Dopo una lunga fase di sperimentazione e aspettative spesso eccessive, il 2025 segna un passaggio chiave per blockchain e Web3: l’ingresso in una fase di consolidamento.

Meno narrazione visionaria, più infrastruttura. Meno progetti dimostrativi, più soluzioni orientate all’integrazione nei sistemi economici e finanziari esistenti.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno Blockchain & Web3 Outlook 2025/26. Un’analisi che restituisce l’immagine di un ecosistema selettivo, ma più maturo.
Indice degli argomenti
Crescono i progetti, ma si concentrano su pochi ambiti
Nel 2025 a livello globale sono stati censiti 378 nuovi progetti blockchain, in crescita del 27% rispetto al 2024. Il dato va però letto in chiave qualitativa: il 73% dei progetti riguarda il settore finanziario, che si conferma il principale motore di sviluppo.

Nel dettaglio:
- Internet of Value[1]: 125 progetti, +44% rispetto al 2024, trainati soprattutto da emissione e adozione di stablecoin
- Blockchain for Business[2]: 202 progetti, +36%, prevalentemente legati alla tokenizzazione di asset
- Decentralized Web[3]: 51 progetti, -18%, penalizzati dal calo di interesse per NFT e dall’assenza di nuovi progetti DeFi di scala aziendale
Nel complesso, 194 aziende Fortune Global 500 hanno adottato soluzioni blockchain, per un totale di 540 progetti negli ultimi anni, di cui 90 avviati nel solo 2025.

Nel 2025 il Web3 ha continuato a crescere in modo graduale ma solido, mostrando segnali concreti di consolidamento sul piano delle infrastrutture, degli strumenti di pagamento e del quadro normativo – spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Gli sviluppi oggi si concentrano nel settore finanziario, ma non bisogna considerare l’innovazione blockchain rilevante solo in questo settore: sono le fondamenta per futuri casi d’uso oggi solo in parte immaginabili, che contribuiscono a creare un ecosistema più maturo e affidabile, di cui potranno beneficiare anche altri comparti.
Stablecoin: da fenomeno crypto a infrastruttura finanziaria globale
Le stablecoin sono crypto-asset progettati per mantenere un valore stabile nel tempo, generalmente ancorato a una valuta tradizionale come il dollaro o l’euro.
A differenza delle criptovalute più volatili, sono pensate per essere utilizzate come mezzo di pagamento, strumento di regolamento e base per servizi finanziari digitali.
Le stablecoin sono crypto-asset progettati per mantenere un valore stabile nel tempo, generalmente ancorato a una valuta tradizionale come il dollaro o l’euro.
A differenza delle criptovalute più volatili, sono pensate per essere utilizzate come mezzo di pagamento, strumento di regolamento e base per servizi finanziari digitali.
Nel solo ultimo anno l’Osservatorio ha censito 69 progetti, tra nuove emissioni e adozioni in circuiti esistenti. Il fenomeno non è più confinato all’ambito crypto-native: operatori dei pagamenti, fintech e istituzioni finanziarie stanno integrando stablecoin sia in infrastrutture tradizionali sia in protocolli Web3.
Il risultato è un cambio di paradigma: le stablecoin diventano infrastrutture di regolamento programmabile, sempre più rilevanti anche per pagamenti B2B e transazioni transfrontaliere.
Per infrastrutture di regolamento programmabile si intendono sistemi che consentono di trasferire valore in modo automatico e condizionato, tramite regole scritte nel codice (smart contract). Pagamenti, regolamenti e transazioni possono così avvenire solo al verificarsi di determinate condizioni, riducendo tempi, costi e interventi manuali.
Per infrastrutture di regolamento programmabile si intendono sistemi che consentono di trasferire valore in modo automatico e condizionato, tramite regole scritte nel codice (smart contract). Pagamenti, regolamenti e transazioni possono così avvenire solo al verificarsi di determinate condizioni, riducendo tempi, costi e interventi manuali.
Tokenizzazione: sperimentazione diffusa, impatto ancora selettivo
La tokenizzazione è il processo attraverso cui un asset reale o finanziario (come un titolo, un fondo o un diritto) viene rappresentato in forma digitale su blockchain sotto forma di token. Questo consente di semplificare emissione, scambio e gestione degli asset, rendendoli potenzialmente più liquidi, frazionabili e programmabili.
La tokenizzazione è il processo attraverso cui un asset reale o finanziario (come un titolo, un fondo o un diritto) viene rappresentato in forma digitale su blockchain sotto forma di token. Questo consente di semplificare emissione, scambio e gestione degli asset, rendendoli potenzialmente più liquidi, frazionabili e programmabili.
Nel 2025 sono stati avviati 101 nuovi progetti di tokenizzazione di strumenti finanziari. La maggior parte resta confinata a sperimentazioni con impatto sistemico limitato, ma alcune iniziative mostrano una traiettoria più strutturata.
Il potenziale trasformativo della tokenizzazione è elevato, ma per essere pienamente espresso richiede di ripensare l’intera catena del valore finanziaria, dalla fase di emissione al post-trade. Senza questo passaggio, i benefici restano circoscritti.

