La sostenibilità economica dell’EUDI Wallet, il portafoglio europeo di identità digitale, dipende dalla possibilità di coprire i costi dei servizi e di distribuire i benefici fra i soggetti che vi partecipano. Per banche e prestatori di servizi di pagamento (PSP), la questione riguarda la convenienza del suo impiego nei processi di acquisizione dei clienti e di autenticazione dei pagamenti, insieme alla continuità dei servizi forniti dagli altri operatori dell’ecosistema.
Indice degli argomenti
Il rapporto della Commissione e il percorso dell’analisi
Il Business Models Study Report, pubblicato nel 2026 dalla Commissione europea, DG CONNECT, esamina i possibili modelli di finanziamento dell’ecosistema dei wallet destinati alle persone fisiche. Il documento considera il ruolo delle risorse pubbliche, gli incentivi alla partecipazione privata e le forme di remunerazione dei servizi. Offre un quadro entro cui valutare la distribuzione di costi e ricavi, lasciando aperta la verifica delle condizioni che renderebbero sostenibili i modelli prospettati.[1]
Questo articolo analizza le ipotesi del rapporto e le loro implicazioni per il settore bancario e dei pagamenti, soffermandosi sui benefici da dimostrare e sugli aspetti che richiedono ulteriori riscontri.
Su questa base, nel capitolo “Qualche indicazione operativa” vengono formulate le proposte dell’autore: affiancare alle sperimentazioni tecniche una misurazione dei risultati economici, verificare la disponibilità a pagare e i costi che restano a carico degli operatori, definire criteri di remunerazione per i diversi ruoli e chiarire la funzione del finanziamento pubblico. Si tratta di indicazioni sviluppate a partire dall’analisi del paper, da sottoporre a verifica nei contesti applicativi.
L’analisi considera anche il Sistema IT-Wallet italiano, per il quale la sostenibilità economica si lega alla costruzione dei servizi nazionali e alla loro interoperabilità con i wallet degli altri Stati membri. Il D.P.C.M. del 19 marzo 2026 preannuncia un successivo decreto chiamato a definire, fra gli altri aspetti, la stima degli eventuali oneri iniziali a carico della finanza pubblica sino al raggiungimento della sostenibilità economica del sistema e la relativa copertura finanziaria.[2]
Che cosa emerge dal rapporto della Commissione
Il paper individua nelle Relying Parties, ossia nelle organizzazioni che utilizzano le credenziali per verificare informazioni sui propri utenti, i soggetti maggiormente interessati a finanziare l’ecosistema. La loro disponibilità a pagare dovrebbe derivare dalla riduzione di costi e rischi oppure dalla possibilità di offrire nuovi servizi; i ricavi dovrebbero poi remunerare emittenti, fornitori del wallet e intermediari[3].
Lo studio sostiene questa impostazione attraverso analisi del mercato, scenari e interviste, ma dichiara di non voler elaborare prezzi dettagliati o una quantificazione esaustiva del mercato. Quanto emerge è dunque un quadro di ipotesi economiche ragionate, accompagnato da riscontri qualitativi, che non permette ancora di stabilire quali combinazioni di servizi, tariffe e volumi assicurino l’equilibrio dei diversi partecipanti.
La cautela è appropriata alla difficoltà del problema. Alcuni passaggi, tuttavia, tendono a presentare l’espansione degli utenti, l’arrivo di nuovi operatori e la crescita dei ricavi come una progressione sufficientemente spiegata dalla convenienza reciproca. È proprio quella convenienza che richiede ulteriori verifiche, perché può variare considerevolmente fra soggetti chiamati a partecipare allo stesso servizio.
Il KYC fra risparmio plausibile e beneficio dimostrato
Il rapporto dedica spazio al KYC, l’insieme delle attività attraverso cui un intermediario conosce e verifica il proprio cliente, presentando il wallet come strumento capace di semplificare i controlli. Nell’allegato sulle interviste riconosce però che il valore di alcuni casi d’uso, compreso il KYC, deve ancora essere dimostrato chiaramente.
Questa tensione interna al documento aiuta a delimitare l’opportunità: disporre di dati identificativi verificabili può ridurre attività documentali, ma il beneficio va misurato dentro il processo bancario nel quale quei dati vengono utilizzati. Le linee guida EBA sull’acquisizione a distanza dei clienti collocano infatti la scelta degli strumenti tecnologici entro politiche e procedure di adeguata verifica sensibili al rischio, richiedendone una valutazione di affidabilità e adeguatezza[4]
Sul piano economico, la banca dovrebbe quindi considerare il costo del processo risultante, comprese integrazione, gestione delle eccezioni e attività che rimangono necessarie. La disponibilità a pagare dipenderà dal risparmio effettivamente ottenuto e dalla qualità del risultato, mentre la sostenibilità dell’ecosistema richiederà che quel prezzo lasci risorse sufficienti anche agli altri partecipanti.
