European Network for Payments, o ENP, porta sul mercato europeo dei pagamenti un progetto che punta a risolvere uno dei limiti strutturali del settore: la presenza di sistemi nazionali molto diffusi nei rispettivi Paesi, ma incapaci finora di offrire insieme una copertura paneuropea paragonabile a quella delle grandi reti internazionali.
La società è stata annunciata il 30 settembre 2026 da BANCOMAT, Bizum, EPI Company con Wero, SIBS-MB WAY e Vipps MobilePay. Avrà sede a Madrid e sarà partecipata in quote paritetiche dai cinque partner fondatori. Le soluzioni coinvolte dichiarano complessivamente circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi europei, una platea corrispondente a oltre il 70% della popolazione dell’Unione europea e della Norvegia.
Il confronto con Visa e Mastercard nasce soprattutto da questa dimensione. ENP non è, almeno nella configurazione annunciata, un nuovo circuito di carte costruito replicando l’architettura dei due operatori statunitensi.
Il progetto vuole invece collegare infrastrutture e applicazioni europee già esistenti, usando un livello comune di interoperabilità e pagamenti istantanei account-to-account. La competizione si giocherà quindi sullo stesso bisogno dell’utente — pagare e trasferire denaro oltre confine — ma con tecnologie e modelli operativi in parte differenti.

“L’annuncio della European Network for Payments (ENP) apre una prospettiva concreta: collegare soluzioni europee esistenti attraverso un hub comune basato sui pagamenti istantanei Account-to-Account, preservando marchi ed esperienze d’uso”, commenta Roberto Garavaglia, innovative payments and blockchain, strategic advisor e coordinatore scientifico di Pagamenti Digitali.
Indice degli argomenti
Da cinque sistemi nazionali a una rete europea
ENP nasce per “gestire e sviluppare l’interoperabilità tra le principali soluzioni di pagamento europee aderenti all’iniziativa”. Il progetto non prevede di cancellare Bancomat, Bizum, Wero, MB WAY o Vipps MobilePay. Ogni servizio conserverà marchio, applicazioni, funzionalità ed esperienza utente, mentre il collegamento tra le diverse piattaforme dovrebbe avvenire dietro le quinte attraverso un hub centrale.
Per un cliente italiano, per esempio, il risultato atteso è la possibilità di utilizzare il servizio a cui è già abituato anche quando deve inviare denaro a un utente di un altro sistema europeo o, nelle fasi successive, quando acquista online oppure paga presso un esercente all’estero.
È un modello diverso dalla creazione da zero di un unico marchio continentale. I promotori cercano di ottenere scala europea mettendo in comunicazione reti che hanno già conquistato una base significativa di utenti nei mercati domestici. Bancomat opera in Italia, Bizum è radicato in Spagna, MB WAY in Portogallo, Vipps MobilePay nei Paesi nordici, mentre Wero, sviluppato da European Payments Initiative, è presente in diversi mercati dell’Europa centrale e occidentale.
Il progetto affonda le radici nel memorandum d’intesa firmato il 2 febbraio 2026. In quell’occasione i partner avevano indicato l’obiettivo di rendere disponibili pagamenti transfrontalieri interoperabili entro il 2027 utilizzando le infrastrutture esistenti e un hub centrale.
ENP e l’Europa
Ma come si inserisce questa rete in un’Europa che prepara l’euro digitale retail e sperimenta i depositi tokenizzati? “ENP collega servizi che, nel modello A2A bancario, movimentano depositi. L’euro digitale renderebbe disponibile ai cittadini moneta dell’Eurosistema. I depositi tokenizzati su DLT richiedono un’infrastruttura a registro distribuito per registrarne e gestirne i token” spiega Garavaglia.
“Al riguardo dei depositi tokenizzati, occorre precisare che quando conservano la qualificazione giuridica di deposito restano crediti verso una banca, soggetti alla disciplina bancaria. Tali token possono essere utilizzati con smart contract: programmi che eseguono operazioni al verificarsi di condizioni prestabilite. La moneta bancaria diventerebbe così utilizzabile in processi programmabili, per pagare alla conferma di una consegna o regolare simultaneamente il pagamento e il trasferimento di un’attività tokenizzata. Le funzionalità dipendono dal progetto della piattaforma”, aggiunge.
Prima i trasferimenti tra persone, poi negozi ed e-commerce
La nuova società deve ora trasformare quell’accordo in un’infrastruttura operativa. Il piano annunciato procede per fasi. I primi servizi riguarderanno i pagamenti peer-to-peer transfrontalieri, cioè i trasferimenti di denaro tra persone appartenenti a reti differenti. L’estensione ai pagamenti nei negozi fisici e all’e-commerce arriverà successivamente.
I partner non hanno comunicato il giorno preciso del debutto commerciale. L’orizzonte indicato nel memorandum di febbraio resta il 2027 per la disponibilità dei pagamenti transfrontalieri, mentre ENP sta lavorando alla configurazione tecnica definitiva.