Italia: mercato B2B contenuto, adozione consumer con caratteristiche peculiari
Sul piano industriale, il mercato italiano delle soluzioni blockchain mostra una leggera flessione. Nel 2025 il fatturato generato dalla vendita di servizi e dalla realizzazione di progetti blockchain B2B è pari a 38 milioni di euro, in calo del 5% rispetto al 2024. Il settore finanziario concentra il 62% della spesa complessiva, mentre gli altri comparti faticano a sviluppare progetti di scala significativa.
Su un piano distinto, l’analisi dei consumatori restituisce un quadro diverso. Il 7% degli italiani possiede crypto-asset, pari a 2,8 milioni di persone. La quota è inferiore rispetto ad altri Paesi europei – come Spagna (14%) e Germania (11%) – ma non trascurabile.

Ancora più rilevante è il dato prospettico: l’11% dei consumatori italiani dichiara di essere interessato ad acquistare crypto-asset in futuro, pari a circa 4 milioni di persone. Di questi, il 52% non investe attualmente in altri strumenti finanziari, la percentuale più alta tra i Paesi analizzati.
Per una parte significativa della popolazione italiana, dunque, i crypto-asset rappresentano il primo punto di accesso al mondo degli investimenti, con implicazioni importanti in termini di educazione finanziaria e gestione del rischio.


In Italia l’adozione è ferma al 7%, pari a 2,8 milioni di persone, un dato ancora distante dal 14% della Spagna o all’11% della Germania – aggiunge Giacomo Vella, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Tuttavia, l’interesse è vivo: ci sono altri 4 milioni di italiani che dichiarano di voler acquistare cryptoasset in futuro. Si tratta di una platea importante che va accompagnata con adeguata educazione finanziaria, considerando anche che, per molti di questi potenziali nuovi entranti, le crypto rappresenterebbero l’unico strumento di investimento in portafoglio.
Web3 e finanza tradizionale: una convergenza silenziosa
Una tendenza meno visibile ma strutturale è la convergenza tra Web3 e finanza tradizionale. Exchange centralizzati stanno ampliando l’offerta includendo servizi tipici della finanza classica; fintech regolamentate percorrono il cammino inverso, avvicinandosi all’ecosistema crypto dopo aver ottenuto licenze regolamentari.
Parallelamente, alcuni protocolli di finanza decentralizzata stanno lavorando per superare la nicchia degli utenti esperti, proponendo applicazioni più accessibili e orientate a un pubblico ampio.
Wallet, pagamenti on-chain e agentic payments
L’esperienza utente è al centro dell’evoluzione del Web3. Accanto ai wallet self-custodial tradizionali, stanno emergendo soluzioni di Wallet-as-a-Service ed embedded wallet, che consentono alle aziende di integrare funzionalità blockchain direttamente nei propri servizi. L’Osservatorio ha censito 26 startup altamente finanziate attive in questo ambito.
Cresce anche il filone dei pagamenti on-chain basati su stablecoin. A livello globale, 63 aziende attive nei servizi di pagamento on-chain hanno raccolto complessivamente 2,2 miliardi di dollari negli ultimi due anni. Alcuni protocolli sono progettati per abilitare i cosiddetti agentic payments, eseguiti in modo autonomo da software e agenti di intelligenza artificiale.

