Il 3 giugno 2026 si è tenuto in commissione ECON del Parlamento europeo un confronto con Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, dedicato agli ultimi sviluppi del progetto euro digitale. L’audizione si colloca a poche settimane dal voto previsto in commissione ECON per il 23 giugno sulla proposta di regolamento che istituisce l’euro digitale, passaggio destinato a incidere sulla successiva fase dei negoziati interistituzionali.

Abbiamo raccolto in diretta l’intervento dell’autore. Proprio questa prospettiva consente di cogliere un elemento emerso con particolare nettezza: il dossier sull’euro digitale è ormai uscito dalla sola dimensione tecnica ed è entrato pienamente nella sua fase politica.
Il messaggio di fondo della BCE è stato duplice. Da un lato, l’euro digitale non nasce per sostituire il contante. Dall’altro, proprio perché l’economia dei pagamenti si sta spostando verso ambienti digitali, l’accesso alla moneta pubblica non può restare confinato alla sola forma fisica di banconote e monete. È in questa tensione che si colloca il progetto: preservare il ruolo della moneta di banca centrale in un contesto nel quale pagamenti, commercio elettronico, wallet, piattaforme digitali e infrastrutture private assumono un peso crescente.
Indice degli argomenti
Il contesto: dall’indagine BCE al voto parlamentare
Una nuova forma digitale della moneta pubblica
L’iniziativa sull’euro digitale nasce nel quadro della progressiva digitalizzazione dei pagamenti e della riduzione dell’uso transazionale del contante in molti segmenti dell’economia. L’Eurosistema intende evitare che, in un’economia sempre più digitale, l’accesso diretto del pubblico alla moneta di banca centrale resti confinato alla sola forma fisica del cash.
Il percorso istituzionale in sintesi
Il progetto prende forma tra il 2020 e il 2021, con la consultazione pubblica della BCE, la cooperazione tra BCE e Commissione europea e l’avvio della fase di investigation dell’Eurosistema. Il 28 giugno 2023 la Commissione presenta il single currency package, composto dalla proposta di regolamento sull’euro digitale e dalla proposta parallela sul corso legale del contante.
Conclusa la fase di investigation, la BCE avvia nel novembre 2023 la preparation phase, dedicata a rulebook, infrastruttura, standard, test, fornitori e coinvolgimento del mercato. Sul fronte legislativo, il dossier sull’euro digitale segue la procedura legislativa ordinaria, con base giuridica nell’articolo 133 TFUE (Trattato sull’Unione europea)[1]. Il Consiglio ha adottato la propria posizione negoziale il 19 dicembre 2025; la commissione ECON è chiamata a votare il proprio testo il 23 giugno 2026.

Contante, fiducia e continuità della moneta pubblica
L’euro digitale non sostituisce il contante
Il primo messaggio di Cipollone è stato rassicurante: l’euro digitale non nasce per ridurre o sostituire l’uso del contante. Al contrario, la BCE colloca il progetto dentro una visione di complementarità tra cash e moneta digitale pubblica.
Il contante resta essenziale per inclusione, resilienza, privacy e accessibilità.
L’euro digitale dovrebbe invece consentire alla moneta pubblica di essere utilizzabile anche nei contesti in cui oggi prevalgono strumenti privati di pagamento elettronico.
Mezzo di pagamento e strumento di pagamento
La distinzione terminologica è importante.
L’euro digitale è un mezzo di pagamento: una forma di moneta pubblica, emessa come passività dell’Eurosistema.
Il wallet o l’app sono invece strumenti di pagamento: le interfacce operative attraverso cui l’utente potrà ordinare, ricevere o gestire pagamenti in euro digitale.
Confondere i due livelli rischia di trasformare un progetto monetario in una semplice discussione su applicazioni, interfacce e user experience. Il cuore del dossier resta invece la presenza della moneta pubblica nei pagamenti digitali.
Gli standard europei: la grammatica tecnica dell’euro digitale
Perché gli standard sono decisivi
Un secondo messaggio, più tecnico ma politicamente decisivo, ha riguardato gli standard. Cipollone ha richiamato l’accordo firmato il 24 aprile 2026 tra la BCE e tre standard setter europei — European Card Payment Cooperation[2], nexo standards[3] e Berlin Group[4] — non come un passaggio marginale di natura ingegneristica, ma come uno dei presupposti concreti per trasformare l’euro digitale da progetto dell’Eurosistema a infrastruttura effettivamente utilizzabile nel mercato europeo dei pagamenti.
Un mezzo di pagamento pubblico in euro digitale potrà funzionare solo se lo strumento di pagamento concretamente usato dal cittadino — wallet bancario, app dedicata, carta o dispositivo mobile — sarà in grado di dialogare con terminali POS, sistemi degli esercenti, acquirer, PSP, app commerciali e infrastrutture di accettazione in modo uniforme.
