Nel 2025 il valore delle transazioni cashless in Italia ha superato i 500 miliardi di euro, triplicando rispetto al 2015 e arrivando a rappresentare il 26,6% del PIL nazionale. Un risultato che consolida la crescita dei pagamenti digitali e ne rafforza il ruolo di infrastruttura chiave per il funzionamento dell’economia.
I dati emergono dall’11° Rapporto 2026 della Community Cashless Society di TEHA Group, think tank privato e indipendente italiano, i cui risultati saranno presentati il 26 marzo 2026 a Villa d’Este, a Cernobbio, durante il forum annuale dedicato al futuro dei pagamenti digitali.
L’espansione del cashless è stata sostenuta da un tasso medio annuo di crescita del 9,5% negli ultimi tre anni, segnale di una progressiva diffusione di strumenti di pagamento elettronici tra cittadini e imprese.
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Italia ancora sotto la media europea
Nonostante la crescita, l’Italia continua a mostrare un ritardo nel confronto con i principali Paesi europei. Nel Cashless Society Index 2026 il Paese si colloca infatti al 21° posto su 27 Stati membri dell’UE, perdendo una posizione rispetto all’anno precedente.
Il divario emerge soprattutto nel numero di transazioni digitali effettuate: in Italia si registrano 181,4 pagamenti cashless pro capite, contro una media europea di 246,8. Anche il peso del cashless sul PIL resta inferiore alla media UE: 26,6% contro il 31,6%.
Nel confronto con altri grandi Paesi europei, l’Italia rimane indietro: Germania (10° posto), Spagna (12°) e Francia (16°) si collocano tutti in posizioni più avanzate nella classifica.
Il contante resta molto diffuso
Una delle principali cause del ritardo italiano è l’elevata diffusione del contante. Secondo il Cash Intensity Index, l’Italia si colloca al 31° posto su 144 economie mondiali per incidenza del contante in circolazione sul PIL.
Il valore italiano è pari all’11,5% del PIL, superiore alla media europea del 9,8%. Questa maggiore dipendenza dal cash riduce la tracciabilità delle transazioni e può favorire fenomeni di economia sommersa.
Non a caso, negli ultimi tre anni il fenomeno dell’economia non osservata ha registrato un peggioramento: il valore stimato ha raggiunto circa 200 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL, mentre il VAT gap italiano si attesta a 25 miliardi di euro, il più elevato tra le grandi economie europee.
La rivoluzione cashless può generare fino a 123 miliardi di benefici
La diffusione dei pagamenti digitali rappresenta tuttavia una leva strategica per la modernizzazione del Paese. Negli ultimi dieci anni la transizione verso una società meno dipendente dal contante ha generato 55,4 miliardi di euro di benefici complessivi per il sistema economico italiano.
Tra i principali vantaggi figurano la riduzione dei costi di gestione del contante, maggiore sicurezza nelle transazioni, aumento dell’equità fiscale e risparmi di tempo per cittadini e imprese.
Se gli attuali tassi di crescita saranno mantenuti, entro il 2030 si potrebbero generare ulteriori 27,5 miliardi di euro di benefici. In caso di allineamento ai Paesi europei più avanzati, il potenziale complessivo potrebbe arrivare fino a 123 miliardi di euro.
La digitalizzazione dei pagamenti contribuirebbe inoltre alla sostenibilità ambientale: una transazione cashless produce oltre il 70% in meno di emissioni rispetto a una in contanti.
Un settore industriale da 17,7 miliardi
Oltre all’impatto economico indiretto, la filiera dei pagamenti digitali rappresenta oggi anche un comparto industriale rilevante per l’economia nazionale.
Il settore conta 2.844 aziende, tra operatori nazionali e internazionali, e genera 17,7 miliardi di euro di fatturato e 9,4 miliardi di valore aggiunto, con 34.600 occupati lungo tutta la catena del valore delle transazioni elettroniche.
Negli ultimi dieci anni la crescita del comparto è stata particolarmente sostenuta: dal 2015 il fatturato è aumentato dell’85,3%, a fronte di una crescita del PIL italiano del 32,2%, rendendo la filiera la più dinamica tra i servizi per incremento del giro d’affari.
Già nel 2024 il contributo fiscale del settore era pari a 831 milioni di euro, ma secondo le stime potrebbe raggiungere 1,1 miliardi entro il 2030 se gli attuali trend di crescita verranno confermati.
Digitalizzazione dei pagamenti come leva di competitività

Secondo Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti e TEHA Group, il superamento della soglia dei 500 miliardi rappresenta una tappa simbolica per il sistema economico italiano.
I pagamenti digitali, sottolinea, sono ormai una componente strutturale dell’economia e uno strumento capace di rafforzare competitività, legalità ed efficienza. Tuttavia, il divario con gli altri Paesi europei resta significativo.
Ridurre questa distanza significa migliorare l’attrattività del Paese per gli investimenti, contrastare l’economia sommersa e sostenere una crescita più trasparente, moderna e inclusiva.


