Pimpinella: «Per essere davvero sicuro, il digital payment ha bisogno di tecnologia e cultura» - Pagamenti Digitali

Pimpinella: «Per essere davvero sicuro, il digital payment ha bisogno di tecnologia e cultura»

redazione

«Nell’ambito dei digital payment, i confini un tempo tracciati non esistono più». Parola di Maurizio Pimpinella, Presidente dell’Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica AIIP, che intervenendo come docente al corso della Crif Academy “Fight ‘Phigital’ Fraud Best Practice Antifrode nei Canali fisici e digitali”, che si è tenuto a fine novembre a Bologna, presso la sede di Crif, ha affrontato il tema della sicurezza nel rapporto tra cittadini e tecnologia.

«Il cellulare per esempio, nato come strumento di comunicazione rappresenta oggi la prima interfaccia disponibile per la gestione delle nostre finanze e dei nostri pagamenti», ha spiegato Pimpinella. «Certamente, per raggiungere una sempre maggiore sicurezza in materia, abbiamo bisogno di due elementi: tecnologia, da intendersi come specifici meccanismi di criptaggio e strong authentication per rendere ogni transazione risk-free, ed educazione, cultura. Sul primo aspetto procediamo a passo spedito, maggiori sforzi invece vanno fatti per diffondere la cultura dei digital payment: un utilizzo consapevole significa un utilizzo più sicuro. Le aziende sono pienamente coinvolte: secondo una ricerca Forrester, per il 41% delle imprese italiane il rischio di frode è in aumento. Ben il 55% segnala un’incidenza delle frodi direttamente sulle vendite, mentre l’82% degli amministratori dichiara che ottimizzare le esperienze digitali è una priorità assoluta. Sono inefficaci per il 77% delle aziende i propri servizi digitali verso il cliente. Il 92% delle imprese risulta vulnerabile a frodi e non gestisce neppure l’eventualità».

La risposta, per Pimpinella, consiste per l’appunto nel binomio tecnologia e cultura, da cui si ottiene sicurezza. «Le due tematiche, tuttavia, non sono così distinte, risultando a volte sovrapponibili: sto pensando alla Blockchain. Rappresenta potenzialmente la più grande rivoluzione tecnologica della nostra epoca. La vera domanda è: saranno disposti gli utenti finali a utilizzare un sistema che non preveda più la centralità dell’istituto bancario come garante? Secondo il Fintech 2.0. Paper», ha continuato Pimpinella, «ci si aspetta che per il 2022 l’utilizzo della Blockchain possa far contrarre i costi infrastrutturali delle transazioni interbancarie di 15-20 miliardi di dollari l’anno. Le banche badano, giustamente e soprattutto in questo clima, alla marginalità delle proprie iniziative: la Blockchain è sostenibile ed utile a produrre margini? È proprio di questi giorni la notizia della defezione di Santander e Goldman Sachs dal consorzio R3, sembra confermare questa linea. Il massimo che posso permettermi di vaticinare è che le banche continueranno a sondare il terreno della Blockchain fino a ottenere certezze in merito alla sicurezza per l’utente finale».

Il Presidente Pimpinella ha proseguito commentando che secondo i dati in possesso della Crif Academy, nel 2014, con riferimento alle carte emesse in Italia, è diminuito il valore delle transazioni non riconosciute (ovvero frodi) rispetto al totale dei pagamenti genuini mediante carta – dallo 0,0195% allo 0,0189%). «Il valore delle frodi è aumentato del 5%, mentre il numero è salito del 20% con una riduzione del valore medio delle singole transazioni (da 177 euro a 151 euro). Dal 2009 al 2014 il totale dei pagamenti genuini è costante aumentato a riprova di un maggior utilizzo degli strumenti di pagamento alternativi al contante. L’aumento nel periodo è stato pari al 35% in numero e 26% in valore. Con riferimento al 2015, si registra un ulteriore aumento per le frodi perpetrate sulle carte di credito (+51% rispetto al 2014) che rappresentano ormai l’11,4% del totale delle frodi creditizie».

Un dato per molti versi sorprendente – ha notato Pimpinella – è quello relativo agli over 65, che pur sentendosi non adeguatamente informati (nel 47,5% dei casi) su come evitare i potenziali pericoli connessi all’utilizzo del web, ammettono di fare solamente il minimo indispensabile per proteggersi, fornendo così ai frodatori un facile accesso a informazioni che potrebbero essere utilizzate in maniera illecita. «Analogamente stupisce il fatto che i giovani al di sotto dei 34 anni, sentendosi ‘abbastanza o molto sicuri quando navigano sul web’ (nel 65,6% dei casi), finiscano con l’adottare comportamenti poco virtuosi, al punto da dichiarare, nell’8,3% dei casi, di non essersi mai posti il problema di come proteggere i propri dati personali e, nel 15,9% dei casi, di non prevedere nessuna modalità per tutelarsi. Naturalmente, non mancano i dati sulla percezione dei pericoli connessi alla diffusione dei propri dati sulla Rete, visto che il 60% degli intervistati dichiara di accedere al web più volte al giorno e, nel 58% dei casi, di connettersi ai social network».

Concludendo, Pimpinella ha aggiunto: «Se è vero che il business dei digital payment è fatto di volumi, allora è altrettanto vero che la sicurezza va di pari passo con la diffusione della tecnologia e della consapevolezza. Dal lato della tecnologia sempre nuove realtà vengono sviluppate a favore delle aziende: sto pensando ad esempio allo Scipafi, la piattaforma messa a punto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, un utilissima banca dati da cui emergono i casi più frequenti di truffe, ormai obbligatoria per banche e assicurazioni. Quanto all’educazione dei cittadini, iniziative come lo Spid potrebbero, oltre che semplificare drasticamente la vita degli italiani, diffondere la cultura del digitale ovunque nel Paese anche in ragione della nuova normativa PSD2. Non mi stancherò mai di ripete che dobbiamo tutti concorrere alla formazione culturale dell’Italia in materia digitale».

 

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