Ant International, Mastercard e Visa stanno lavorando a un framework interoperabile per il Know Your Agent, o KYA, destinato a identificare e verificare gli agenti di intelligenza artificiale che effettuano operazioni commerciali e pagamenti per conto di persone e imprese. L’obiettivo è far sì che circuiti di carte, wallet digitali, piattaforme di agenti e marketplace possano riconoscere segnali di fiducia comuni senza rinunciare ai propri processi di controllo e valutazione del rischio.
Ant International ha annunciato la collaborazione l’11 settembre 2026, nel quadro dell’estensione globale del proprio Agentic Mobile Protocol. Il materiale diffuso il 15 settembre approfondisce la struttura dell’iniziativa e il lavoro con Mastercard e Visa. Il progetto affronta uno dei problemi ancora aperti del commercio agentico: stabilire con criteri verificabili chi controlla un agente AI, quali azioni è autorizzato a compiere e a chi attribuire una transazione quando il software agisce con un certo grado di autonomia.

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Dal chatbot all’agente che conclude un acquisto
Il passaggio è rilevante perché gli agenti AI stanno assumendo compiti che vanno oltre la ricerca di informazioni o la formulazione di raccomandazioni. Un sistema può ricevere istruzioni dall’utente, confrontare prodotti e condizioni, selezionare un’offerta e arrivare fino all’esecuzione del pagamento.
Questa evoluzione sposta una parte del processo decisionale dalla persona al software e crea nuovi problemi per merchant, banche e circuiti di pagamento. Un venditore deve poter distinguere un agente autorizzato da un bot malevolo. L’emittente della carta deve verificare che l’operazione corrisponda alle istruzioni del titolare. Le piattaforme devono inoltre conservare elementi sufficienti per ricostruire responsabilità e autorizzazioni in caso di contestazione.
La dimensione economica potenziale spiega l’accelerazione degli investimenti. McKinsey stima che entro il 2030 il commercio agentico potrebbe raggiungere un valore compreso tra 3.000 e 5.000 miliardi di dollari, nell’ipotesi di una diffusione paragonabile a quella registrata dal mobile commerce nel decennio precedente.
La stessa forchetta compare nel report Mastercard “Encoding Trust”, pubblicato nel 2026. Si tratta di una previsione, non del valore attuale del mercato: le transazioni mediate da agenti rappresentano ancora una quota limitata del commercio elettronico globale.
Che cosa deve fare il Know Your Agent
Il Know Your Agent applica agli agenti digitali una logica che richiama, con funzioni diverse, i meccanismi di identificazione già presenti nei servizi finanziari. Non basta sapere che una richiesta arriva da un software: occorre stabilire quale agente la invia, chi ne è responsabile, quali permessi possiede e se il comportamento osservato resta entro i limiti autorizzati.
Il framework allo studio di Ant International, Mastercard e Visa punta per questo a rendere riconoscibili tra network diversi alcuni segnali comuni. Un agente verificato in un ecosistema potrebbe così presentarsi in un altro con credenziali e informazioni comprensibili, riducendo la necessità di ripetere ogni volta l’intero processo di identificazione.
L’interoperabilità non comporterebbe però un sistema unico di autorizzazione. Ogni circuito o piattaforma manterrebbe i propri criteri di verifica, le proprie regole di rischio e la decisione finale sulle transazioni. Il livello comune dovrebbe servire soprattutto a rendere trasferibili e interpretabili le informazioni essenziali sull’agente. È questo il punto che distingue l’interoperabilità dalla creazione di un’autorità centrale per la certificazione degli agenti.
Identità, certificazione e controllo delle transazioni
Il lavoro comune indicato dalle tre società si concentra su tre componenti.
La prima è la tracciabilità dell’operatore. Ogni agente dovrebbe poter essere collegato a un soggetto validato, che può essere un titolare di carta, un’impresa o un’organizzazione. Il collegamento permette di attribuire l’attività del software e di evitare che l’identità dell’agente diventi un elemento separato da quella di chi gli ha affidato il mandato.
