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Pagamenti e IoT: nuovi prodotti e servizi per imprese e consumatori

Claudia Costa

“Protagonisti del nuovo mondo” è il titolo dell’edizione di quest’anno del Salone dei pagamenti che si è tenuto a Milano il 6, 7 e 8 novembre 2019, per trasmettere l’idea dell’atteggiamento mentale “aperto e positivo” con cui è nata e si è sviluppata la manifestazione nei suoi quattro anni di vita. Al centro dell’attenzione per tutta la durata dell’evento, l’innovazione tecnologica declinata in tutte le sue possibili applicazioni al mondo dei pagamenti, e vista come un motore di opportunità per l’intero settore. “Per essere davvero incisivi – si legge nel comunicato di presentazione dell’evento – è fondamentale conoscere le opportunità che l’innovazione mette a disposizione e maturare le competenze necessarie per mettere a frutto le straordinarie possibilità che si aprono in questo nuovo mondo”.

Il 6 novembre si è tenuto il workshop “IoT Payment: Smart Home, Smart Infrastructure, Automotive” organizzato in collaborazione con PagamentiDigitali e Blockchain4Innovation durante il quale si sono affrontati i temi dell’Identity management a livello di IoT, delle soluzioni per il payment, della customer experience e della sicurezza. Protagonisti di questo momento di approfondimento: Roberto Garavaglia, Strategical Advisor nel mondo dei pagamenti innovativi e Coordinatore Editoriale Pagamentidigitali.it e Marco Loro, Partner Reply.

 

Mauro Bellini, Direttore Responsabile PagamentiDigitali.it, Roberto Garavaglia, Strategic advisor innovative digital payments e coordinatore editoriale PagamentiDigitali.it, Marco Loro, Partner Reply

Smart connected product come nuovi canale di vendita

Grazie all’Internet of Things in pochi anni sono nati o si stanno fortemente sviluppando nuovi mercati, come Smart Home e Smart Building, Smart Infrastructure, Smart Mobility e Automotive. A favorire lo sviluppo di questi e altri settori non è e non sarà più solo la crescente diffusione di prodotti connessi, o delle loro “tradizionali” funzionalità, ma anche la possibilità di pensare ai prodotti come a un canale di vendita, anch’esso intelligente, attraverso cui portare al cliente servizi extra o addirittura funzionalità di prodotto innovative.

Questo nuovo spazio di mercato, che si può definire In-Things Purchase, si ispira alle logiche dell’In-App Purchase, e a quelle più ampie dell’App Economy, arricchendo gli Smart Connected Product della possibilità di effettuare acquisti ricorsivi e pagamenti in sicurezza. La novità di questa prospettiva è data dalla possibilità di trasformare il prodotto in un nuovo canale di vendita, esattamente com’è avvenuto con le App: la possibilità di effettuare acquisti di funzionalità, contenuti e servizi extra direttamente all’interno dell’applicazione, senza passaggi e operazioni intermedie e potendo godere direttamente e immediatamente dei vantaggi legati al nuovo acquisto, ha creato un nuovo rapporto tra provider e clienti e ha permesso lo sviluppo di nuovi servizi e di automatismi che hanno a loro volta reso possibile la creazione di logiche di business di tipo Recurrent.

 

 

Dall’ In-App Purchase all’ In-Things Purchase

Ma cosa succede se si cala l’In-App Purchase del mondo Mobile (smartpone e tablet) nel mondo dell’Internet of Things? Quali servizi si possono realizzare se si integrano gli “Smart Objects” con sistemi di identity management e smart payment? Quali spazi si aprono se gli oggetti intelligenti sono in grado di arricchirsi di funzioni acquistandole “in autonomia” sul mercato?

Si tratta di un tema affrontato poco più di un anno fa in un articolo a firma di Giovanni Miragliotta e Antonio Capone, Responsabili Scientifici Osservatorio Internet of Things, Politecnico di Milano e in due articoli di Roberto Garavaglia dedicati rispettivamente ai processi di identificazione e pagamento avviati da uno smart object  ed all’impiego della blockchain quale scenario evolutivo.

“In questi testi si sono esplorati nuovi scenari, quelli degli oggetti intelligenti per capire come e se mutuando il paradigma dell’In-App Purchase, un oggetto sarebbe stato in grado di effettuare acquisti in autonomia, non solo nella logica del mero pagamento, ma nella logica più ampia che consente all’oggetto di sbloccare funzionalità richieste dall’utente creando un nuovo paradigma – ha esordito così Roberto Garavaglia, Strategical Advisor nel mondo dei pagamenti innovativi e Coordinatore Editoriale Pagamentidigitali.it  – Non più l’app attivata da un singolo utente umano, piuttosto un oggetto intelligente che acquista autonomamente ed è in grado di gestire transazioni in funzione di regole definite, evolvendo dal concetto di mero acquisto o pagamento verso un concetto di embedded commerce”.