Una prima verifica del modello tecnologico è già avvenuta. Il 16 aprile 2026 Bancomat, SIBS-MB WAY ed EPI hanno annunciato di avere completato una proof of concept sui pagamenti transfrontalieri nei negozi. Il test ha permesso agli utenti delle soluzioni coinvolte di effettuare pagamenti presso esercenti appartenenti alle altre reti attraverso QR code, dimostrando la fattibilità del modello centrale di interoperabilità.
L’account-to-account costituisce un elemento essenziale dell’architettura. Il denaro viene trasferito tra conti senza dover necessariamente replicare tutti i passaggi tipici di una transazione effettuata attraverso un circuito di carte. Il progetto può inoltre sfruttare l’infrastruttura europea dei bonifici istantanei, che negli ultimi anni è stata accompagnata da nuovi obblighi normativi.
Ritornando sul tema tokenizzazione dei depositi, Garavaglia precisa: “Il concetto di ‘moneta programmabile’ assume qui il significato di moneta integrabile in operazioni automatizzate. Nel progetto BCE, l’euro digitale sarebbe privo di vincoli incorporati sulla sua spendibilità e potrebbe comunque abilitare pagamenti condizionali. Uno stesso wallet potrebbe offrire A2A ed euro digitale. Standard comuni potrebbero ampliare l’accettazione. Un’eventuale adozione dei depositi tokenizzati potrebbe estendere le funzionalità dell’offerta privata. Per il regolamento fra banche, la moneta di banca centrale potrebbe fornire l’ancoraggio anche nelle infrastrutture tokenizzate. Il riferimento è al lavoro dell’Eurosistema sul versante wholesale, distinto dall’euro digitale retail”.
E le sovrapposizioni, domandiamo? “Riguarderebbero pagamenti fra persone, acquisti online, negozi e servizi di pagamento condizionale”, risponde Garavaglia. “Resterebbero diverse la natura della moneta, le tutele e le condizioni di accesso. Questa compresenza aggiungerebbe eterogeneità a un mercato già frammentato. A reti e regole di pagamento differenti potrebbero affiancarsi DLT non interoperabili, standard diversi per i token e smart contract incompatibili. Per utenti, esercenti e intermediari significherebbe ulteriori integrazioni, costi e vincoli di utilizzo”.
Perché l’Europa cerca un’alternativa
La nascita di ENP si inserisce in una questione che Bce e istituzioni europee indicano da tempo come rilevante per l’autonomia dei pagamenti.
Nel rapporto sui circuiti e sui processori pubblicato il 28 febbraio 2025, la Banca centrale europea ha rilevato che nel 2022 i circuiti internazionali gestivano circa il 61% delle transazioni con carta nell’area euro. Tredici Paesi dell’area dipendevano interamente da circuiti internazionali per i pagamenti con carta. La Bce contava inoltre soltanto nove circuiti nazionali ancora attivi nell’Unione europea, tutti limitati al rispettivo mercato domestico.
La dipendenza è diventata ancora più rilevante con la crescita dei pagamenti digitali. Nel 2023 le carte hanno generato nell’Unione europea circa 70 miliardi di operazioni, pari al 54% delle transazioni diverse dal contante, secondo la Bce.
Nella strategia complessiva sui pagamenti pubblicata nel 2026, l’Eurosistema rileva inoltre che oltre due terzi delle transazioni basate su carte nell’area euro seguono regole definite da società non europee. L’Europa continua a non disporre di una soluzione elettronica sviluppata internamente che copra da sola l’intera area euro.
ENP prova ad affrontare proprio questo problema senza partire da zero: collegare infrastrutture che possiedono già utenti, banche aderenti, esercenti e sistemi tecnologici.
“Se ENP nasce per ridurre la frammentazione fra soluzioni nazionali, il suo sviluppo andrebbe coordinato con le altre infrastrutture, affinché l’interoperabilità si estenda anche al rapporto fra moneta bancaria, depositi tokenizzati e moneta pubblica”, conclude Garavaglia.
La sfida a Visa e Mastercard non passa da una nuova carta
Parlare di sfida a Visa e Mastercard richiede quindi una distinzione. Visa e Mastercard gestiscono schemi di pagamento internazionali con una rete di accettazione costruita in decenni e presente ben oltre i confini europei. ENP parte invece dall’interoperabilità tra piattaforme prevalentemente basate su applicazioni mobili e trasferimenti account-to-account.
La sovrapposizione avverrà soprattutto nei casi d’uso. Se un cliente potrà pagare attraverso Bancomat, Bizum, Wero o MB WAY in un altro Paese europeo senza passare da un circuito internazionale, una parte delle transazioni oggi affidate alle carte potrà essere gestita attraverso infrastrutture europee.
