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Euro digitale, la proposta: zero commissioni sotto i 10 euro


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La misura, discussa nei negoziati europei e sostenuta nell’ambiente delle banche centrali, punta a ridurre i costi per i piccoli esercenti. Restano da definire limiti di detenzione e modello di compensazione tra operatori

Pubblicato il 10 set 2026



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L’Italia ha proposto di azzerare, o portare di fatto a zero, le commissioni applicate agli esercenti sui pagamenti in euro digitale inferiori a 10 euro. La proposta entra nei negoziati europei sulla nuova forma di moneta elettronica della Banca centrale europea e riguarda uno dei punti più sensibili del progetto: quanto dovranno pagare commercianti e imprese per accettarla.

Secondo quanto riportato da Euronews l’8 settembre 2026, sulla base di fonti e documenti negoziali, Roma punta a proteggere soprattutto i piccoli esercenti, che oggi tendono a sostenere costi più elevati rispetto alle grandi aziende per l’accettazione dei pagamenti elettronici. La misura avrebbe raccolto un orientamento favorevole anche nell’ambiente delle banche centrali, compresa la Bce.

Il confronto prosegue mentre le istituzioni europee cercano un accordo sul quadro normativo necessario per il lancio dell’euro digitale. La Bce punta a essere tecnicamente pronta per una possibile prima emissione nel 2029, a condizione che la legislazione venga approvata nei tempi previsti.

La proposta italiana sulle transazioni sotto i 10 euro

Il punto centrale della proposta riguarda le operazioni di importo ridotto. Per le transazioni inferiori a 10 euro, l’Italia vuole evitare che le commissioni diventino un costo sproporzionato per negozi, bar, piccoli esercizi e altre attività con un elevato numero di pagamenti di valore limitato.

Un diplomatico dell’Unione europea, citato da Euronews in forma anonima, ha spiegato i termini discussi al tavolo negoziale: “La proposta prevede un tetto alle commissioni di accettazione per gli esercenti fino a 0,02 euro per le transazioni di basso valore, applicabile soprattutto ai piccoli esercenti. Ma siamo aperti a valutare un azzeramento netto, perché di fatto questo sarebbe comunque il risultato”.

Il limite di due centesimi rappresenterebbe quindi una soluzione intermedia. L’ipotesi considerata nei negoziati è però quella di eliminare completamente il costo per determinate operazioni, almeno nella fase iniziale del sistema.

“Una soluzione del genere renderebbe anche il quadro più semplice”, ha aggiunto il diplomatico.

La semplicità del modello assume un peso particolare perché l’euro digitale dovrà inserirsi in un mercato nel quale operano già banche, circuiti internazionali, intermediari dei pagamenti e fornitori di portafogli digitali. Stabilire chi remunera chi, e in quale misura, richiede un sistema capace di garantire l’utilizzo della nuova moneta senza trasferire costi eccessivi sugli esercenti.

Che cos’è l’euro digitale

L’euro digitale è una forma elettronica della moneta della banca centrale. Nelle intenzioni della Bce dovrebbe affiancare le banconote e le monete, non sostituirle. I cittadini potrebbero utilizzarlo per effettuare pagamenti attraverso strumenti digitali, mantenendo un rapporto diretto con una valuta emessa dalla banca centrale.

Il progetto risponde anche a una questione di autonomia europea. Gran parte dei pagamenti con carta nell’Unione passa attraverso infrastrutture e circuiti internazionali, tra i quali Visa e Mastercard, entrambi statunitensi. Le istituzioni europee considerano da tempo la capacità di effettuare pagamenti attraverso infrastrutture europee un elemento rilevante per la resilienza del mercato unico.

L’euro digitale dovrebbe inoltre avere corso legale. In linea di principio, dunque, gli esercenti sarebbero tenuti ad accettarlo, pur con alcune eccezioni che dovranno essere definite dalla normativa.

Proprio l’obbligo di accettazione rende decisivo il tema dei costi. Se un commerciante non può scegliere liberamente di rifiutare uno strumento di pagamento, le regole europee devono stabilire condizioni economiche che non lo penalizzino.

Il nodo delle commissioni per i commercianti

Nei documenti negoziali citati da Euronews, la distribuzione delle commissioni tra i diversi soggetti coinvolti viene definita “compensation model“. Si tratta del meccanismo che dovrebbe stabilire come remunerare banche, intermediari e fornitori dei servizi necessari al funzionamento dell’euro digitale.

Il problema riguarda soprattutto le imprese più piccole. Secondo un’analisi della Bce richiamata nel materiale negoziale, i piccoli esercenti possono arrivare a sostenere commissioni da tre a quattro volte superiori rispetto a quelle applicate alle grandi aziende.

La differenza deriva anche dal diverso potere contrattuale. Una grande catena può negoziare condizioni economiche più favorevoli grazie al volume delle transazioni che genera. Un piccolo negozio dispone invece di margini molto inferiori nelle trattative con i fornitori dei servizi di pagamento.

La diffusione dei circuiti internazionali riduce inoltre la possibilità di rinunciarvi. Se una quota consistente dei clienti utilizza determinate carte o sistemi, non accettarli può tradursi nella perdita di vendite.