Con maggior rigore, per In-Things Purchase si intende un acquisto che, effettuato direttamente nel corso dell’interazione con un oggetto intelligente connesso, ne attiva extra-funzionalità o extra-servizi che ne potenziano il valore di utilizzo. Sul mercato esisteranno (già esistono, in parte) degli oggetti che possono avere un ampio raggio di capacità, con alcune di queste bloccate e fruibili solo dietro pagamento di un (normalmente modesto) prezzo.

Così definito, è chiaro che l’In-Things Purchase non può essere ridotto all’automazione di una o più fasi del processo di acquisto tramite l’utilizzo di un oggetto connesso come i “dash button” di Amazon che permettono di automatizzare un processo di acquisto, facendolo collassare in un bottone che va premuto per riordinare un prodotto codificato. Nemmeno il cosiddetto “Embedded purchase” va confuso con l’In-Thing Purchase: per Embedded Purchase, infatti, si intende il caso di un prodotto intelligente connesso che effettua dei riordini automatici, nel momento in cui ne rileva la necessità (e.g. una stampante che riordina le cartucce di inchiostro quando sono in via di esaurimento).

In linea di principio, per l’In-Things Purchase sono valide le tre tipologie di acquisto con riferimento al mondo delle applicazioni:

  • One-off
  • Temporary
  • Recurrent in modalità subscription

con le quali si potranno combinare nell’attivazione rispettivamente extra funzionalità o extra servizi legati alla fruizione di un prodotto fisico.

In questo framework, si possono collocare numerosi esempi nel mondo In-App purchase: applicazioni di scansione che vengono “sbloccate” pagando one-off per la modalità full feature, oppure giochi in cui si paga in modo estemporaneo per acquistare vite extra, capacità o artefatti eccezionali che possono poi essere scambiati e utilizzati nella rete multiplayer del gioco.

 

Le tre tecnologie che abilitano l’In-Things Purchase

Per abilitare pienamente questa visione innovativa, sono necessarie almeno altre tre componenti tecnologiche, alcune già mature, altre meno, oltre al cambiamento nei criteri progettuali (revisione del trade-off tra costi della standardizzazione e costi della varietà).

La prima componente riguarda le tecnologie di comunicazione che devono caratterizzarsi per una copertura a lungo raggio (Wi-Fi e reti Personal Area Networks in generale potrebbero creare delle limitazioni), globale (perché globali sono oggigiorno i mercati) e con elevate capacità di trasferimento dati (per gestire non solo le operazioni di device management e aggiornamento firmware OTA, ma anche i flussi dati dei servizi). Un identikit tecnologico che sembra puntare verso le reti 5G, il cui arrivo potrebbe segna la prima “sala di attesa” di questo nuovo paradigma, anche se è possibile immaginare soluzioni transitorie nelle quali si usi lo smartphone come bridge di collegamento alla rete.

La seconda componente riguarda la gestione dell’Identità e dei metodi di pagamento. Da questo punto di vista, con l’avvento dei sistemi di tokenizzazione e degli attori in grado di gestire i certificati di identità digitale (Identity Service Providers), la situazione sembra tecnologicamente più matura.

La terza componente riguarda la gestione della sicurezza perché, al di là delle tematiche scontate ogni qual volta si parli di pagamenti (e di frodi potenzialmente collegate) vi sono anche dei temi di liability e di continuità operativa che potrebbero aprirsi se, a causa della disattivazione di una extra funzionalità o di un extra servizio, si vengano a creare dei danni (si pensi ad una vettura per cui si acquisti una feature extra di supporto alla sicurezza, che si venga a perdere perché la transazione di attivazione è stata hackerata). Qui la situazione è decisamente più fluida perché, come noto, i limiti di capacità computazionale e di interfaccia uomo-macchina tipici di alcuni oggetti possono rendere più frequenti alcuni attacchi, o aumentarne l’efficacia.

Blockchain che abilita sharing e prosumer economy

“Si tratta di un futuro che è molto più prossimo di quello che ci immaginiamo – prosegue Garavaglia -. L’oggetto ha una sua identità e capacità di acquistare che può derivare dal fatto che è collocato e gestito sulla Blockchain. Stiamo parlando di specifiche tipologie di Blockchain come IOTA, nata per consentire lo sviluppo di un’economia di oggetti diversi tra loro che possono interagire e compiere operazioni di trading. Operazioni abilitate dalla struttura di questa tecnologia, in cui gli oggetti possono autenticarsi e innescare transazioni tramite Smart Contract senza la necessità di avere un intermediario”.