Il successo dipenderà però dalla copertura. Per un sistema di pagamento, il numero di utenti rappresenta soltanto una parte dell’equazione. Servono esercenti che lo accettino, integrazione con banche e prestatori di servizi di pagamento, esperienza d’uso uniforme e funzionamento affidabile nei diversi mercati.
I 130 milioni di utenti già raggiunti dai partner offrono una base significativa, ma non equivalgono automaticamente a 130 milioni di persone già abilitate a utilizzare ENP oltre confine. Le connessioni dovranno essere implementate progressivamente e le singole funzioni dovranno diventare effettivamente disponibili.
I pagamenti istantanei cambiano l’infrastruttura
ENP arriva mentre l’Unione europea sta accelerando la diffusione dei bonifici istantanei. Il regolamento europeo 2024/886 ha introdotto obblighi progressivi per i prestatori di servizi di pagamento. Nell’area euro, dal 9 gennaio 2025 gli operatori interessati devono poter ricevere bonifici istantanei in euro, mentre dal 9 ottobre 2025 sono entrati in vigore gli obblighi relativi all’invio e alla verifica del beneficiario per le categorie previste dal regolamento.
Questa infrastruttura normativa e tecnica rende più praticabile la crescita dei pagamenti account-to-account. Invece di costruire un sistema europeo isolato dai meccanismi esistenti, ENP può utilizzare standard e infrastrutture che banche e operatori devono ormai supportare.
Per gli esercenti, l’interesse economico dipenderà anche dalle condizioni applicate alle transazioni. I promotori non hanno ancora diffuso un modello tariffario completo né dati sufficienti per confrontare il costo finale di ENP con quello dei circuiti internazionali. La capacità di trasformare l’interoperabilità tecnica in un’alternativa commerciale dipenderà quindi anche da commissioni, integrazione nei punti vendita e facilità di adesione.
Il rapporto con Wero e con l’euro digitale
ENP non sostituisce Wero. EPI Company partecipa al progetto proprio attraverso la soluzione Wero, che continuerà a sviluppare i propri servizi. Il nuovo hub permetterà invece a Wero di comunicare con reti come Bancomat, Bizum, MB WAY e Vipps MobilePay.
Nemmeno il progetto dell’euro digitale coincide con ENP. Il primo riguarda una possibile forma digitale di moneta di banca centrale; ENP collega invece sistemi privati di pagamento esistenti. La Bce considera le soluzioni private paneuropee e l’euro digitale potenzialmente complementari: nella strategia pubblicata nel 2026 l’Eurosistema indica tra i propri obiettivi sia il rafforzamento delle iniziative europee private sia la costruzione dell’infrastruttura per una possibile moneta digitale pubblica.
La differenza è rilevante anche sul piano della governance. ENP sarà controllata in quote uguali dai partner fondatori. L’euro digitale, qualora venisse emesso, sarebbe invece una passività della banca centrale e avrebbe un quadro definito dalle istituzioni dell’Unione.
Bancomat punta sull’interoperabilità

Per l’Italia, la presenza di Bancomat porta dentro ENP una delle infrastrutture nazionali più riconoscibili. Fabrizio Burlando, ceo e general manager di Bancomat, collega il progetto alla possibilità di mantenere le caratteristiche dei sistemi domestici mentre si costruisce una rete utilizzabile oltre confine.
“La nascita di questa entità europea di interoperabilità segna un passo concreto nel percorso verso un sistema europeo dei pagamenti più integrato e autonomo. Collegando soluzioni nazionali già consolidate all’interno di un quadro comune, rendiamo possibile un’esperienza di pagamento transfrontaliera semplice e immediata, valorizzando al tempo stesso la fiducia, la prossimità e le specificità sviluppate nei singoli mercati.”
Il punto centrale del progetto è proprio questo: ottenere dimensione continentale senza chiedere a milioni di utenti di abbandonare i servizi che utilizzano già.
ENP dovrà ora dimostrare che l’interoperabilità sperimentata tecnicamente può funzionare su larga scala. Il passaggio dai trasferimenti tra persone ai pagamenti online e nei punti vendita determinerà quanto la rete riuscirà a sottrarre spazio alle infrastrutture internazionali. Visa e Mastercard partono da una copertura globale e da un sistema di accettazione consolidato; ENP parte da una base europea di 130 milioni di utenti e da reti nazionali che hanno già raggiunto una forte penetrazione locale.
Il confronto, dunque, non riguarda la nascita di una semplice “Visa europea”. Riguarda la possibilità di trasformare sistemi nazionali finora frammentati in una rete capace di accompagnare un pagamento da un Paese europeo all’altro senza perdere marchio, conto e applicazione utilizzati dal cliente. Il 2027, indicato dai partner per l’avvio dell’interoperabilità transfrontaliera, sarà il primo passaggio per misurare se questo modello può raggiungere la scala necessaria.



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