Nei pagamenti bisogna precisare quale servizio si remunera
Per un lettore del settore, il termine “transazione” richiede particolare attenzione.
Nel modello tariffario del paper indica una richiesta di verifica effettuata presso una Relying Party su iniziativa dell’utente, indipendentemente dall’esito; non coincide necessariamente con un pagamento o con un trasferimento di fondi.
Questa distinzione evita di attribuire al rapporto un modello commissionale dei pagamenti che il documento non sviluppa. Una verifica dell’identità, la presentazione di un attributo durante un acquisto e l’autenticazione di un pagamento possono avere beneficiari, costi e responsabilità differenti.
Una fonte istituzionale distinta dal paper, ossia il manuale della Commissione dedicato alla Payment Authentication[5], descrive l’impiego del wallet per autenticare acquisti online e in presenza, integrandosi con infrastrutture esistenti per carte e bonifici. Presenta anche la possibilità di combinare il pagamento con attributi come l’età, precisando il carattere esemplificativo ed evolutivo dei percorsi illustrati.
L’implicazione economica, proposta in questa analisi, è che occorra identificare separatamente il valore dell’autenticazione e quello delle verifiche aggiuntive: se il commerciante beneficia della verifica dell’età, non si può presumere che il suo interesse coincida con quello della banca che autentica il pagatore.
Le tariffe individuano ricavi, non ancora un equilibrio
Il rapporto distingue cinque principali fonti di finanziamento: corrispettivi per verifica, tariffe basate sul numero di utenti serviti, servizi di integrazione, quote di accesso e risorse pubbliche. Nel modello basato sugli utenti, il pagamento ricade sulle organizzazioni che utilizzano il servizio.
Per banche e prestatori di servizi di pagamento, la valutazione dovrebbe comprendere il rapporto fra nuovi oneri e costi evitati. Una tariffa contenuta per singola verifica può diventare significativa su grandi volumi, mentre un canone fisso può risultare poco conveniente per un operatore con utilizzo limitato; durante la transizione, inoltre, nuove integrazioni e procedure precedenti potrebbero dover convivere.
La classificazione del paper è utile, ma la sua applicabilità dipende da variabili ancora da misurare. “Creare valore” e “incentivare la partecipazione” restano formulazioni troppo ampie finché non viene specificato quale operatore sostenga il costo, quale attività venga remunerata e quale beneficio giustifichi il prezzo.
Gli intermediari semplificano, ma devono dimostrare la propria convenienza
Il paper assegna agli intermediari il compito di collegare gli attori, organizzare le relazioni commerciali e distribuire i ricavi, prospettando opportunità potenzialmente maggiori rispetto alla sola fornitura del wallet.
Per una banca, un intermediario potrebbe ridurre la necessità di gestire numerose connessioni e relazioni contrattuali. Il vantaggio, tuttavia, andrebbe confrontato con commissioni, vincoli tecnici e costi di sostituzione, perché una connessione inizialmente conveniente può diventare difficile da abbandonare quando viene incorporata nei processi operativi.
Da questa lettura deriva una prima proposta di questo contributo a firma di chi scrive: valutare l’intermediazione attraverso il costo complessivo sostenuto dai partecipanti, includendo la possibilità di cambiare fornitore. L’interoperabilità tecnica acquista valore economico quando consente anche di correggere una scelta commerciale senza ricostruire il servizio, evitando lock-in commerciali.

La fatturazione deve rispettare la riservatezza
Il rapporto riconosce una tensione fra remunerazione a consumo e non osservabilità, ossia la tutela che limita la possibilità degli attori dell’infrastruttura di conoscere e correlare le operazioni degli utenti. Una fattura che richiedesse di ricostruire sistematicamente chi ha presentato una credenziale, dove e quando potrebbe compromettere proprio la riservatezza che il wallet deve assicurare.
Per il settore finanziario, questa esigenza va raccordata con le informazioni necessarie a eseguire, documentare e controllare le operazioni. Le diverse responsabilità non autorizzano a considerare qualsiasi dato del pagamento automaticamente disponibile a tutti gli attori del wallet.
