L’allineamento tra Pos e registratori telematici avrebbe contribuito all’emersione di 9,1 miliardi di euro di imponibile nei primi sei mesi del 2026. Il dato, attribuito all’Agenzia delle Entrate e ripreso il 24 luglio dagli organi di stampa, è stato rilanciato da Comufficio, l’associazione nazionale aderente a Confcommercio che rappresenta le imprese della filiera dei registratori telematici.
Secondo l’associazione, nello stesso periodo sarebbero stati emessi 160 milioni di scontrini in più. Comufficio considera queste cifre una conferma dell’efficacia dell’incrocio tra i dati dei pagamenti elettronici e quelli trasmessi dalle apparecchiature fiscali. La presidente Gabriella Criscuolo chiede ora che le stesse regole applicate ai registratori omologati valgano anche per le nuove soluzioni di pagamento e di gestione della cassa.
L’associazione concentra l’attenzione sui Pos forniti da operatori esteri, sui cosiddetti velocizzatori e sui dispositivi che rilasciano documenti gestionali senza valore fiscale. Secondo Comufficio, la diffusione di strumenti non sottoposti alle procedure previste per i registratori telematici può indebolire i controlli, alterare la concorrenza ed esporre gli esercenti a possibili sanzioni.
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I 9,1 miliardi attribuiti all’allineamento dei dati
Il punto di partenza della posizione di Comufficio è il valore dell’imponibile che sarebbe emerso grazie al confronto tra le operazioni registrate dai Pos e i corrispettivi trasmessi dagli esercenti. La nota dell’associazione fa riferimento a dati dell’Agenzia delle Entrate diffusi dalla stampa, senza indicare il documento statistico o il rapporto ufficiale dal quale sono state ricavate le cifre.
“I dati dell’Agenzia delle Entrate diffusi oggi dagli organi di stampa, che attestano un’emersione di imponibile per 9,1 miliardi di euro nel primo semestre grazie all’allineamento tra POS e Registratori Telematici, dimostrano in modo inconfutabile come questo presidio tecnologico sia fondamentale per la lotta all’evasione”. È quanto dichiara Gabriella Criscuolo, presidente di Comufficio, l’Associazione Nazionale aderente a Confcommercio che rappresenta la filiera dei Registratori Telematici.
L’allineamento consente all’amministrazione finanziaria di confrontare due flussi informativi distinti. Il primo riguarda le transazioni effettuate con carte e altri strumenti elettronici. Il secondo comprende i corrispettivi giornalieri memorizzati e inviati attraverso i registratori telematici.
Eventuali differenze non provano automaticamente l’esistenza di un’evasione. Possono dipendere, per esempio, da tempi diversi di contabilizzazione, operazioni annullate, rimborsi o caratteristiche dell’attività commerciale. Il confronto permette però di individuare anomalie che richiedono verifiche e di segnalare agli operatori possibili incongruenze nelle comunicazioni fiscali.
Centosessanta milioni di scontrini in più
Comufficio associa al recupero di imponibile anche un aumento di 160 milioni di documenti commerciali emessi nel primo semestre. Il dato viene presentato come un effetto della maggiore tracciabilità delle operazioni e della possibilità di confrontare gli incassi elettronici con le informazioni trasmesse al fisco.
“L’incremento di ben 160 milioni di scontrini emessi in soli sei mesi è la prova concreta di come il connubio tra pagamenti elettronici e registratori omologati rappresenti l’asse portante della compliance fiscale e del recupero di gettito per lo Stato”, sottolinea Criscuolo.
Il documento commerciale emesso dal registratore telematico ha sostituito, per la generalità degli operatori coinvolti, il tradizionale scontrino fiscale. L’apparecchio memorizza i dati delle operazioni e li trasmette all’Agenzia delle Entrate secondo le regole tecniche previste. Il corretto funzionamento del sistema dipende quindi dall’omologazione delle apparecchiature, dalla loro manutenzione e dalla coerenza tra gli strumenti utilizzati per incassare e quelli impiegati per certificare la vendita.
Per gli esercenti, l’integrazione tra pagamento e registrazione può ridurre gli errori manuali e semplificare alcune operazioni. Il collegamento non elimina però la responsabilità dell’operatore, che deve verificare la corretta emissione del documento commerciale e assicurarsi che la soluzione adottata rispetti gli obblighi fiscali italiani.