Le direttrici di sviluppo strategico che si possono sicuramente individuare in questa logica sono legate a due trend socio-economici in forte crescita in questi anni:

  • la sharing economy
  • la prosumer economy

Nel primo caso, si apre per gli utenti la possibilità di optare per la condivisione di un bene potendo al contempo controllarne le feature in corso di utilizzo, sia nel ruolo di utilizzatore sia di cedente. Già oggi vi sono applicazioni che consentono di condividere il proprio veicolo quando inutilizzato, ma solo affidandosi alle capacità di monitoraggio e controllo della applicazione installata sullo smartphone di chi usa il bene. Con l’In-Things Purchase, si potrebbero disabilitare alcune funzionalità o capacità (potenza del motore, distanza di percorrenza) riducendo per il soggetto cedente il rischio reale derivante da un utilizzo scorretto del bene da parte del soggetto utente, e quindi incrementando la propensione alla condivisone.

In tema di prosumer economy, l’oggetto è al tempo stesso produttore e consumatore di informazioni. L’idea è di sfruttare i tempi morti di inutilizzo per poter innescare e aggiungere altri servizi, il che diventa semplice ed efficace se lo si proietta in un contesto di sviluppo come quello della Blockchain. Un contatore intelligente potrebbe offrire delle capacità avanzate di trading dell’energia prodotta dai pannelli solari installati dall’utente, funzionalità attivate che sarebbero interessanti solo per alcuni utenti, e non per tutti. I vantaggi anche in questo caso sono evidenti: favorire e accelerare fenomeni che hanno già messo solide radici, ma che hanno bisogno di semplificare la gestione tecnica e di processo di attori, lasciando (come avviene per l’In-App Purchase) una sensazione di controllo e reversibilità dello spending.

 

Onboarding, funding e controllo: il ruolo di Reply

“Attualmente quello che si denuncia è un aumento della complessità nei pagamenti sia dal punto di vista delle aziende che vogliono offrire servizi di pagamento ai consumatori, sia per chi deve ricevere questi pagamenti, per i merchant. Noi, come Reply ci occupiamo dei pagamenti disegnando soluzioni digitali e abilitando modalità di pagamento tramite l’integrazione di soluzioni e servizi offerti dai grandi PSP dei pagamenti. Nello specifico, ci dedichiamo alla fase dell’execution, nel rispetto delle regole, della sicurezza e dei processi abilitanti che coniugano la customer experience o comunque la facilità del pagamento rispetto all’esecuzione dei flussi finanziari, fornendo una soluzione coerente e stabile” ha affermato Marco Loro, Partner Reply.

Addentrandoci nella tematica dell’In-Things Purchase, da un lato c’è la parte di issue e quindi di un oggetto in grado di pagare che deve subire un processo di onboarding, e dall’altra la parte di acquire, in cui un oggetto riceve un pagamento per erogare un servizio. Dal punto di vista dell’onboarding, emergono differenti tematiche che riguardano l’oggetto che può ereditare un account di pagamento piuttosto che avere una sua autonomia nell’istanziare un pagamento, si tratta di tematiche come il funding, come la verifica di chi gestisce gli asset finanziari per permettere all’oggetto di pagare e naturalmente come il tema del controllo e della sicurezza

Esistono modalità di pagamento con subscription che permettono dei pagamenti ricorrenti nei confronti dei servizi che si acquisiscono. Il consumatore desidera gestire la propria liquidità e questo è possibile tramite servizi che fanno riferimento alla tokenization anche in modalità multi-banca, ovvero in situazioni in cui un operatore che eroga un servizio IoT è nella condizione di tokenizzare carte di qualsiasi banca e abilitare gli oggetti a effettuare pagamenti. Questo serve ai consumatori che possono così disporre di una dashboard che mostra il ciclo di vita del token e governare l’informazione degli strumenti di pagamento. Si risponde inoltre anche all’esigenza del consumatore di controllo e governo dello strumento per il pagamento ma anche di controllo dell’oggetto per poter effettuare pagamenti.

“Lavoriamo in diversi progetti – ha concluso Marco Loro – per disegnare soluzioni digitali funzionali a questi nuovi servizi in modalità end to end. I punti di attenzione sono i processi di onboarding, come abilito in modo sicuro gli oggetti a effettuare o ricevere pagamenti, come controllo le dinamiche del pagamento, come posso controllare i flussi finanziari e nello stesso tempo come si può controllare e validare questo processo”.

 

 

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