Gli standard servono esattamente a questo: creare una lingua tecnica comune, aperta e paneuropea, evitando che l’euro digitale resti intrappolato in soluzioni proprietarie o in integrazioni nazionali non interoperabili.

POS, costi e sostenibilità del modello
L’accettazione non è solo un principio giuridico
Le domande dei deputati hanno fatto emergere uno dei punti più sensibili del dossier: chi sosterrà i costi dell’adeguamento infrastrutturale?
Il tema dei terminali POS è emblematico. Perché l’euro digitale funzioni nei pagamenti retail, non basta che l’Eurosistema renda disponibile un’infrastruttura di regolamento o una piattaforma di servizio.
È necessario che l’accettazione sia concretamente possibile presso esercenti fisici, e-commerce, app commerciali, sportelli automatici e canali digitali bancari. Senza accettazione diffusa, il corso legale rischierebbe di restare un principio giuridico privo di adeguata capacità operativa.
Il costo della transizione
Cipollone ha ricondotto la questione a una transizione tecnologica progressiva.
Una quota elevata dei terminali (circa l’80%) richiederebbe aggiornamenti software; una parte più limitata, costituita da dispositivi più datati, sarebbe comunque destinata a essere sostituita nel ciclo naturale di rinnovo dell’infrastruttura.
La risposta non elimina il tema dei costi, ma lo ricolloca nel tempo. L’obiettivo della BCE è evitare che l’euro digitale imponga un salto tecnologico disordinato e immediato, puntando invece su standard comuni, aggiornamenti graduali e riuso di componenti già presenti nell’ecosistema europeo dei pagamenti.
Il problema resta comunque politico. Se l’euro digitale deve avere corso legale e accettazione ampia, il mercato deve poter sostenere gli oneri tecnici e organizzativi che ne derivano.
Da qui l’importanza del modello di compensazione, della disciplina delle commissioni, della gradualità degli obblighi e della chiarezza sul ruolo degli intermediari.
Articolo 133 TFUE, corso legale e potere liberatorio
Perché serve una base giuridica specifica
Uno dei passaggi più importanti del confronto ha riguardato l’articolo 133 TFUE[5] e l’accettazione obbligatoria dell’euro digitale.
Il punto merita attenzione perché tocca una questione spesso fraintesa: una moneta di banca centrale ha automaticamente corso legale?
Chiariamo bene per evitare qualsivoglia confusione.
Non ogni passività della banca centrale è automaticamente “corso legale” nei rapporti tra privati. Le riserve detenute dalle banche presso la banca centrale sono moneta di banca centrale, ma non sono corso legale nel senso retail del termine: il cittadino o l’esercente non possono usarle o riceverle direttamente.
Le banconote, invece, sono moneta di banca centrale accessibile al pubblico e hanno corso legale perché il diritto primario dell’Unione lo prevede espressamente. Le monete metalliche hanno anch’esse corso legale in forza della disciplina europea sull’introduzione dell’euro.
Per l’euro digitale il problema è diverso.
L’euro digitale sarebbe sì moneta di banca centrale, cioè passività dell’Eurosistema, ma non sarebbe una banconota né una moneta metallica. Serve quindi una norma che dica che questa nuova forma digitale dell’euro ha corso legale, produce potere liberatorio, deve essere accettata entro certi limiti ed è convertibile alla pari con il contante e con le altre forme di euro.
È qui che entra in gioco l’articolo 133 TFUE, che consente al Parlamento europeo e al Consiglio di adottare le misure necessarie per l’uso dell’euro come moneta unica.
Il senso politico della risposta della BCE
La risposta di Cipollone è quindi politicamente significativa. La BCE difende il corso legale perché senza accettazione ampia l’euro digitale non sarebbe davvero una moneta pubblica utilizzabile in tutta l’area euro. Allo stesso tempo, prova a rassicurare sul fatto che l’obbligo non equivale a una compressione illimitata della libertà contrattuale.
Il regolamento dovrà definire il punto di equilibrio tra universalità del mezzo di pagamento pubblico, proporzionalità degli oneri per gli esercenti e certezza giuridica per cittadini, PSP e imprese.

Quale problema risolve l’euro digitale?
Frammentazione europea dei pagamenti
Una delle domande più radicali emerse nel confronto può essere sintetizzata così: quale problema risolve davvero l’euro digitale?
La prima risposta riguarda la frammentazione europea dei pagamenti digitali.
In diversi Paesi dell’area euro non esistono soluzioni domestiche comparabili per i pagamenti digitali, soprattutto online. In assenza di un’infrastruttura pubblica o paneuropea, la libertà di scelta nei pagamenti rischia di restringersi, lasciando cittadini, esercenti e intermediari sempre più dipendenti da piattaforme e circuiti non europei.
