PARLAMENTO EUROPEO

Euro digitale, Cipollone porta all’ECON il vero nodo europeo: infrastruttura comune, standard di mercato e scelta legislativa



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Davanti alla Commissione che sta esaminando il fascicolo sull’euro digitale, il membro del Comitato esecutivo della BCE sposta il baricentro del dibattito: non più solo moneta pubblica digitale, ma architettura europea dei pagamenti

Pubblicato il 25 mar 2026

Roberto Garavaglia

Innovative Payments and blockchain Strategic Advisor



euro digitale Cipollone

L’intervento di Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, del 24 marzo 2026 davanti alla commissione ECON non è un semplice aggiornamento sullo stato dei lavori dell’euro digitale.

Letto nella sua collocazione istituzionale, il discorso mostra piuttosto un salto di scala nella narrativa della BCE. L’euro digitale viene presentato come progetto di inclusione by design, piattaforma per l’innovazione privata, leva di integrazione del mercato dei pagamenti e tassello della resilienza europea.

Roberto Garavaglia
Roberto Garavaglia

Al centro non c’è soltanto l’eventuale emissione di una forma digitale di moneta pubblica, ma la costruzione di standard, sinergie di mercato e readiness tecnico-operativa.

Questo elemento pesa ancora di più perché Cipollone parla proprio alla commissione parlamentare che ha in mano il fascicolo legislativo, in una fase in cui il relatore Fernando Navarrete Rojas risulta formalmente incaricato del dossier e la documentazione parlamentare segnala che la sua draft report introduce divergenze significative rispetto all’impostazione originaria della Commissione.

Ne deriva una conclusione precisa: il discorso non difende solo la fattibilità del progetto, ma anche una certa idea di euro digitale, inteso meno come oggetto tecnico isolato e più come infrastruttura strategica del mercato unico.

Euro digitale, infrastruttura europea dei pagamenti

L’euro digitale viene spesso raccontato come se riguardasse, essenzialmente, una nuova forma di moneta di banca centrale. È una lettura solo parziale.

Piero Cipollone

La dichiarazione resa da Piero Cipollone a Bruxelles il 24 marzo 2026 davanti alla commissione ECON mostra infatti che la BCE sta ormai tentando di collocare il progetto su un piano più ampio: non solo moneta pubblica in formato digitale, ma infrastruttura europea dei pagamenti, costruita attorno a accessibilità, interoperabilità, standard comuni e capacità di scala. Non a caso, l’audizione si è svolta proprio nella sede parlamentare che segue il dossier legislativo, con un punto all’ordine del giorno dedicato agli ultimi sviluppi del progetto.

Il dato di contesto conta quanto il contenuto. Il fascicolo sull’istituzione dell’euro digitale resta infatti in fase di decisione di commissione, mentre il Legislative Train del Parlamento europeo segnala che la bozza del relatore Navarrete introduce scostamenti non marginali rispetto alla proposta originaria della Commissione.

Il rilievo politico del discorso nasce anche da qui: Cipollone non si rivolge a un pubblico neutro, ma alla commissione che presidia un dossier ancora aperto e ancora contendibile nel suo perimetro finale.

Esaminiamo i punti essenziali dell’intervento di Cipollone, commentandoli sotto il profilo della rilevanza innovativa e sistemica che, in un orizzonte temporale ristretto, connota l’iniziativa della Banca Centrale Europea: una retail CBDC (Central Bank Digital Currency) è necessaria in quanto public rails (termine particolarmente caro a chi scrive, più volte ripreso anche in altri articoli o contesti pubblici). Un’infrastruttura basata su moneta pubblica che apre a scenari di convergenza prospettica, lungo le direttrici di innovazione dei servizi di pagamento al dettaglio europei.

Il discorso di Cipollone non è solo un aggiornamento tecnico

La struttura del discorso è formalmente lineare. Cipollone organizza il punto sul progetto attorno a quattro filoni:

  • inclusione e accessibilità,
  • innovazione,
  • integrazione nell’ecosistema dei pagamenti
  • progetto pilota.

Ma il significato complessivo del testo è più ambizioso di quanto la semplice scansione dei temi lasci intuire.

La BCE non descrive l’euro digitale come un prodotto aggiuntivo da collocare accanto agli strumenti esistenti. Lo rappresenta, piuttosto, come una componente dell’architettura europea dei pagamenti, pensata per funzionare ovunque nell’area dell’euro, capace di sostenere standard condivisi e di inserirsi nell’ecosistema dei PSP[1] e dei wallet già operativi.

