella seconda metà del 2027 e della durata di 12 mesi. Le due società parteciperanno ai test su tecnologia, processi operativi e uso quotidiano del nuovo strumento di pagamento europeo

Pubblicato il 14 lug 2026



euro digitale Ue
Bce: “Possibile integrazione dell'euro digitale con il sistema di pagamenti Ue”
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Nexi e Revolut saranno tra i Payment Service Provider (PSP) coinvolti nella fase pilota dell’euro digitale, il progetto con cui l’Eurosistema punta a testare sul campo il funzionamento della futura valuta digitale europea. L’avvio della sperimentazione è previsto nella seconda metà del 2027 e il test durerà 12 mesi. In questa fase, i soggetti selezionati dovranno contribuire alla verifica delle funzionalità tecniche, dei processi operativi e dell’esperienza d’uso del nuovo sistema di pagamento.

Per entrambe le società si tratta di un passaggio rilevante. Nexi porterà nel progetto il proprio know-how nei pagamenti digitali e nelle infrastrutture per esercenti e istituti finanziari.

Revolut parteciperà facendo leva sulla propria infrastruttura bancaria e tecnologica unificata nei 27 mercati dell’Unione europea. Il comune denominatore è il ruolo affidato ai PSP nella validazione pratica di uno schema che, nelle intenzioni delle istituzioni europee, dovrà affiancare gli strumenti di pagamento già esistenti.

Il ruolo di Nexi nei test su tecnologia e usabilità

Nel comunicato diffuso il 14 luglio 2026, Nexi spiega che il suo contributo riguarderà il test delle funzionalità tecniche e dei processi operativi del sistema di pagamento, con un’attenzione specifica anche al miglioramento dell’esperienza utente. Per la PayTech europea, la partecipazione al pilota si inserisce in un percorso già avviato da alcuni anni all’interno del progetto dell’euro digitale.

Renato Martini

Renato Martini, Digital banking solutions director del gruppo Nexi, ha indicato con chiarezza la linea seguita dalla società: l’obiettivo è contribuire allo sviluppo di una soluzione che sia sicura e sostenibile, ma anche semplice e accessibile per cittadini ed esercenti. È un punto centrale nell’intero dossier. La tenuta tecnica dell’infrastruttura è una condizione necessaria, ma non basta. Un sistema di pagamento di uso quotidiano deve anche funzionare in modo intuitivo, integrarsi con le abitudini di chi compra e di chi incassa, e non scaricare complessità operative sui negozianti.

La presenza di Nexi nel progetto non nasce con questa nuova selezione. Già nel 2022 la società era stata scelta tra le cinque aziende incaricate di sviluppare prototipi front-end per testare diversi casi d’uso dell’euro digitale. In quella fase preliminare il gruppo aveva lavorato su soluzioni pensate per verificare come il nuovo strumento potesse essere utilizzato all’interno dei pagamenti al dettaglio.

A questo si è aggiunto, nel 2024, il coinvolgimento come partner di Giesecke e Devrient nel lavoro sul fronte dei pagamenti offline, uno dei nodi più delicati dell’intero progetto.

Revolut punta sulla propria infrastruttura unica nell’Ue

Anche Revolut ha confermato la partecipazione alla fase pilota dell’euro digitale insieme agli altri PSP selezionati. Nella dichiarazione diffusa dopo l’annuncio dell’Eurosistema, il gruppo ha sottolineato un elemento che considera distintivo: l’operatività su un’infrastruttura bancaria unificata in tutti i 27 mercati dell’Unione europea. Per una sperimentazione che punta a verificare la possibilità di offrire un mezzo di pagamento comune su scala continentale, questo fattore è parte del valore aggiunto che Revolut intende mettere sul tavolo.

La società precisa che Revolut Bank UAB, in quanto istituto di credito europeo sotto la supervisione diretta della Banca centrale europea, supporterà l’Eurosistema nella verifica pratica e operativa del framework dell’euro digitale. Il riferimento è alle componenti più concrete del progetto: onboarding tecnico, test, valutazione dell’operatività e verifica delle modalità di utilizzo del sistema nell’ambiente pilota designato.

Nel testo diffuso dall’azienda emerge anche una posizione politica più ampia sul senso del progetto. Revolut sostiene da tempo che iniziative pubbliche come l’euro digitale possano agire come infrastrutture complementari rispetto all’innovazione privata, con la funzione di ridurre la frammentazione del mercato europeo e rafforzare la sovranità finanziaria dell’Unione.

È una lettura che si allinea con l’impostazione più volte espressa dalle istituzioni europee: l’euro digitale non come sostituto delle soluzioni private, ma come base comune pubblica su cui costruire interoperabilità, concorrenza e autonomia strategica.