Il paper richiama soluzioni tecniche e organizzative, compresi lavori ETSI, ma lascia aperti aspetti della loro applicazione. La buona prassi qui suggerita è sperimentare insieme servizio e remunerazione, dimostrando quali dati servano a calcolare il compenso, chi possa trattarli e come gestire una contestazione senza introdurre raccolte informative sproporzionate.
IT-Wallet: il problema europeo dentro il mercato italiano
In Italia, queste considerazioni riguardano la costruzione del Sistema IT-Wallet, che prevede un portafoglio pubblico integrato nell’app IO e soluzioni private. Il Dipartimento per la trasformazione digitale ha comunicato nel luglio 2026 l’apertura, avvenuta a maggio, dell’ambiente nazionale di test per i fornitori privati, destinato a verificare le soluzioni e l’interoperabilità con l’infrastruttura attraverso dati non riferibili a cittadini reali[6]
Il collegamento con il settore bancario è esplicito anche nei materiali presentati al Comitato Pagamenti Italia nell’aprile 2026, che illustrano possibili impieghi nell’apertura del conto, nella presentazione di credenziali finanziarie e nell’autenticazione forte dei pagamenti. Sono prospettive applicative, da distinguere dalla disponibilità generalizzata dei servizi e dalla dimostrazione della loro convenienza[7].
La proposta sostenuta da chi firma questo articolo è affiancare alla sperimentazione tecnica dell’IT-Wallet una verifica economica con banche e prestatori di servizi di pagamento, così da chiarire costi di accesso, integrazione e utilizzo, condizioni di partecipazione e collegamento con i wallet europei. Per un intermediario italiano, l’investimento dovrebbe essere valutato anche rispetto alla riutilizzabilità delle connessioni oltre il contesto nazionale, evitando che l’adozione domestica produca costi aggiuntivi per l’operatività transfrontaliera.
Qualche indicazione operativa dell’autore

Le indicazioni che seguono costituiscono le proposte dell’autore di questo articolo, formulate a partire dai problemi descritti nel paper. Il rapporto offre il quadro delle opzioni e delle incertezze; il contributo qui avanzato consiste nel tradurle in verifiche operative per banche e pagamenti.
Sperimentare anche il conto economico
Misurare il processo completo
Il rapporto offre il quadro delle opzioni e delle incertezze; il contributo qui avanzato consiste nel tradurle in verifiche operative per banche e pagamenti.
La prima proposta è organizzare sperimentazioni con una procedura di confronto definita prima dell’avvio. Per l’apertura di un conto andrebbero rilevati costo complessivo, tempi di completamento, abbandoni, interventi manuali e qualità delle verifiche, distinguendo il risparmio attribuibile al wallet dagli effetti di altre modifiche introdotte nello stesso periodo.
Nei pagamenti, il confronto dovrebbe includere completamento dell’acquisto, fallimenti dell’autenticazione, richieste di assistenza e costi di gestione, mantenendo comparabili le condizioni di sicurezza. La semplice esecuzione riuscita di una dimostrazione tecnica non permette di stimare questi risultati su utenti e situazioni differenti.
Verificare prezzi accettati e costi rimasti
Una seconda proposta riguarda la disponibilità a pagare, che dovrebbe essere verificata attraverso offerte concrete e condizioni trasparenti. L’interesse di una banca durante un progetto finanziato fornisce un’informazione diversa dalla decisione di acquistare il servizio quando i contributi terminano.
Occorrerebbe rendere visibile anche ciò che il wallet non consente ancora di dismettere: canali alternativi, assistenza per gli utenti che non lo utilizzano, sistemi di controllo e procedure per le eccezioni. I risparmi stimati dovrebbero indicare quando diventano effettivi, evitando di anticipare nel conto economico benefici subordinati a volumi o cambiamenti organizzativi ancora da raggiungere.
Scenari prudenti di adozione permetterebbero di valutare quanto finanziamento serva durante la transizione e quali soglie rendano sostenibile ciascun servizio.
Distribuire il valore prima che emergano gli squilibri
Una terza proposta è ricostruire costi e remunerazioni per ruolo, perché un risultato positivo per l’ecosistema nel suo complesso può nascondere una perdita sull’emittente o sul fornitore da cui il servizio dipende.
Il rapporto della Commissione analizzato dall’autore rileva che gli emittenti chiedono incentivi e garanzie su responsabilità e affidabilità. Per rendere operativa questa indicazione, i contratti dovrebbero chiarire gestione degli aggiornamenti, revoche, errori, contestazioni e continuità in caso di uscita di un partecipante, includendo criteri di revisione quando i costi reali divergono dalle ipotesi.