La seconda riguarda requisiti condivisi di certificazione. Gli agenti dovrebbero essere valutati sulla base di criteri di sicurezza e di comportamento, verificando che possiedano le capacità dichiarate e operino nel modo previsto.
La terza componente è il monitoraggio continuo. L’affidabilità di un agente non può essere determinata soltanto al momento dell’onboarding: identità, comportamento e transazioni possono produrre nel tempo nuovi segnali di rischio. Il modello punta quindi a una valutazione che continui durante l’operatività.
Per piattaforme e merchant, un simile sistema potrebbe ridurre integrazioni duplicate e tempi di sviluppo. Per banche e circuiti, dovrebbe aumentare la quantità di informazioni disponibili prima di autorizzare o bloccare un’operazione.
Visa, Mastercard e Ant partono da protocolli già esistenti
Le tre società arrivano alla collaborazione dopo avere sviluppato architetture proprie.
Visa ha presentato nell’ottobre 2025 il Trusted Agent Protocol, sviluppato con Cloudflare. Il protocollo utilizza firme crittografiche per consentire ai merchant di riconoscere un agente accreditato e verificare che disponga dell’autorizzazione dell’utente. La documentazione di Visa indica espressamente l’esigenza di distinguere il traffico commerciale generato da agenti affidabili da bot, crawler e attività automatizzate potenzialmente dannose.
Mastercard ha invece introdotto Verifiable Intent, sviluppato con Google e presentato il 5 marzo 2026. Il sistema crea una prova resistente alle manomissioni delle istruzioni impartite dall’utente e collega identità, intento e azione. L’obiettivo è conservare una traccia verificabile di ciò che l’utente ha autorizzato, utile sia durante la transazione sia in caso di contestazione.
Ant International ha lanciato nell’aprile 2026 l’Agentic Mobile Protocol, o AMP, rivolto in particolare a wallet, super app, applicazioni bancarie e dispositivi mobili. Il protocollo è open source e punta a collegare gli agenti AI ai sistemi di pagamento già utilizzati dagli utenti senza richiedere la sostituzione dell’infrastruttura esistente.
A settembre Ant International ha annunciato la prima fase di diffusione attraverso dieci wallet dell’ecosistema Alipay+ e sette acquiring partner.

Il nodo della responsabilità
La possibilità di identificare tecnicamente un agente risolve però solo una parte del problema. Nel commercio agentico occorre dimostrare anche che l’azione effettuata dal software corrisponda alle intenzioni dell’utente.
Rubail Birwadker, global head of growth products and strategic partnerships di Visa, collega direttamente questo requisito alla crescita dell’uso degli agenti:
“Con la crescente integrazione degli agenti AI nel modo in cui le persone scoprono e acquistano prodotti e servizi, la fiducia deve crescere di pari passo”, ha dichiarato Rubail Birwadker, global head of growth products and strategic partnerships di Visa. “Visa ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo dei framework di fiducia che rendono possibile il commercio agentico, attraverso innovazioni come il Trusted Agent Protocol. Collaborazioni come questa possono contribuire a creare maggiore coerenza, una migliore attribuzione delle responsabilità e una maggiore fiducia nell’ecosistema dei pagamenti, man mano che le transazioni basate sull’AI diventano più comuni.”
La questione riguarda anche il consenso. Un utente potrebbe autorizzare un agente a comprare un biglietto aereo entro una certa cifra, ma non a superare quel limite, modificare la destinazione o scegliere autonomamente servizi aggiuntivi. La sicurezza della transazione dipende quindi dalla possibilità di tradurre il mandato dell’utente in istruzioni verificabili e di conservarne una prova.
Pablo Fourez, Chief Digital Officer di Mastercard, individua proprio nell’interoperabilità il presupposto per applicare questi controlli su reti differenti:
“L’interoperabilità tra i framework Know Your Agent è essenziale per rendere possibile il commercio agentico su larga scala, offrendo a merchant, piattaforme, wallet ed emittenti un modo coerente per riconoscere gli agenti affidabili, verificare che le azioni riflettano le intenzioni dell’utente e garantire l’attribuzione delle responsabilità lungo l’intero ciclo della transazione”, ha dichiarato Pablo Fourez. “Mastercard Verifiable Intent è stato progettato per questo ecosistema aperto, contribuendo a garantire che, con la crescente autonomia del commercio, ogni interazione resti sicura, trasparente e basata sul consenso.”