Copertura paneuropea, co-badging, standard comuni

Qui si coglie il vero cambio di registro. Il lessico usato da Cipollone è quello dell’infrastruttura: copertura paneuropea, co-badging[2], standard comuni, integrazione, preparazione degli operatori, attività pilota. È il linguaggio di un sistema, non quello di una mera innovazione di prodotto.

Il punto non è soltanto rendere disponibile una forma digitale di moneta della banca centrale, ma costruire i presupposti perché il mercato europeo dei pagamenti possa operare con minore frammentazione e minore dipendenza da rail extraeuropei.

In questa prospettiva, il discorso del 24 marzo 2026 va letto come un intervento di consolidamento istituzionale.

La BCE ricompone in un’unica narrativa temi che spesso vengono trattati separatamente – accessibilità, innovazione, standardizzazione, resilienza – per mostrare che l’euro digitale, nella visione dell’Eurosistema, ha senso solo se diventa infrastruttura comune. Non basta che sia tecnicamente possibile.

Deve anche essere socialmente accessibile, economicamente utile per gli operatori e normativamente abbastanza certo da generare investimenti e integrazione di mercato.

Il messaggio alla commissione ECON

Il rilievo politico dell’intervento non dipende da toni polemici, che Cipollone evita con cura. Dipende dalla sua collocazione.

Parlare davanti a ECON il 24 marzo 2026 significa intervenire proprio nel luogo parlamentare in cui si sta formando la posizione europea su un fascicolo che non ha ancora raggiunto una decisione finale di commissione. In questa fase, ogni audizione ufficiale ha un valore che supera la mera informazione tecnica: contribuisce a orientare la cornice entro cui il Parlamento leggerà il progetto.

Il relatore Fernando Navarrete Rojas

Secondo l’Osservatorio legislativo del Parlamento europeo, Fernando Navarrete Rojas è divenuto relatore ECON sul dossier dell’euro digitale il 16 dicembre 2024, subentrando a Stefan Berger, relatore del fascicolo sin dal 19 luglio 2023.

La sua draft report[3], datata 3 novembre 2025 e presentata in commissione il 5 novembre 2025, introduce scostamenti non marginali rispetto all’impianto originario della Commissione.

Non è corretto tradurre automaticamente questo dato in una postura di opposizione frontale all’euro digitale. È però corretto concludere che il contesto parlamentare non è neutro e che la traiettoria normativa del progetto resta aperta a ricalibrature significative.

Letto in questa chiave, il discorso di Cipollone assume una funzione precisa: non soltanto illustrare i progressi compiuti, ma riaffermare la coerenza sistemica del progetto proprio mentre il legislatore europeo ne discute il perimetro.

Inclusione e accessibilità dell’euro digitale già in fase di design

Uno degli aspetti più interessanti del discorso è che l’inclusione non viene trattata come un correttivo reputazionale da applicare ex post, ma come criterio di progettazione.

Cipollone insiste sul fatto che, per affiancare davvero il contante, l’euro digitale deve essere accessibile a tutti, comprese le persone con disabilità e i soggetti più esposti al rischio di esclusione digitale.

Il punto non è secondario: se la moneta pubblica vuole conservare la propria funzione di universalità nell’ambiente digitale, non può nascere come soluzione utilizzabile soltanto da utenti sofisticati o pienamente alfabetizzati dal punto di vista tecnologico.

La collaborazione con la ONCE Foundation

La collaborazione annunciata dalla BCE con la ONCE Foundation[4] va letta precisamente in questa chiave. L’istituzione vuole mostrare che l’accessibilità non sarà aggiunta alla fine del processo, ma integrata sin dall’inizio nello sviluppo del prodotto.

Quando Cipollone richiama la necessità di interfacce adattative, comandi vocali, flussi semplificati e strumenti di gestione del bilancio, non sta aggiungendo una nota laterale di design. Sta rispondendo preventivamente a una delle critiche più delicate: quella secondo cui la digitalizzazione dei pagamenti rischierebbe di accentuare le esclusioni esistenti invece di ridurle.

Innovazione: l’euro digitale come layer comune per servizi privati a valore aggiunto

Se la sezione sull’inclusione serve a consolidare la legittimazione sociale del progetto, quella sull’innovazione chiarisce la sua ambizione economico-infrastrutturale.

