Italia cashless? Solo se la PA saprà fare da traino

A Forum PA città si parla anche della sfida dei pagamenti digitali per il settore pubblico. Con l’esperienza di Bergamo e l’intervento di Giuseppe Virgone, amministratore unico di PagoPA

Pubblicato il 04 Dic 2019

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La strada che porterà la pubblica amministrazione a essere un driver di innovazione per l’adozione dei pagamenti digitali nel Paese è probabilmente ancora lunga, ma i primi segnali di un’attenzione sempre più mirata verso questi temi si vede e inizia a produrre risultati. A confermarlo durante l’edizione di Forum PA città – smart city e sostenibilità urbana che si è svolta nei giorni scorsi a Talent Garden Ostiense di Roma due realtà in prima linea con l’obiettivo della Cashless society, PagoPa e il Comune di Bergamo, grazie agli interventi dell’amministratore unico della newco per i pagamenti digitali nella pubblica amministrazione, Giuseppe Virgone (a sinistra nella foto), e all’assessore a innovazione, semplificazione e servizi demografici del Comune di Bergamo, Giacomo Angeloni (a destra nella foto). 

PagoPA nasce dall’idea che i pagamenti digitali devo essere uno dei temi al centro della trasformazione digitale – afferma Virgone – L’Italia  è al quartultimo posto in Europa nell’utilizzo dei pagamenti elettronici, e a causa di fattori culturali o più semplicemente di abitudine l’interazione della PA con il cittadino avviene ancora troppo poso online. PagoPA nasce per spingere le PA a offrire servizi di pagamento online industrializzando una piattaforma che è operativa dal 24 luglio di quest’anno. Siamo ancora una società giovane, che si sta strutturando e che assume competenze di mercato forti e specifiche nel settore, con l’obiettivo di mettere in piedi un business model sostenibile per lo Stato. Perché ci riusciamo però la PA deve comprendere  a pieno i  vantaggi dell’integrazione dei pagamenti digitali: oggi ci sono 705 miliardi di pagamenti effettuati verso la PA con strumenti desueti o che non favoriscono il pagamento immediato da parte del cittadino: soltanto evitando che i “bollettini” vadano a finire dimenticati in un cassetto gli incassi potrebbero aumentare per i Comuni tra il 25% e il 30%”. Detto questo, prosegue Virgone, “La PA che decide di aderire non deve trovarsi di fronte a un percorso a ostacoli, tutto deve essere reso semplice. A quel punto potremo dire che chi ha a disposizione la semplicità di implementazione e ha ben presenti i vantaggi avrà tutti i buoni motivi per adeguarsi, e se non lo farà dovrà affrontare sanzioni, come prevede un emendamento al decreto fiscale presentato nei giorni scorsi. Il ruolo di PagoPA è di aiutare le pubbliche amministrazioni con un contributo di competenza, di idee, vigilando sul fatto che il percorso di adozione delle soluzioni sia semplice: una volta che un’amministrazione ha deciso di scegliere una strada, bisogna metterla nelle condizioni di imboccarla rapidamente”.

Ma i pagamenti digitali non sono l’unico settore in cui è impegnata PagoPA: “Sono una parte importante della trasformazione digitale – sottolinea Virgone – ma in pago PA ci occupiamo anche della gestione delle notifiche e di una parte del processo della fatturazione elettronica. Il discorso di fondo è che le buone pratiche migliorano la vita dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni, e che la PA quando si muove è in grado di muovere il mercato, facendo anche da cassa di risonanza”. Infine il tema della customer experience: “E’ centrale quando si tratta di coinvolgere i cittadini – conclude Virgone – Se la tecnologia di pagamento non è semplice al livello dell’invio di un messaggio whatsapp avrà meno possibilità di essere usata”.

Tra le pubbliche amministrazioni italiane che hanno sposato con convinzione i pagamenti digitali c’è il Comune di Bergamo, come spiega l’assessore Angeloni: “Oggi Bergamo è avanti nell’utilizzo dei pagamenti digitali – afferma – ma per arrivarci è servito un processo educativo con i cittadini e con le strutture amministrative. L’obiettivo è far sentire i cittadini al centro di un’azione che semplifica loro la vita”. Da qui nasce l’idea di “Cashless society”: “Siamo partiti nel 2015, quando il 60% dei correntisti utilizzava il bancomat o la carta di credito per cinque o meno operazioni durante l’anno. Abbiamo dato via a un piano di comunicazione per far capire alle persone che non c’era niente di male nell’usare le carte. Abbiamo dato vita a un concorso che prevedeva premi per chi fotografava e inviava a un’app dedicata o scontrino del proprio pagamento digitale, con i premi che coinvolgevano anche i negozianti, mettendo a disposizione più 350 mila euro di premi per le pubbliche amministrazioni più virtuose. Grazie a questa campagna soltanto nel 2015 i pagamenti digitali sono aumentati nel 23% – prosegue Angeloni – e oggi ci mancano tre uffici pubblici perché il 100% di quelli sul nostro territorio abbia il Pos. Utilizziamo PagoPa per le multe, e il risultato è stato forte: abbiamo registrato un -75% di mancati introiti”. Ma quali devono essere le caratteristiche dei pagamenti digitali della PA? “Devono essere identici o migliori di quelli del mondo profit – aggiunge Angeloni – devono essere capaci di tradurre il linguaggio dal burocratico alla lingua corrente. Credo sia importante fare un appello al Governo perché non abbia paura – conclude l’assessore – Il cashless in  Italia è la sfida dei prossimi due o tre anni: serve coraggio, ad esempio sull’abbassamento della soglia del contante e sugli incentivi all’utilizzo delle carte”.

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