Intesa, società di Havant Group attiva nei servizi fiduciari e nella trasformazione digitale, ha ottenuto il 9 luglio 2026 l’accreditamento nella federazione IT-Wallet come Verificatore di Attestati Elettronici. Secondo quanto comunicato dall’azienda il 7 settembre, è il primo operatore privato a figurare con questo ruolo nell’ecosistema italiano, accanto all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, alle amministrazioni pubbliche e agli enti titolari delle fonti autentiche.
L’ingresso di un soggetto privato avviene mentre l’Italia sta definendo il funzionamento tecnico e organizzativo del proprio sistema di portafoglio digitale. Il quadro nazionale è stato precisato durante l’estate da due provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale: il decreto del 17 giugno 2026, pubblicato il 23 luglio, che approva le Linee guida del Sistema IT-Wallet e le regole per la sperimentazione, e il decreto del 19 marzo 2026, pubblicato il 3 agosto, che disciplina il sistema e distribuisce compiti e funzioni tra i soggetti incaricati della sua realizzazione.
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Che cosa fa un verificatore nell’IT-Wallet
Il Sistema IT-Wallet è stato istituito dall’articolo 64-quater del Codice dell’amministrazione digitale. La norma prevede un portafoglio digitale pubblico e consente anche la presenza di soluzioni private, subordinate alle procedure di accreditamento previste dal sistema. L’infrastruttura deve permettere a cittadini e imprese di utilizzare attestazioni elettroniche relative all’identità e ad attributi verificati, collegando il wallet alle fonti pubbliche abilitate.
Le Linee guida pubblicate il 23 luglio definiscono l’attestato elettronico come un insieme di dati di identificazione personale o attributi firmato digitalmente, resistente alla manomissione e non ripudiabile dall’emittente. Tra le informazioni che possono essere rappresentate rientrano caratteristiche, diritti, autorizzazioni e altri attributi associati a una persona fisica o giuridica.
Il verificatore interviene quando un servizio deve controllare un’attestazione presentata tramite il wallet. La verifica non coincide con una semplice lettura del documento digitale: richiede che il soggetto possa stabilire autenticità, validità e provenienza delle credenziali utilizzando l’infrastruttura fiduciaria della federazione.
La documentazione tecnica dell’IT-Wallet descrive infatti un sistema nel quale le entità federate devono completare procedure di onboarding e instaurare una relazione di fiducia crittografica attraverso certificati X.509, catene di fiducia e controlli di conformità. Le entità operative vengono poi inserite nel Registro della Federazione, utilizzato per verificare la fiducia durante le operazioni sulle credenziali.
Per Intesa, l’accreditamento comporta quindi la gestione di chiavi crittografiche, certificati con durata definita e aggiornamento continuo rispetto ai profili tecnici stabiliti dall’architettura dell’IT-Wallet. L’azienda assimila queste attività, per complessità operativa, più alla gestione di una Certification Authority che a una normale integrazione software.
Intesa collega questa capacità alla propria esperienza come Qualified Trust Service Provider e alla partecipazione ai programmi europei dedicati all’European Digital Identity Wallet, tra cui il Large Scale Pilot Potential e il consorzio We Build.
Le regole italiane pubblicate nell’estate 2026
Il decreto del 17 giugno 2026 ha formalizzato le Linee guida del Sistema IT-Wallet e le condizioni della sperimentazione. Il provvedimento deriva dall’articolo 64-quater del Codice dell’amministrazione digitale e definisce concetti, soggetti e procedure necessarie per collegare wallet, attestazioni elettroniche, fonti autentiche e servizi.
Il decreto del 19 marzo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto, interviene invece sulla disciplina operativa del sistema. Il Codice dell’amministrazione digitale assegna a PagoPA e all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato compiti nella realizzazione e gestione dell’infrastruttura. A Ipzs sono attribuite, tra le altre attività, la progettazione e gestione delle infrastrutture per il rilascio, la certificazione e la verifica delle attestazioni elettroniche e dei registri fiduciari collegati ai soggetti coinvolti.
La fase attuale resta in parte tecnica e sperimentale. Le specifiche dell’IT-Wallet prevedono un Trust Anchor alla base della federazione e un meccanismo gerarchico di registrazione delle entità. Il Trust Anchor può registrare direttamente i soggetti federati oppure delegare questa funzione a intermediari autorizzati.
In questo passaggio Intesa ha completato il percorso necessario a operare come verificatore. La qualifica di primo provider privato con questo ruolo è indicata dall’azienda e risulta riportata anche dalle prime pubblicazioni specialistiche dedicate all’accreditamento del 9 luglio. (CorCom)
La scadenza europea del 24 dicembre 2027
L’interesse delle imprese per il wallet è legato anche alle scadenze fissate dal regolamento europeo eIDAS, modificato nel 2024 dal regolamento Ue 2024/1183 per introdurre il quadro dell’identità digitale europea.