Una fase pilota centrata sull’uso reale del sistema

Le due aziende convergono su un punto: la fase pilota non è un esercizio teorico, ma un banco di prova operativo. Nexi insiste sull’esperienza utente e sulla capacità di rendere semplice l’accesso al sistema per cittadini ed esercenti.

Revolut delimita con precisione il proprio ruolo all’onboarding tecnico, ai test e alla valutazione operativa. In entrambi i casi, il lavoro richiesto ai PSP riguarda la verifica di come l’euro digitale possa funzionare nella pratica.

Questo significa, in concreto, misurarsi con una serie di passaggi che vanno oltre la sola architettura tecnologica. Conta la stabilità dell’infrastruttura, ma contano anche i flussi di registrazione, la gestione dei pagamenti, l’integrazione con i sistemi esistenti, la fluidità dell’esperienza per chi paga e per chi riceve il pagamento, la sostenibilità dei processi e la capacità di operare in modo omogeneo in contesti diversi all’interno dell’Unione europea.

La scelta di coinvolgere operatori come Nexi e Revolut risponde a questa esigenza. Il progetto dell’euro digitale può essere definito dalla BCE sul piano monetario e regolamentare, ma la sua eventuale diffusione dipenderà in larga misura da chi già gestisce canali, app, rapporti con clienti finali, servizi per commercianti e infrastrutture di accettazione. La fase pilota serve proprio a capire se il modello regge quando si passa dalla progettazione all’uso.

I precedenti di Nexi e il profilo europeo di Revolut

Nexi arriva alla fase pilota dopo un percorso di partecipazione continuativa ai lavori sull’euro digitale. Prima i prototipi del 2022, poi il coinvolgimento sul versante offline, ora il nuovo test come PSP selezionato. Il gruppo si presenta quindi come un soggetto che conosce il dossier non soltanto per la propria posizione nel mercato dei pagamenti, ma anche per l’esperienza accumulata in precedenti passaggi tecnici del progetto.

Revolut porta invece un profilo differente. Il gruppo sottolinea la propria natura di banca europea con una piattaforma unificata e operativa in tutti i Paesi dell’Unione. La leva, in questo caso, è la capacità di muoversi in modo coerente su scala transfrontaliera, dentro un mercato ancora segnato da differenze nazionali nelle abitudini di pagamento, nelle infrastrutture e nei modelli di distribuzione dei servizi finanziari. La partecipazione di Revolut segnala che il pilota non riguarda soltanto i grandi attori storici dei pagamenti, ma anche operatori digitali che hanno costruito il proprio sviluppo proprio sull’integrazione europea.

Sicurezza, semplicità e sovranità europea

Le parole usate dalle due società aiutano a capire quali siano i temi più sensibili del progetto. Nexi insiste su sicurezza, sostenibilità, semplicità e accessibilità. Revolut richiama l’idea dell’infrastruttura pubblica e la necessità di rafforzare la sovranità finanziaria europea. Sono due piani diversi ma collegati.

Il primo è quello dell’adozione. Un euro digitale troppo complesso o poco intuitivo avrebbe difficoltà a trovare spazio tra carte, wallet, bonifici istantanei e contante. Il secondo è quello della strategia industriale e monetaria. Le istituzioni europee guardano all’euro digitale anche come a un tassello per ridurre la dipendenza da operatori e piattaforme non europee, creando un’infrastruttura comune su cui il mercato possa sviluppare servizi e soluzioni.

Per questo la fase pilota del 2027 avrà un valore che va oltre la pura sperimentazione tecnica. I risultati diranno se il progetto riesce a tenere insieme le esigenze dell’autorità monetaria, le richieste operative degli intermediari e le aspettative di chi, in prospettiva, dovrebbe usare l’euro digitale nella vita quotidiana.

Un test decisivo prima delle scelte finali

Né Nexi né Revolut presentano la fase pilota come un punto di arrivo. Entrambe la collocano dentro un percorso ancora aperto, fatto di verifiche, test e valutazioni operative. Revolut precisa che dettagli su tempistiche e deliverable tecnici restano di competenza diretta dell’Eurosistema. Nexi, dal canto suo, mette l’accento sul contributo specialistico che la società potrà offrire per migliorare il sistema.

Con il coinvolgimento dei PSP, il progetto dell’euro digitale entra in una fase più concreta. Non si discute più soltanto del principio di una valuta digitale europea, ma delle condizioni necessarie perché possa funzionare davvero: tecnologia affidabile, processi gestibili, pagamenti semplici, accesso per cittadini ed esercenti, coerenza operativa in tutta l’Unione.

Nexi e Revolut partono da storie aziendali diverse, ma si trovano ora nello stesso passaggio: trasformare un’architettura pensata dalle istituzioni europee in un sistema che regga alla prova dell’uso quotidiano.

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