Dopo il lockdown, eventi culturali verso il phygital

Durante il lockdown, il digitale ha aggiunto nuove modalità colmando un vuoto e allargando la platea a nuovi fruitori, meno esperti. Nei prossimi mesi l’ago della bilancia è verso la fruizione da remoto, ma si auspica un ritorno dal vivo. Anche se comunque gli eventi devono andare incontro ad alcuni cambiamenti e adattamenti

Pubblicato il 17 Nov 2020

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E’ per aiutare le organizzazioni culturali a ripartire che Intesa Sanpaolo, uno dei primi operatori del Paese in questo campo con i suoi musei e le attività di sostegno a progetti e istituzioni culturali, ha commissionato due ricerche così da indagare l’impatto del lockdown sulla cultura italiana.

La prima “I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini“, condotta da Ipsos, è stata svolta dal 6 al 21 ottobre 2020 su un campione di 1000 persone a livello nazionale e 200 fruitori abituali della cultura. Ad essere evidenziata l’importanza del digitale dapprima nella fruizione della cultura durante il periodo di confinamento, sia per i neofiti, cioè coloro che si sono avvicinati al mondo della cultura a partire dal lockdown, sia per i fruitori abituali che si dedicano almeno a 4 attività culturali al mese; ma poi anche in futuro come elemento di integrazione della fruizione in presenza, valorizzato il prima, il durante e il dopo dell’evento dal vivo, completandolo e arricchendolo con contenuti extra, digitali.

La seconda ricerca “Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19” realizzata da Giulia Cogoli e Guido Guerzoni, è stata condotta su un campione di 87 festival nazionali per analizzare come le rassegne culturali hanno reagito di fronte all’emergenza sanitaria, che ha negato l’aggregazione e la presenza fisica. Anche in questo caso il digitale rappresenta un elemento irrinunciabile per il futuro: il 46% delle manifestazioni culturali proporranno nel 2021 la formula ibrida tra online e live, con format nuovi e contenuti che andranno ad integrare l’esperienza dal vivo.

Digitale e fisico devono integrarsi per contenuti più esclusivi

Il lockdown ha inizialmente disorientato il mondo dei consumi culturali: da un lato, i fruitori abituali che hanno risentito molto dell’impossibilità di assistere agli eventi dal vivo e hanno ricercato (il 53%) nuove modalità di fruizione culturale a distanza; dall’altro, le rassegne culturali di cui il 17% ha annullato l’edizione 2020, il 7% ha proposto una doppia edizione, online e in presenza (a lockdown finito), il 17% ha optato per una formula completamente online.

Per i «neofiti» il lockdown è stato un momento di sperimentazione e scoperta, un’opportunità che ha semplificato e reso più accessibile la fruizione della cultura in qualunque momento (per il 68%) e in qualunque luogo (53%), nonché una condivisione familiare, capace di avvicinare i figli alla cultura (per il 30%). Oltre naturalmente al vantaggio economico riconosciuto dal 50% degli interpellati.

Quando l’emergenza sanitaria finirà, il pubblico più assiduo e appassionato desidera tornare ad una fruizione dal vivo. Necessario è però un ripensamento nell’organizzazione degli eventi culturali: la fruizione dal vivo e da remoto dovranno integrarsi sempre più, ampliando e valorizzando ulteriormente i contenuti e le modalità di offerta culturale.

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