Cipollone sostiene che l’Unione europea non soffra tanto di mancanza di innovazione, quanto di difficoltà nel portarla a scala e nel renderla realmente transfrontaliera. In questa diagnosi, l’euro digitale diventa un’infrastruttura comune che offre standard condivisi e copertura paneuropea, così da consentire agli operatori privati di sviluppare servizi innovativi senza restare confinati entro mercati nazionali frammentati.

Il discorso qui è molto concreto. Cipollone richiama pagamenti condizionati, disponibilità 24/7/365, funzionalità offline, ricevute elettroniche, split bill, strumenti di budget management, fino ad arrivare a micropagamenti, intelligenza artificiale e use case machine-to-machine.

L’obiettivo è chiaro: sottrarre l’euro digitale all’obiezione secondo cui esso sarebbe una duplicazione pubblica di servizi già esistenti, e presentarlo invece come base neutrale su cui il mercato può costruire nuove combinazioni di servizi e nuovi modelli di business.

Il nodo decisivo: integrazione con il mercato, non sostituzione del mercato

Uno dei passaggi più strategici dell’intervento riguarda il tentativo di sciogliere una delle obiezioni più ricorrenti: il rischio che l’euro digitale finisca per competere con i mezzi di pagamento privati anziché rafforzarli.

Cipollone risponde in modo esplicito, insistendo su due direttrici di integrazione: il co-badging e la definizione di standard comuni europei.

Il senso dell’argomento è preciso: l’euro digitale non deve essere letto come progetto di disintermediazione del mercato, ma come infrastruttura comune destinata ad ampliare la capacità operativa dei player europei.

Il co-badging, nella ricostruzione della BCE, serve proprio a questo. Una stessa carta o uno stesso wallet potrebbe combinare il circuito nazionale usato dall’utente nel contesto domestico con la spendibilità paneuropea dell’euro digitale, superando così il limite di accettazione transfrontaliera senza obbligare il consumatore a uscire dalle abitudini d’uso esistenti.

Sul terreno degli standard il discorso diventa ancora più sistemico.

La BCE sostiene che l’euro digitale può definire uno standard europeo dei pagamenti al dettaglio, sviluppato in raccordo con il mercato e con gli organismi di standardizzazione, e per quanto possibile costruito su norme già esistenti.

Qui la questione non è solo tecnica: chi definisce i binari dell’interoperabilità orienta anche i costi di ingresso, le possibilità di scala e il campo entro cui il mercato potrà innovare.

Da qui l’importanza del rulebook[5] che l’Eurosistema sta costruendo insieme ai soggetti di mercato.

Il progetto pilota come dispositivo di apprendimento del mercato

La parte finale del discorso, dedicata al progetto pilota, è forse quella in cui la BCE rende più evidente il passaggio dalla preparazione concettuale all’apprendimento operativo.

Il pilota non serve solo a testare l’infrastruttura in ambiente controllato. Serve anche a creare familiarità tecnica tra i PSP, raccogliere feedback strutturati, predisporre competenze distribuite nell’ecosistema e accompagnare il progetto verso un possibile stadio di implementazione reale.

La call for expression of interest del 5 marzo 2026

La call for expression of interest aperta il 5 marzo 2026[6] invita i PSP autorizzati a candidarsi; la documentazione BCE indica che il pilot è atteso nel secondo semestre del 2027, con durata di dodici mesi, e che la beta del digital euro usata per i test non avrà status di legal tender[7]. La BCE ha inoltre predisposto una pagina dedicata al pilot, sessioni informative e FAQ pubbliche, a riprova del fatto che non si tratta di un esperimento chiuso tra banca centrale e fornitori tecnici, ma di un percorso di mobilitazione più ampio del mercato.

Qui emerge un passaggio giuridicamente raffinato. La versione beta impiegata nel pilot non coincide ancora con l’euro digitale come definito nella proposta di regolamento. La BCE accelera quindi la readiness tecnico-operativa senza confondere la sperimentazione con l’entrata in vigore del regime normativo definitivo. È una distinzione importante, perché consente di far avanzare il progetto senza forzare il legislatore sul terreno della qualificazione giuridica dell’istituto.

Il vero fattore critico resta la sincronizzazione tra preparazione tecnica e decisione legislativa

A questo punto, il nodo del discorso emerge con chiarezza.

La BCE sta costruendo progressivamente la readiness del progetto: standard, rulebook, integrazione con il mercato, attività pilota, documentazione tecnica pubblica. Ma Cipollone ribadisce che l’eventuale emissione dell’euro digitale sarà presa in considerazione solo dopo l’entrata in vigore della legislazione. Non è una formula di stile. È il punto in cui la banca centrale chiarisce che il valore della preparazione tecnica dipende ormai dalla capacità del legislatore di produrre un quadro giuridico tempestivo e coerente.

