Il 10 febbraio 2026 il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza due passaggi chiave nel percorso legislativo verso l’introduzione dell’euro digitale. Il voto rappresenta un segnale politico forte a favore della creazione di una moneta digitale pubblica emessa dalla banca centrale, pensata per affiancare il contante e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nel settore dei pagamenti.
Non si tratta ancora dell’adozione definitiva del regolamento, ma di un passaggio decisivo nel negoziato interistituzionale. L’assemblea di Strasburgo ha espresso il proprio sostegno a un impianto normativo che prevede l’utilizzo della valuta digitale sia online sia offline, con garanzie specifiche in materia di privacy e inclusione finanziaria.
Il messaggio politico è chiaro: l’Europa vuole dotarsi di uno strumento moderno, competitivo e coerente con i propri valori.
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Sovranità monetaria e autonomia nei pagamenti
Al centro del dibattito vi è la questione della sovranità monetaria europea. Negli ultimi anni, il mercato dei pagamenti digitali è stato dominato da grandi circuiti e piattaforme internazionali, spesso extraeuropee. Carte di credito globali, wallet digitali e big tech hanno conquistato quote crescenti di mercato, sollevando interrogativi sulla dipendenza tecnologica e infrastrutturale dell’UE.
L’introduzione di una valuta digitale pubblica punta a ridurre questa vulnerabilità. L’euro digitale verrebbe emesso e garantito dalla Banca centrale europea, assicurando così lo stesso livello di affidabilità e stabilità dell’euro fisico. In questo modo, i cittadini potrebbero disporre di un mezzo di pagamento elettronico sicuro, direttamente collegato alla banca centrale, senza passare esclusivamente attraverso operatori privati.
Secondo i sostenitori del progetto, si tratta di un tassello fondamentale per rafforzare l’architettura finanziaria europea in un contesto globale sempre più competitivo, dove anche altre grandi economie stanno sperimentando o introducendo valute digitali di banca centrale.

Le caratteristiche: online e offline
Uno degli aspetti più rilevanti del testo sostenuto dal Parlamento riguarda la possibilità di utilizzare la nuova valuta sia online sia offline. La funzionalità offline consentirebbe di effettuare pagamenti anche in assenza di connessione internet, replicando in parte le caratteristiche del contante. Questo elemento è stato ritenuto essenziale per garantire inclusione, resilienza e continuità operativa in caso di interruzioni di rete o crisi informatiche.
Sul piano pratico, l’euro digitale dovrebbe essere accessibile attraverso applicazioni bancarie o strumenti dedicati, con limiti di detenzione per evitare che grandi quantità di depositi vengano trasferite dai conti bancari tradizionali verso la nuova forma digitale. Proprio questo punto è oggetto di attenta valutazione tecnica, per evitare impatti destabilizzanti sul sistema bancario.
Privacy e protezione dei dati
Uno dei nodi più delicati riguarda la tutela della privacy. Il Parlamento ha chiesto che il nuovo sistema garantisca un elevato livello di protezione dei dati personali, in linea con le normative europee già vigenti. In particolare, per i pagamenti offline si punta a un grado di riservatezza assimilabile a quello del contante, pur nel rispetto delle regole antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo.
Il tema è centrale per la percezione pubblica del progetto. Una parte dell’opinione pubblica teme infatti che una valuta digitale emessa dalla banca centrale possa tradursi in un controllo eccessivo delle transazioni.
Le istituzioni europee hanno ribadito che la BCE non avrebbe accesso diretto ai dati personali dei cittadini per finalità commerciali e che l’impianto sarà costruito secondo il principio della minimizzazione dei dati.
Il ruolo delle istituzioni europee
Dopo il voto del Parlamento, il dossier entra ora nella fase dei negoziati con la Commissione europea e con il Consiglio dell’Unione europea. Il cosiddetto “trilogo” sarà determinante per definire il testo finale del regolamento e trovare un equilibrio tra esigenze di innovazione, stabilità finanziaria e tutela dei consumatori.
La Commissione, che ha presentato la proposta legislativa originaria, vede nel progetto uno strumento per rafforzare il mercato unico dei pagamenti digitali. Il Consiglio, che rappresenta gli Stati membri, dovrà invece mediare tra sensibilità nazionali differenti, soprattutto per quanto riguarda i limiti di detenzione e l’impatto sulle banche locali.
Parallelamente, la BCE prosegue la fase tecnica di sperimentazione e progettazione, analizzando le soluzioni tecnologiche più idonee e testando scenari operativi. Solo al termine di questo percorso sarà possibile decidere formalmente se e quando procedere con l’emissione.
Implicazioni per banche e imprese
L’introduzione dell’euro digitale potrebbe modificare in modo significativo l’ecosistema dei pagamenti. Per le banche, rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Da un lato, vi è il timore che una parte dei depositi possa migrare verso portafogli digitali garantiti dalla banca centrale; dall’altro, gli istituti potrebbero svolgere un ruolo chiave nella distribuzione e nella gestione dei servizi collegati alla nuova valuta.
Per le imprese, soprattutto nel commercio al dettaglio e nell’e-commerce, l’euro digitale potrebbe tradursi in costi di transazione più contenuti e maggiore concorrenza tra fornitori di servizi di pagamento.
Inoltre, l’esistenza di un’infrastruttura pubblica europea potrebbe stimolare innovazione e sviluppo di nuove soluzioni fintech.
Tempistiche e prospettive
Sebbene il voto del 10 febbraio 2026 rappresenti un passaggio storico, il percorso verso l’introduzione effettiva è ancora articolato. Le stime più accreditate indicano un possibile lancio non prima del 2029, subordinato alla conclusione positiva della fase legislativa e alla decisione finale del Consiglio direttivo della BCE.
Nel frattempo, il dibattito pubblico continuerà a concentrarsi su costi, benefici e rischi. L’euro digitale non sostituirà il contante, ma si affiancherà ad esso come ulteriore opzione di pagamento. La sua riuscita dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee di costruire fiducia, garantire sicurezza tecnologica e assicurare un equilibrio tra innovazione e diritti fondamentali.
Con il voto di febbraio, l’Unione europea ha comunque segnato un punto di svolta. In un panorama globale in rapida trasformazione, la scelta di investire in una moneta digitale pubblica conferma la volontà di giocare un ruolo da protagonista nel futuro dei pagamenti.