Singapore diventa un laboratorio per la governance degli agenti
Il progetto si collega anche al lavoro avviato a Singapore attraverso BuildFin.ai, iniziativa sostenuta dalla Monetary Authority of Singapore. Il 3 luglio 2026 la MAS ha pubblicato con operatori finanziari e tecnologici il white paper “Safeguards for Agentic Finance at Runtime”, o SAFR.
Il documento definisce un modello nel quale le azioni proposte da un agente vengono controllate prima dell’esecuzione rispetto a mandati, policy e limiti di rischio. Tra i partecipanti al lavoro figurano Ant International, Mastercard e Visa insieme ad altre istituzioni finanziarie. La MAS precisa che SAFR è un framework di riferimento sviluppato dall’industria e non costituisce una disposizione regolamentare o un’aspettativa di vigilanza.
Il collegamento con il Know Your Agent è diretto: l’identità del software acquista valore operativo quando può essere associata a permessi, vincoli e registrazioni verificabili delle azioni compiute. A Singapore le tre società intendono lavorare attraverso BuildFin.ai su approcci comuni per verifica, attribuzione delle responsabilità e gestione del rischio nei diversi ecosistemi di pagamento.
Perché l’interoperabilità può decidere la scala del mercato
Per gli operatori, il problema economico è legato alla frammentazione. Se ogni wallet, circuito, marketplace e piattaforma AI richiedesse una procedura completamente diversa per registrare e verificare un agente, gli sviluppatori dovrebbero sostenere costi di integrazione elevati e replicare controlli simili molte volte.
Un livello KYA condiviso può ridurre queste duplicazioni senza imporre gli stessi criteri di rischio a tutti i partecipanti. Il modello assomiglia quindi più a un linguaggio comune per scambiarsi attestazioni sull’identità e sull’affidabilità che a un unico sistema globale di autorizzazione.
Jiang-Ming Yang, Chief Innovation Officer di Ant International, indica inoltre un’evoluzione oltre la semplice identificazione:
“L’interoperabilità del KYA tra circuiti di carte e network di wallet rappresenta una base fondamentale per la fiducia nel commercio agentico”, ha dichiarato Jiang-Ming Yang. “In prospettiva, la fiducia negli agenti dovrà andare oltre la semplice verifica dell’identità e includere capacità, comportamento, prestazioni nell’esecuzione e segnali di rischio. Siamo pronti a collaborare con i partner del settore per costruire un’infrastruttura di fiducia più dinamica e interoperabile, che consenta al commercio agentico di crescere in sicurezza tra network e mercati.”
Dall’identità dell’agente alla prova del mandato
Il percorso avviato da Ant International, Mastercard e Visa non produce ancora uno standard universale. Le società hanno annunciato una collaborazione su principi e meccanismi di interoperabilità, mentre ogni network conserva i propri sistemi di verifica e decisione. La distanza tra un framework condiviso e l’adozione su larga scala dipenderà dalla capacità di tradurre questi principi in specifiche tecniche utilizzabili da wallet, merchant, banche, piattaforme AI e sviluppatori.
Il passaggio decisivo riguarda il rapporto tra identità, mandato e responsabilità. Sapere quale agente ha avviato una transazione non basta se non è possibile stabilire chi lo ha autorizzato, quali limiti aveva ricevuto e se li ha rispettati.
È su questa catena di evidenze che il commercio agentico dovrà costruire la propria infrastruttura di pagamento. Più aumenterà l’autonomia affidata ai software, più banche, merchant e utenti avranno bisogno di sistemi capaci di dimostrare non soltanto chi ha eseguito un’operazione, ma anche perché aveva il diritto di farlo.


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