E-payment e Atm, la chiave della sicurezza sta nella biometria - Pagamenti Digitali
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E-payment e Atm, la chiave della sicurezza sta nella biometria

Antonello Salerno

Quando si tratta di “questioni finanziarie”, la sicurezza è in cima alle preoccupazioni degli utenti, e l’innovazione può essere un mezzo per superare i timori. E’ il caso della biometria, considerata con sempre maggiore favore dagli utenti quando si tratta di autorizzare un pagamento, ad esempio attraverso un device mobile, o per dare il via libera a un prelievo da uno sportello Bancomat.

Scendendo nel campo delle tecnologie disponibili a questo scopo, la biometria mette a disposizione diverse soluzioni, dalla lettura delle impronte digitali a quella dell’iride, dal riconoscimento facciale a quello del reticolo delle vene del palmo della mano, che possono adattarsi ai diversi campi di utilizzo nelle transazioni finanziarie.

Se da una parte le impronte digitali sono ampiamente utilizzate nel campo dei dispositivi mobili, anche per il mobile payment, è più recente l’adozione del riconoscimento facciale, che può essere utilizzato anche dal di là degli smartphone, ad esempio negli sportelli bancari per il prelievo di denaro, gli Atm: grazie agli oltre 80 punti caratteristici del viso di ogni individuo si può effettuare l’identificazione dell’utente e l’autorizzazione all’operazione presso lo sportello automatico. Si tratta di una tecnologia che però deve ancora arrivare alla completa maturazione, e che deve risolvere alcuni “punti critici”, dal momento che può essere influenzata da fattori esterni, ad esempio la luminosità dell’ambiente o l’orientamento e l’angolazione dalla quale ci si rivolge ai sensori.

La palm vein authentication di Fujitsu

Sempre nel campo del business to consumer, come dicevamo, c’è la palm vein authentication, che è già applicata con ottimi risultati, in partnership con Fujitsu, nel 90% degli sportelli automatici di Banco Bradesco, secondo istituto bancario del Brasile con i suoi 33mila Atm e con filiali anche a New York, Parigi, Londra, Tokyo e Lisbona.

Il principio che ha guidato i ricercatori della multinazionale giapponese nell’implementazione di “PalmSecure”, in questo caso, oltre all’attenzione alla sicurezza, che in questi frangenti occupa sempre la prima posizione, è stata la semplificazione della user experience anche gli utenti meno “digitalizzati”. Una tecnologia complessa, in grado di “leggere” le caratteristiche uniche del reticolo delle vene sulla mano di un individuo per riconoscerlo, presentata però ai clienti in modo semplice: basta poggiare il palmo su un supporto e si verrà riconosciuti a autorizzati alle operazioni. Senza bisogno di carte, password, token o altro. Una tecnologia “a misura di anziano”, che potrebbe contribuire ad avvicinare tutti i clienti della banca a familiarizzare con l’innovazione e a sperimentarne i vantaggi, per dare vita a quel “salto culturale” tanto invocato per il passaggio alla “società 4.0”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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