Assicurare condizioni sostenibili agli attori necessari richiede una remunerazione coerente con il contributo e il rischio assunti, insieme alla possibilità di modificare configurazioni che non producono benefici sufficienti.
Dare al finanziamento pubblico una funzione riconoscibile
La quarta proposta è distinguere le componenti che rispondono a finalità pubbliche continuative dai servizi per i quali si prevede una copertura commerciale. Il paper mantiene risorse pubbliche anche negli scenari successivi al lancio, ma il loro ruolo dovrebbe essere reso più leggibile nelle decisioni di investimento.
Una credenziale poco utilizzata può essere necessaria per accedere a un diritto, mentre un servizio frequente può generare benefici commerciali sufficienti a sostenerne i costi. Esplicitare questa differenza consentirebbe di valutare la spesa pubblica e le tariffe con criteri coerenti, senza presumere che il volume delle verifiche misuri da solo il valore del servizio.
Per gli operatori bancari, la prevedibilità di queste scelte ridurrebbe l’incertezza sulle condizioni future di accesso all’infrastruttura.

La sostenibilità da verificare nei servizi
Il rapporto della Commissione offre una base per discutere come finanziare l’ecosistema EUDI Wallet e remunerare i soggetti che ne rendono possibile il funzionamento. Le opzioni individuate richiedono una verifica nei servizi ai quali saranno applicate: la possibilità di generare ricavi, il beneficio per chi utilizza le credenziali e la copertura dei costi degli altri partecipanti devono trovare riscontro in condizioni operative e commerciali definite.
Le indicazioni proposte in questo articolo mirano a rendere quella verifica parte delle scelte di investimento. Per banche e prestatori di servizi di pagamento, sperimentare il wallet dovrebbe significare misurare il costo del processo completo, confrontarlo con le soluzioni già utilizzate e valutare quali prezzi siano compatibili con i benefici ottenuti. Contratti e meccanismi di finanziamento dovrebbero consentire di rivedere le ipotesi iniziali alla luce dei risultati, tutelando la continuità dei servizi e la riservatezza degli utenti.
Anche per l’IT-Wallet, affiancare questa valutazione alla sperimentazione tecnica permetterebbe di orientare le decisioni sul finanziamento pubblico e sulla partecipazione privata con elementi verificabili. Il contributo del paper può essere raccolto attraverso un lavoro comune fra gli operatori chiamati a sostenere e utilizzare l’infrastruttura. La prospettiva suggerita dall’autore di questo articolo è costruire le condizioni della sostenibilità mentre i servizi prendono forma, così che l’adozione possa poggiare su benefici misurati e su una remunerazione adeguata delle attività da cui quei benefici dipendono.
[1] European Commission: Directorate-General for Communications Networks, Content and Technology, Business models study report – EUDI wallet ecosystem sustainability and business models, Publications Office of the European Union, 2026.
[2] D.P.C.M. – DTD 19 marzo 2026, Art. 7, c. 6, lettera d.
[3] Nel contesto economico del rapporto, gli intermediari sono operatori che facilitano le connessioni fra gli attori dell’ecosistema e possono gestire integrazione tecnica, relazioni commerciali e distribuzione dei ricavi. Un caso specifico è l’operatore che, per conto di una banca o di un altro fornitore di servizi, richiede al wallet gli attributi necessari, ne verifica la validità e li trasmette alla parte che li utilizza. Il ruolo riguarda qui i servizi di identità digitale. Gli intermediari che agiscono per conto delle Relying Parties sono considerati essi stessi Relying Parties e non possono conservare dati sul contenuto della transazione. Cfr. Architecture and Reference Framework, § 3.11.3; regolamento (UE) n. 910/2014, art. 5 ter, par. 10, introdotto dal regolamento (UE) 2024/1183.
[4] European Banking Authority, Guidelines on the use of remote customer onboarding solutions. Il richiamo serve a contestualizzare la valutazione degli strumenti di identificazione nei processi bancari.
[5] Commissione europea, Payment Authentication Manual, aggiornato l’11 febbraio 2026. È una fonte distinta dal rapporto sui modelli di business.
[6] Dipartimento per la trasformazione digitale, Il Sistema IT-Wallet apre ai test con le aziende private, 23 luglio 2026.
[7] 29° RIUNIONE PLENARIA CPI – 22 aprile 2026; intervento della Dr. Costanza Rosati (Dipartimento per la Trasformazione Digitale).


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