Sovranità monetaria e resilienza
La seconda risposta riguarda la sovranità monetaria.
Se la moneta pubblica resta accessibile solo in forma fisica, mentre l’economia quotidiana si sposta verso pagamenti digitali privati, la banca centrale rischia di perdere presenza diretta nel punto in cui la moneta viene usata dai cittadini. L’euro digitale mira a evitare che la moneta pubblica diventi invisibile nella vita digitale.
La terza risposta riguarda la resilienza.
Un’infrastruttura europea per i pagamenti digitali, con funzionalità online e offline, potrebbe rafforzare la continuità operativa del sistema dei pagamenti in situazioni di crisi, disservizi, blackout, esclusione territoriale o dipendenza eccessiva da provider esterni.
Comunicazione, fiducia e paure dei cittadini
Il nodo della percezione pubblica
Il confronto ha mostrato anche un punto dirimente del progetto: la comunicazione pubblica.
Molte preoccupazioni dei cittadini non riguardano l’architettura di settlement, ma temi molto più immediati: sorveglianza, privacy, hacking, esclusione digitale, accessibilità per anziani e persone con disabilità, possibile marginalizzazione del contante.
Cipollone ha riconosciuto che comunicare una nuova forma di moneta è complesso e richiede pazienza. La BCE intende lavorare su modalità più efficaci di comunicazione verso i cittadini, ma il tema non può essere ridotto a una campagna informativa.
La fiducia nella moneta non nasce, però, da uno slogan, ma dalla percezione che il nuovo mezzo di pagamento sia utile, semplice, sicuro, rispettoso della privacy e non imposto come sostituto del contante.
L’app come “stress test” dell’euro digitale
La domanda conclusiva della presidente ECON Aurore Lalucq ha colto il punto essenziale: come si userà concretamente l’euro digitale tramite un’app?
La risposta di Cipollone ha riportato il discorso alla user experience. Il wallet dovrebbe poter essere scaricato attraverso la propria banca, essere semplice da usare, accessibile anche agli anziani e resiliente.
Ma proprio qui si gioca lo “stress test” (in senso figurato, ovviamente) più difficile. L’euro digitale non sarà valutato solo per la solidità del suo disegno istituzionale, ma per la sua capacità di risultare comprensibile e utilizzabile nella vita quotidiana.
Retail e wholesale: euro digitale, Pontes, Appia e Agorá
Due piani distinti, una stessa esigenza strategica
Un passaggio particolarmente rilevante del confronto ha collegato il tema dei costi di aggiornamento della rete POS al più ampio scenario wholesale, richiamando le iniziative Agorá, Appia e Pontes.
Solo in apparenza si tratta di dossier separati. In realtà, il nesso politico è molto chiaro: in entrambi i casi si discute della costruzione dei “binari” monetari pubblici dell’economia digitale europea.
Nel caso dell’euro digitale retail, il problema è l’accettazione nei pagamenti quotidiani. Perché un cittadino possa usare euro digitale presso un esercente, online o offline, occorre che wallet, PSP, acquirer, terminali POS, sistemi di cassa e infrastrutture di pagamento parlino un linguaggio comune.
Nel caso wholesale, invece, il problema non è pagare un caffè o un acquisto online, ma regolare transazioni finanziarie all’ingrosso: titoli tokenizzati, strumenti finanziari su DLT, operazioni tra intermediari, pagamenti transfrontalieri di grande valore, collateral management e, in prospettiva, mercati dei capitali sempre più automatizzati.
Qui la domanda diventa: se gli asset finanziari vengono emessi, scambiati e regolati su registri distribuiti, quale moneta deve essere usata per la cash leg, cioè per la gamba monetaria della transazione?
La cash leg pubblica nei mercati tokenizzati
La risposta di Cipollone va letta in questa prospettiva. L’Eurosistema non vuole che la tokenizzazione dei mercati europei poggi esclusivamente su moneta privata, stablecoin o depositi tokenizzati, per quanto regolati o tecnologicamente efficienti. Questi strumenti possono avere un ruolo, ma non sostituiscono la funzione di regolamento ultimo della moneta di banca centrale.
Per questo la BCE insiste sul fatto che la cash leg dei mercati tokenizzati debba restare ancorata a moneta pubblica. Solo così si preservano certezza del regolamento, neutralità dell’infrastruttura, trasmissione della politica monetaria, stabilità finanziaria e sovranità monetaria europea.

Pilota, PSP e preparazione operativa
Il pilota come ponte tra progetto e realtà
La fase pilota è stata presentata come il ponte tra progetto e realtà.