Non siamo quindi di fronte a una sequenza lineare in cui la tecnica precede il diritto e il diritto si limita a ratificare. Siamo davanti a una co-dipendenza strutturale. La BCE può ridurre l’incertezza tecnica e preparare il mercato, ma non può trasformare questa readiness in infrastruttura effettiva senza una decisione normativa chiara. Ed è proprio qui che il contesto parlamentare torna decisivo: il dossier resta aperto, mentre il relatore ha già introdotto divergenze significative rispetto all’impianto della Commissione.

Un disallineamento marcato fra architettura tecnica e perimetro giuridico produrrebbe costi di riorientamento per tutto l’ecosistema, dai PSP ai merchant fino agli standard in corso di definizione.

L’euro digitale come questione di autonomia strategica europea

È qui che tutte le fila del discorso si ricompongono.

Inclusione, innovazione, standard comuni, integrazione con il mercato, progetto pilota e urgenza normativa non sono linee parallele. Sono parti di una stessa costruzione: quella di una possibile infrastruttura europea dei pagamenti capace di ridurre frammentazione, aumentare resilienza e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione. Cipollone non difende l’euro digitale solo perché moderno o tecnicamente sofisticato. Lo difende perché lo considera uno strumento per rendere più europea la base infrastrutturale dei pagamenti.

Da questo punto di vista, il discorso del 24 marzo 2026 mostra che il dossier ha ormai superato la soglia della semplice discussione monetaria. L’euro digitale sta diventando un dossier di governance del mercato unico. Riguarda sì la forma digitale della moneta pubblica, ma riguarda anche chi definisce gli standard, chi controlla i canali di interoperabilità, quali operatori possano crescere su scala europea e quale equilibrio debba essere costruito tra infrastruttura pubblica e innovazione privata.

Conclusioni

Il punto, ormai, non è più stabilire se l’euro digitale sia tecnicamente concepibile. La BCE sta lavorando per dimostrare che infrastruttura, standard e perfino preparazione del mercato possono essere costruiti in anticipo.

Il vero passaggio si gioca altrove: nella capacità del legislatore europeo di decidere se questo progetto debba restare un dossier prudenzialmente compresso o diventare davvero una piattaforma comune per i pagamenti dell’Unione.

Per questo il discorso di Cipollone del 24 marzo 2026 conta più di un semplice aggiornamento tecnico. Arriva nel luogo in cui il fascicolo è ancora aperto, mentre il relatore Navarrete ha già messo sul tavolo una bozza che introduce divergenze non marginali rispetto alla proposta della Commissione.

In altre parole, la BCE si dice pronta; ora tocca alla politica decidere quanto ambiziosa debba essere l’infrastruttura europea dei pagamenti che intende costruire.

Note


[1] PSP è l’acronimo di payment service providers, cioè i prestatori di servizi di pagamento: banche, istituti di pagamento o altri soggetti autorizzati a offrire servizi di pagamento.

[2] Per co-badging si intende l’abbinamento, sulla stessa carta o nello stesso wallet, di due schemi o circuiti di pagamento. In concreto, lo strumento può instradare l’operazione su un circuito nazionale oppure, in alternativa, sullo schema dell’euro digitale.

[3] La draft report è la bozza di relazione del relatore parlamentare. È il testo base su cui la commissione discute, presenta emendamenti e costruisce la propria posizione negoziale.

[4] La ONCE Foundation è una fondazione spagnola, creata nel 1988, che promuove l’inclusione sociale delle persone con disabilità, con attività nei campi dell’accessibilità, della formazione, dell’occupazione e dell’innovazione sociale.

[5] Il rulebook è il corpus di regole operative, standard tecnici e procedure comuni che disciplina il funzionamento di uno schema di pagamento e l’interazione fra i partecipanti.

[6] BCE, Call for payment service providers to participate in digital euro pilot now open, 5 marzo 2026; v. anche Call for expression of interest – Participation of payment service providers in the digital euro pilot.

[7] Nel lessico giuridico dell’Unione, legal tender indica il corso legale. La BCE chiarisce che la versione beta usata nel pilota non avrà quel regime giuridico e non coinciderà ancora con l’euro digitale quale sarebbe definito dal futuro regolamento.

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