L’articolo 5f stabilisce che determinate imprese private, quando sono obbligate dalla legge europea o nazionale oppure da un vincolo contrattuale a utilizzare una strong user authentication per l’identificazione online, dovranno accettare anche un European Digital Identity Wallet conforme alle norme europee, su richiesta volontaria dell’utente. La disposizione esclude microimprese e piccole imprese e cita, tra i settori interessati, trasporti, energia, banche, servizi finanziari, previdenza sociale, sanità, acqua potabile, servizi postali, infrastrutture digitali, istruzione e telecomunicazioni.
La scadenza per i soggetti privati interessati è il 24 dicembre 2027. Il termine deriva dai 36 mesi successivi all’entrata in vigore degli atti di esecuzione richiamati dallo stesso articolo 5f. L’obbligo non significa che qualsiasi azienda appartenente a uno dei settori elencati debba usare il wallet in ogni processo: la norma collega l’accettazione ai casi nei quali sia già richiesta una forma di autenticazione forte per l’identificazione online e alla scelta dell’utente di presentare il wallet.
Simone Baldini, head of Business Compliance di Intesa, richiama questa scadenza per sostenere la necessità di iniziare i test con anticipo. “Il 24 dicembre 2027 scatta l’obbligo previsto dall’art. 5f del Regolamento eIDAS2, di accettare il wallet come strumento di identificazione e autenticazione forte. Riguarda i soggetti privati tenuti per legge alla strong customer authentication e gli operatori dei settori regolamentati: banche, istituti di pagamento, assicurazioni, telco, energia, trasporti, sanità e istruzione. Da qui a quella data restano meno di 16 mesi, che sono pochissimi per capire quali attributi sono effettivamente disponibili e con quale livello di garanzia, come cambierà il flusso utente, quali passaggi dei processi interni di verifica diventeranno superflui e quali andranno riscritti” dichiara Baldini. “La domanda utile oggi non è se accreditarsi, ma quando cominciare a provare”.
L’elenco utilizzato da Baldini sintetizza i comparti sui quali l’azienda concentra la propria offerta. Il testo dell’articolo 5f ha un perimetro più preciso: comprende le imprese private soggette all’obbligo di strong user authentication per l’identificazione online, con le eccezioni previste dal regolamento europeo. (
Dai controlli sull’età alla verifica della residenza
Intesa punta ora a utilizzare l’infrastruttura accreditata per consentire alle aziende di sperimentare il wallet prima della scadenza europea. Tra i casi d’uso indicati dalla società figurano la verifica dell’età durante un processo di onboarding, il controllo della residenza e la validazione di un titolo o di un’altra attestazione digitale.
Il principio alla base di questi test è la possibilità di ottenere dal wallet attributi già verificati anziché chiedere all’utente di produrre documenti e sottoporli nuovamente a controlli manuali o automatizzati. Le specifiche europee del Digital Identity Wallet prevedono anche meccanismi di selective disclosure, che consentono di presentare determinati attributi senza condividere necessariamente l’intero contenuto della credenziale.
Un servizio potrebbe quindi verificare, nei casi previsti dalle regole e dalle credenziali disponibili, il possesso di un requisito senza acquisire più dati del necessario. L’effettiva applicazione dipenderà però dal tipo di attestazione, dalla fonte che la emette, dalle finalità dichiarate dal soggetto che la richiede e dalle regole tecniche e di protezione dei dati applicabili al singolo servizio.
Per le aziende, la sperimentazione serve soprattutto a verificare come cambiano i processi già esistenti: quali dati possono essere recuperati dal wallet, quali controlli possono essere eliminati, quali sistemi devono essere integrati e come gestire l’esperienza dell’utente.
Intesa punta anche al ruolo di intermediario
L’attività di verificatore è soltanto una delle funzioni alle quali Intesa intende lavorare. La società indica tre aree di sviluppo: intermediazione per le organizzazioni che vogliono collegarsi alla federazione, emissione di attestati elettronici e servizi tecnologici e consulenziali per l’adozione del wallet.
Marco Broggio, Chief Solution Officer di Intesa, descrive così il piano dell’azienda: “Il ruolo di Verificatore rappresenta per noi solo un punto di partenza. Stiamo lavorando su tre direttrici: agire come Relying Party Intermediary (soggetti aggregatori) per le organizzazioni che desiderano accedere alla federazione senza sviluppare un’infrastruttura propria; evolvere in Fornitore di Attestati Elettronici, sia qualificati che non, per fonti autentiche pubbliche e private; e supportare le aziende come partner tecnologico e consulenziale, dall’analisi di fattibilità all’esercizio operativo”.
La funzione di intermediario potrebbe assumere rilievo per le imprese che devono utilizzare le credenziali del wallet ma non intendono costruire e mantenere direttamente l’intera infrastruttura necessaria per operare nella federazione. Le specifiche tecniche italiane contemplano infatti intermediari ai quali il Trust Anchor può delegare alcune funzioni di registrazione delle entità federate.
L’eventuale attività futura di Intesa come fornitore di attestati elettronici richiederà invece i percorsi previsti per gli emittenti e per le fonti autentiche. Si tratta quindi di un obiettivo dichiarato dall’azienda, distinto dall’accreditamento già ottenuto come verificatore.
eyword: IT-Wallet
Titolo Seo: IT-Wallet, Intesa primo verificatore privato in Italia
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