Le accuse contro Pos esteri e casse non certificate
Dopo aver richiamato i risultati attribuiti al nuovo sistema di controllo, Comufficio sposta l’attenzione sulle apparecchiature che, secondo l’associazione, non garantirebbero lo stesso livello di certificazione. La posizione riguarda sia alcuni terminali di pagamento forniti da società estere sia programmi o dispositivi utilizzati per accelerare le operazioni alla cassa.
“Proprio perché i dati ufficiali confermano che il sistema funziona, non possiamo permettere che venga vanificato da soluzioni illegittime prodotte da multinazionali straniere”, prosegue la presidente.
La nota non identifica le imprese o i prodotti contestati. Non sostiene inoltre che tutti i Pos forniti da operatori con sede all’estero siano irregolari. La richiesta riguarda l’applicazione uniforme delle norme e dei controlli a chiunque offra in Italia servizi che intervengono nella registrazione delle vendite, nella certificazione dei corrispettivi o nella gestione dei pagamenti.
“La proliferazione di POS esteri, l’uso di ‘velocizzatori’ non autorizzati e la diffusione di casse non certificate che emettono semplici ‘documenti gestionali’ privi di valore fiscale – aspetti ripresi con forza anche sulla stampa – rappresentano una grave insidia per la trasparenza dei controlli e una concorrenza sleale che rischia di esporre a sanzioni inconsapevoli gli stessi commercianti”.
Il nodo riguarda la differenza tra un documento commerciale fiscalmente valido e una ricevuta prodotta per finalità interne o gestionali. Una stampa che riporta l’importo, l’elenco dei prodotti e i dati dell’esercizio può apparire simile a uno scontrino, ma non necessariamente certifica il corrispettivo secondo le procedure stabilite dall’amministrazione finanziaria.
Il rischio indicato dall’associazione è che il commerciante ritenga di avere adempiuto agli obblighi quando il sistema utilizzato ha prodotto soltanto un documento interno. In caso di controllo, l’eventuale responsabilità fiscale può ricadere sull’esercente, anche quando la soluzione tecnologica è stata presentata dal fornitore come pienamente utilizzabile.
La richiesta al Governo e all’Agenzia delle Entrate
Comufficio chiede un intervento del Governo e dell’Agenzia delle Entrate per rendere omogenei i requisiti applicabili agli operatori del settore. L’obiettivo dichiarato è impedire che strumenti con funzioni analoghe siano sottoposti a procedure diverse in base al produttore, alla sede della società o alla tecnologia impiegata.
“Per questo chiediamo al Governo e all’Agenzia delle Entrate un intervento immediato: chiunque offra soluzioni di cassa o di pagamento deve sottostare agli stessi controlli e alle stesse omologazioni previste per i Registratori Telematici. Occorre fermare le pubblicità ingannevoli, proteggere centinaia di migliaia di esercenti da sanzioni ingiuste e difendere il lavoro delle 2.000 pmi e gli oltre 10mila addetti della nostra filiera», conclude la presidente Criscuolo.
Le cifre sulle imprese e sugli occupati sono fornite dalla stessa associazione.
La richiesta di fermare le pubblicità ingannevoli apre anche un tema di vigilanza commerciale. Un fornitore che presenta una soluzione gestionale come sostitutiva del registratore telematico deve indicare con precisione quali funzioni fiscali svolge, quali certificazioni possiede e quali adempimenti restano a carico dell’esercente. Informazioni ambigue possono incidere sulle scelte di acquisto e aumentare il rischio di errori.
Una filiera nata nel 1945
Comufficio è stata fondata nel 1945 e riunisce produttori, importatori e distributori di prodotti e servizi per l’Ict. L’associazione opera anche nei settori della metrologia e della metrologia legale, che comprendono le regole e i controlli sugli strumenti utilizzati per effettuare misurazioni con effetti economici o giuridici.
Nel campo dei registratori telematici, l’associazione rappresenta imprese che seguono l’intero ciclo delle apparecchiature: progettazione, certificazione, vendita, installazione, verifica periodica, aggiornamento del software e assistenza tecnica. La sua posizione riflette quindi anche gli interessi economici delle aziende associate, direttamente coinvolte nell’applicazione delle regole di omologazione.
La richiesta di controlli equivalenti dovrà essere tradotta in criteri tecnici capaci di distinguere le funzioni di pagamento da quelle di certificazione fiscale. Un Pos può limitarsi a trasferire denaro oppure essere integrato con software che gestiscono ordini, magazzino, contabilità e documenti commerciali. Più aumenta l’integrazione, più diventa importante chiarire quale componente garantisce la trasmissione dei corrispettivi e chi risponde di eventuali anomalie.


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