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Asset digitali, boom in Italia: clienti crypto +103% in due anni



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L’interesse per gli asset digitali cresce rapidamente in Italia: clienti, volumi e operatori aumentano, mentre la normativa europea ridisegna il mercato. Deloitte analizza domanda, offerta, rischi, fiscalità e opportunità competitive, evidenziando come blockchain e cripto-attività stiano trasformando finanza, investimenti e modelli di business con dati aggiornati, regole MiCA, attenzione agli investitori e un futuro digitale

Pubblicato il 6 feb 2026



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In Italia il mercato delle cripto-attività accelera sul fronte della domanda. «In Italia dal punto di vista della domanda il numero di clienti che detengono crypto-attività è aumentato del 103% negli ultimi due anni, raggiungendo circa 1,4 milioni di soggetti tra persone fisiche e persone giuridiche. Il valore totale in portafoglio è pari a circa 2 miliardi di euro, con un valore medio per cliente di 1.400 euro mentre la clientela è prevalentemente giovane in quanto il 64% ha un’età compresa tra 18 e 39 anni, di cui il 37% nella fascia tra 18 e 29 anni».
A dirlo sono Paolo Gianturco, FSI consulting leader di Deloitte, e Maria Fazio, Wealth Management & Insurance Regulatory leader, intervenuti sulla piattaforma Voices.


Blockchain oltre le criptovalute

Secondo gli esperti, i numeri si inseriscono in un contesto di profonda trasformazione finanziaria. «Questi dati – aggiungono Gianturco e Fazio – si inseriscono in un mondo come quello degli strumenti finanziari che è sempre più soggetto a radicali cambiamenti. Gli asset digitali sono rappresentazioni di valore memorizzate su blockchain, una tecnologia a registro distribuito che funziona come un libro mastro digitale, sicuro e trasparente».
Un’innovazione che va oltre Bitcoin: «Però i bitcoin e le tanto discusse criptovalute ci portano spesso fuoristrada, gettando ombra sulle reali potenzialità di questa tecnologia».


MiCA e le diverse categorie di cripto-attività

Il quadro regolamentare europeo introduce distinzioni rilevanti. «Ci sono diverse categorie di cripto-attività come strumenti finanziari tokenizzati che sono qualificabili come tali ai sensi della MiFID II», spiegano gli esperti Deloitte.
«Il Regolamento MiCA distingue le cripto-attività in diverse tipologie… I token collegati ad attività (Asset-Referenced Tokens – ART)… I token di moneta elettronica (Electronic Money Tokens – EMT)… comunemente noti come stablecoin». Restano fuori, per ora, alcune tipologie come gli NFT.


Offerta in evoluzione: da VASP a CASP

Anche l’offerta mostra dinamiche significative. Gli operatori VASP iscritti all’OAM sono cresciuti del 58% tra il primo trimestre 2023 e la fine del 2024, arrivando a 166. Con l’entrata in vigore della MiCA, però, il mercato si sta orientando verso i CASP regolamentati: nessun CASP italiano è ancora approvato, mentre 57 operatori europei possono già operare in Italia.
I dati di Banca d’Italia mostrano un forte interesse per servizi come scambio cripto-fiat, custodia ed esecuzione ordini.


Volatilità, liquidità e cyber risk

Accanto alle opportunità, restano i rischi. «Per quanto riguarda i principali rischi di cui gli investitori devono essere consapevoli, le criptovalute presentano alcune criticità rilevanti», avvertono Gianturco e Fazio.
«In primo luogo, la volatilità… Un secondo profilo di rischio riguarda la liquidità… Infine, assumono rilievo i rischi informatici», con attacchi cyber a exchange e wallet che possono causare perdite rilevanti.


Fiscalità: regole chiare, ma complesse

Sul fronte fiscale il quadro è definito, ma articolato. «Per gli investitori vi è una differenza nell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze… 33% sulle criptovalute acquistate direttamente e 26% per prodotti finanziari come gli ETP».
Per gli intermediari, invece, pesano adempimenti complessi, dall’imposta di bollo del 2 per mille agli obblighi di scambio automatico di informazioni fiscali (DAC8) in arrivo dal 2026.


Il messaggio alle imprese: agire ora

La conclusione degli esperti è netta. «In conclusione, il messaggio per le imprese è chiaro: il momento è ora. Rimandare significa esporsi al rischio di perdere competitività».
La maggiore chiarezza normativa, spiegano, apre uno spazio concreto per integrare gli asset digitali nei modelli di business. «Il futuro della finanza si delinea sempre più come digitale, decentralizzato e trasparente».

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