Gli sviluppi si inseriscono in un contesto tecnologico segnato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa – afferma Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Nel 2025 temi come l’autenticità dei contenuti, la responsabilità e la verificabilità delle informazioni sono diventati centrali e la blockchain può offrire strumenti concreti per affrontarli. Ma l’integrazione con l’AI va oltre la semplice certificazione del dato: sta emergendo un nuovo paradigma in cui agenti software possono eseguire pagamenti in modo autonomo. E in questo scenario, stablecoin e infrastrutture blockchain possono abilitare nuovi modelli di scambio di valore, in particolare nei pagamenti tra macchine.
Tracciabilità e Digital Product Passport
La tracciabilità resta uno dei casi d’uso blockchain più maturi. L’introduzione della normativa europea sulla sostenibilità dei prodotti spinge ora l’evoluzione verso il Digital Product Passport, che potrebbe collegare i dati dei prodotti fisici a ecosistemi digitali più avanzati, come marketplace secondari verificati o meccanismi di incentivazione per comportamenti sostenibili.
Il Digital Product Passport è un sistema digitale che raccoglie e rende accessibili informazioni chiave su un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita: origine, materiali, sostenibilità, riparabilità e smaltimento. La blockchain può fungere da infrastruttura per garantire integrità, trasparenza e verificabilità di questi dati.
Il Digital Product Passport è un sistema digitale che raccoglie e rende accessibili informazioni chiave su un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita: origine, materiali, sostenibilità, riparabilità e smaltimento. La blockchain può fungere da infrastruttura per garantire integrità, trasparenza e verificabilità di questi dati.

Regolamentazione europea: da vincolo a fattore abilitante
Nel 2025 l’entrata in vigore del Regolamento MiCAR[4] ha reso l’Unione Europea la prima area economica dotata di un quadro normativo armonizzato per i crypto-asset. A fine anno risultano 74 operatori autorizzati e 17 emittenti di stablecoin regolamentate.
Parallelamente, la revisione del Regolamento DLT Pilot Regime[5] amplia il perimetro delle sperimentazioni fino a 100 miliardi di euro, mentre la BCE ha avviato una strategia blockchain articolata in due progetti, di breve e lungo termine, per rafforzare l’autonomia europea nelle infrastrutture di pagamento e regolamento digitale.
Uno sguardo avanti
La ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 restituisce l’immagine di un ecosistema meno rumoroso e più pragmatico. La blockchain non promette più di “cambiare tutto”, ma inizia a funzionare davvero nei pagamenti, nella finanza, nella tracciabilità e nelle infrastrutture digitali.
Ed è spesso in questa normalizzazione, più che nell’hype, che si misura il successo di una tecnologia.
Note
[1] Internet of Value è l’evoluzione dell’internet tradizionale applicata allo scambio di valore economico. Così come Internet ha reso possibile lo scambio istantaneo di informazioni, l’Internet of Value consente di trasferire denaro, asset finanziari o diritti digitali in modo diretto, digitale e programmabile, senza intermediari obbligatori.
[2] Con Blockchain for Business si intendono le applicazioni della tecnologia blockchain sviluppate per contesti aziendali e industriali. Questi progetti non puntano alla disintermediazione radicale, ma all’efficienza dei processi: tracciabilità, automazione contrattuale, gestione di asset digitali e tokenizzazione, spesso in ambienti regolamentati o permissioned.
[3] Il Decentralized Web (talvolta indicato come Web3 in senso stretto) comprende applicazioni e servizi digitali basati su infrastrutture decentralizzate, come blockchain e protocolli peer-to-peer, che mirano a ridurre la dipendenza da piattaforme centralizzate. Rientrano in questo ambito NFT, piattaforme DeFi e servizi digitali nativi decentralizzati.
[4] Il MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation) REGOLAMENTO (UE) 2023/1114 del 31 maggio 2023 – è la normativa europea che disciplina l’emissione di crypto-asset e i servizi offerti dagli operatori del settore. Introduce requisiti comuni per autorizzazioni, tutela dei consumatori e stabilità del mercato, creando un quadro regolatorio armonizzato valido in tutta l’Unione Europea.
[5] Il DLT Pilot Regime Regulation – REGOLAMENTO (UE) 2022/858 del 30 maggio 2022 – è un regime sperimentale europeo che consente di testare l’uso della tecnologia blockchain (Distributed Ledger Technology) nei mercati finanziari regolamentati. L’obiettivo è permettere sperimentazioni controllate su emissione, negoziazione e regolamento di strumenti finanziari digitali, valutandone l’impatto prima di un’adozione su larga scala.