La BCE punta ad avviare una sperimentazione nella seconda metà del 2027, con il coinvolgimento di banche e PSP. Le candidature ricevute — oltre cinquanta, secondo quanto comunicato dalla BCE — mostrano che il mercato non resta alla finestra, pur attendendo chiarezza normativa.
Il pilota servirà a testare funzionalità, user experience, processi operativi, resilienza e modelli di interazione tra Eurosistema e intermediari.
Il ruolo degli intermediari
Il ruolo dei PSP resta centrale. L’euro digitale non è pensato come un rapporto diretto e generalizzato tra ogni cittadino e la BCE per la gestione quotidiana dei pagamenti. Il modello resta intermediato: banche e prestatori di servizi di pagamento dovrebbero distribuire i servizi in euro digitale, gestire l’interfaccia con l’utente, effettuare onboarding, supporto, integrazione con i conti esistenti e servizi a valore aggiunto.
La BCE fornirebbe l’àncora monetaria e l’infrastruttura pubblica; gli intermediari manterrebbero il rapporto operativo con il cliente.
Questo equilibrio è delicato: occorre evitare sia che l’euro digitale sia percepito come concorrenza diretta alle banche, sia che il ruolo degli intermediari svuoti il progetto della sua natura pubblica.
I prossimi passi
Un doppio binario politico e tecnico
Il progetto euro digitale procede su due binari paralleli ma interdipendenti. Da un lato vi è il binario legislativo europeo, chiamato a definire base giuridica, corso legale, accettazione obbligatoria, rapporto con il contante, garanzie di privacy, modello di compensazione e ruolo degli intermediari.
Dall’altro vi è il binario tecnico-operativo della BCE, che prepara infrastruttura, standard, rulebook, test, pilota e coinvolgimento del mercato.
Nessuno dei due binari può bastare da solo. Senza regolamento, la BCE non può decidere l’emissione. Senza preparazione tecnica, il regolamento rischierebbe di restare un quadro astratto.
Dal voto ECON al possibile 2029
Il primo snodo è il voto della commissione ECON previsto per il 23 giugno 2026.
Se la posizione parlamentare sarà definita, potranno aprirsi i negoziati interistituzionali tra Parlamento, Consiglio e Commissione (i cosiddetti “triloghi”). La fase negoziale dovrà sciogliere i nodi più controversi: offline e online, privacy, limiti di detenzione, obbligo di accettazione, ruolo dei PSP, modello di compensazione e coordinamento con il contante.
Sul fronte BCE, i prossimi passaggi riguardano la selezione dei PSP, lo sviluppo delle integrazioni tecniche, il pilota operativo previsto nella seconda metà del 2027 e la valutazione dei risultati.
L’orizzonte indicato per una possibile prima emissione resta il 2029, ma solo dopo l’adozione del regolamento e una decisione positiva del Consiglio direttivo della BCE.

Conclusione: il denaro è fiducia
La frase conclusiva di Cipollone — “il denaro è fiducia” — sintetizza bene il confronto.
L’euro digitale non sarà giudicato solo per la sua architettura, per i suoi standard o per il suo calendario. Sarà giudicato sulla capacità di preservare fiducia nella moneta pubblica in un’economia sempre più digitale, senza indebolire il contante, senza marginalizzare gli intermediari e senza lasciare l’Europa dipendente da infrastrutture private e non europee.
Il voto ECON del 23 giugno 2026 sarà quindi molto più di un passaggio procedurale. Sarà un primo test politico sulla volontà dell’Unione di dotarsi di una vera infrastruttura monetaria pubblica per l’era digitale. Il legislatore europeo dovrà decidere che tipo di moneta pubblica digitale vuole rendere possibile; la BCE dovrà dimostrare che quella moneta può essere resa tecnicamente utilizzabile, sicura, inclusiva e interoperabile.
In questa prospettiva, l’euro digitale non è solo un progetto di pagamenti. È un banco di prova della sovranità monetaria europea: retail e wholesale, contante e digitale, infrastrutture pubbliche e innovazione privata, privacy e compliance, diritto e tecnologia.
Il confronto in ECON di quest’oggi ha mostrato che tutte queste dimensioni sono ormai entrate nello stesso dossier. Ed è proprio per questo che la fase che si apre sarà decisiva.
Note
[1] Versione consolidata del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:12012E/TXT
[2] ECPC https://europeancardpaymentcooperation.eu/ .
[3] NEXO Standards https://www.nexo-standards.org/
[4] The Berlin Group https://www.berlin-group.org/
[5] Articolo 133 – “Fatte salve le attribuzioni della Banca centrale europea, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure necessarie per l’utilizzo dell’euro come moneta unica. Tali misure sono adottate previa consultazione della Banca centrale europea.”