Per questo l’introduzione dell’euro digitale apre una questione che va oltre il semplice lancio di un nuovo strumento. I legislatori devono evitare che una moneta pensata anche per rafforzare il sistema europeo aggiunga una nuova voce di costo per le attività commerciali con minore capacità negoziale.

Un regime iniziale destinato a essere rivisto

Secondo i documenti visionati da Euronews, il sistema delle commissioni previsto nella prima fase avrebbe carattere temporaneo. L’obiettivo sarebbe consentire alla Bce di raccogliere dati sul funzionamento concreto dell’euro digitale e valutare successivamente un modello differente.

La disponibilità di informazioni affidabili sui costi dei pagamenti è già stata indicata come un problema dalle istituzioni europee.

Nel 2025 la Corte dei conti europea ha rilevato che la Commissione europea non disponeva di dati sufficienti sulle commissioni e sui costi sostenuti dagli esercenti per valutare in modo efficace gli effetti delle misure di controllo dei prezzi applicate al mercato dei pagamenti.

Il passaggio è rilevante anche per il nuovo progetto. Una soglia fissata prima dell’avvio dell’euro digitale dovrà necessariamente basarsi sulle informazioni oggi disponibili. Dopo la sua introduzione, i dati sulle transazioni potranno permettere alle autorità europee di misurare costi, distribuzione degli oneri e conseguenze per le diverse categorie di imprese.

L’eventuale azzeramento delle commissioni sui piccoli importi potrebbe quindi essere parte di un assetto iniziale, da sottoporre successivamente a verifica.

L’altro negoziato: quanto euro digitale si potrà detenere

Le commissioni non sono l’unico punto ancora aperto. Tra gli aspetti più discussi figurano anche gli “holding limits”, cioè i limiti alla quantità di euro digitale che una persona potrà detenere nel proprio portafoglio.

La definizione di una soglia serve a bilanciare due obiettivi. Il primo è rendere lo strumento abbastanza semplice e utile da favorirne l’adozione. Il secondo è evitare spostamenti troppo consistenti di denaro dai depositi bancari verso la moneta digitale della banca centrale.

Un trasferimento su vasta scala potrebbe avere effetti sulla raccolta delle banche, che utilizzano i depositi anche per finanziare l’attività creditizia. La soglia di detenzione sarà quindi uno degli elementi che definiranno il ruolo effettivo dell’euro digitale nell’economia.

Commissioni e limiti di possesso riguardano aspetti diversi, ma determinano insieme la possibilità che il nuovo strumento venga utilizzato con continuità. Costi elevati ne ridurrebbero l’attrattiva per gli esercenti; limiti troppo bassi potrebbero ridurne l’utilità per cittadini e imprese.

Il confronto tra Stati, Parlamento e Commissione

La proposta italiana dovrà ora passare attraverso il confronto tra gli Stati membri, il Parlamento europeo e la Commissione europea. I negoziatori sono chiamati a definire una struttura che tenga insieme interessi diversi: quelli dei consumatori, degli esercenti, delle banche e degli operatori che dovranno fornire i servizi necessari all’utilizzo della nuova moneta.

Secondo il documento interno citato da Euronews, il tema delle commissioni per i piccoli esercenti sarà esaminato nel nuovo ciclo di negoziati a Bruxelles. Un incontro è previsto per giovedì 10 settembre 2026.

L’esito non riguarda soltanto l’importo di una commissione. Il modello scelto contribuirà a stabilire quanto l’euro digitale potrà competere, nella vita quotidiana, con carte e altri strumenti elettronici già diffusi.

Per i commercianti, una transazione da pochi euro ha caratteristiche molto diverse da un acquisto di valore elevato. Una commissione fissa incide infatti in misura maggiore su uno scontrino ridotto. La scelta di concentrare l’esenzione sotto la soglia dei 10 euro risponde a questa struttura dei costi.

Il 2029 resta l’orizzonte indicato dalla Bce

Il calendario dipende dall’approvazione delle norme europee. La Bce ha indicato il 2029 come possibile anno per una prima emissione, ma il percorso richiede prima un quadro legislativo definitivo.

Il negoziato sulle commissioni mostra quanto la fase normativa incida sul funzionamento futuro del progetto. Le caratteristiche dell’euro digitale non dipenderanno soltanto dalla tecnologia utilizzata. Regole su costi, accettazione e quantità detenibile stabiliranno in quali condizioni cittadini e imprese potranno usarlo.

L’Italia ha portato al tavolo un modello che, per gli acquisti inferiori a 10 euro, punta a eliminare uno degli ostacoli economici più immediati. Se la proposta entrerà nell’accordo definitivo, un caffè, un giornale o un piccolo acquisto pagato in euro digitale potrebbero non generare alcuna commissione a carico dell’esercente.

La decisione dipenderà dal compromesso tra le istituzioni europee. Prima del possibile debutto del 2029, l’Unione dovrà stabilire chi sosterrà i costi della nuova infrastruttura e come evitare che il suo finanziamento ricada in misura sproporzionata sulle attività più piccole.

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