L’intelligenza artificiale sta entrando nell’attività quotidiana di banche, assicurazioni e altri operatori finanziari. La sua diffusione promette processi più rapidi, analisi più accurate e nuovi servizi per imprese e cittadini. Allo stesso tempo, aumenta la quantità di dati, capacità di calcolo e infrastrutture cloud necessarie per sostenere il sistema.
Il punto critico riguarda il controllo di queste risorse. Una parte consistente delle tecnologie sulle quali funzionano servizi finanziari, pagamenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale appartiene a fornitori esterni all’Unione europea. La crescita dell’IA può quindi ampliare una dipendenza già radicata, con conseguenze sulla continuità operativa, sulla protezione dei dati e sull’autonomia delle decisioni economiche.
Il rapporto “Sovranità Digitale & Finanziaria. Navigare il cambiamento nell’Era della Trasformazione”, realizzato da Deloitte come Knowledge Partner dell’Associazione bancaria italiana, collega questi problemi e chiede nuovi investimenti nelle infrastrutture tecnologiche europee. Il documento sarà al centro della prima edizione di WeSec, il Salone della Sicurezza promosso da Abi e organizzato da ABIServizi, in programma il 22 e 23 settembre 2026 all’Allianz MiCo di Milano.
Indice degli argomenti
I pagamenti digitali crescono più delle infrastrutture europee
La trasformazione del settore finanziario parte da un dato misurabile: i pagamenti elettronici continuano ad aumentare. Secondo le statistiche pubblicate dalla Banca centrale europea il 29 gennaio 2026, nei primi sei mesi del 2025 i pagamenti diversi dal contante nell’area euro hanno raggiunto 77,7 miliardi di operazioni, il 7,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Il valore complessivo è salito a 116 mila miliardi di euro, con una crescita annua del 2,9%. (Fonte: European Central Bank)
Le carte hanno rappresentato il 57% delle operazioni, seguite dai bonifici con il 22%, dagli addebiti diretti con il 14% e dai pagamenti in moneta elettronica con il 6%. Nello stesso semestre, le transazioni contactless effettuate nei punti vendita fisici sono state 29,6 miliardi, in aumento del 12,8% su base annua.
La crescita dei volumi rende più importante la solidità delle infrastrutture che autorizzano, elaborano e regolano le operazioni. Secondo il rapporto Deloitte, quasi due terzi delle transazioni con carta effettuate nell’area euro passano da circuiti e sistemi riconducibili a operatori extraeuropei. Una concentrazione che espone il mercato a decisioni industriali, interruzioni e cambiamenti contrattuali maturati fuori dall’Unione.
La dipendenza non riguarda soltanto le carte. Banche e società finanziarie utilizzano servizi cloud per conservare dati, eseguire applicazioni e accedere alla capacità di calcolo richiesta dai modelli di intelligenza artificiale. Nel mercato europeo del cloud, osserva Deloitte, il maggiore operatore con sede nel continente dispone di una quota vicina al 2%. I fornitori statunitensi mantengono invece una posizione largamente dominante.
L’IA è già operativa in banche e assicurazioni
L’intelligenza artificiale non costituisce più una sperimentazione circoscritta ai laboratori tecnologici. Il progetto “Artificial Intelligence in Italian Financial Markets – From Analysis to Action”, promosso dalla Banca d’Italia e realizzato dall’Ocse con il sostegno dell’Unione europea, ha esaminato le applicazioni già utilizzate o in fase di sperimentazione nel mercato italiano.
Il rapporto finale, presentato il 24 aprile 2026, individua benefici legati all’efficienza operativa, al miglioramento dei processi decisionali e alla gestione dei rischi. Segnala anche problemi relativi alla governance, alla qualità dei dati, alla dipendenza da soggetti terzi e alla resilienza informatica.
Secondo i dati richiamati da Deloitte, il 39% degli operatori finanziari intervistati utilizza già sistemi di IA nelle attività quotidiane. La quota raggiunge il 70% nel settore assicurativo e il 59% in quello bancario. Gli impieghi comprendono l’analisi dei documenti, il contrasto alle frodi, la valutazione del credito, l’assistenza ai clienti, la gestione dei rischi e l’automazione delle procedure interne.
Queste applicazioni richiedono infrastrutture affidabili e una disponibilità costante di dati e potenza di calcolo. Il rapporto Deloitte rileva che il 75% delle imprese che adotta l’IA utilizza servizi cloud di terzi, mentre il 39% ricorre a modelli sviluppati da fornitori esterni. La banca o l’assicurazione mantiene la responsabilità del servizio, ma alcune componenti decisive possono dipendere da soggetti sui quali dispone di un controllo limitato.
Un’interruzione del cloud, una modifica delle condizioni di accesso o un problema legato a un modello esterno possono propagarsi lungo la catena dei servizi. La concentrazione presso pochi operatori crea inoltre un rischio comune: imprese concorrenti possono dipendere dalla stessa infrastruttura, dallo stesso modello o dallo stesso centro dati.
Sovranità non significa isolamento tecnologico
La sovranità digitale non coincide con la sostituzione immediata di tutti i fornitori stranieri né con la chiusura del mercato europeo. Indica la capacità di scegliere tecnologie e partner senza dipendere da una sola impresa o da un solo Paese, mantenendo il controllo sui dati, sui processi essenziali e sulla continuità dei servizi.
Il rapporto Deloitte propone di affrontare insieme sovranità digitale e finanziaria. I due ambiti si sono avvicinati perché denaro, credito e investimenti si muovono attraverso sistemi informatici. La stabilità finanziaria dipende quindi dalla resilienza delle reti, dei data center, dei servizi cloud e delle piattaforme di pagamento.
“Come Knowledge Partner di ABI – dichiara Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia – ci siamo posti l’obiettivo di contribuire a identificare le priorità dell’agenda economica di fronte alle trasformazioni della transizione digitale. La relazione tra il sistema finanziario e le infrastrutture digitali è una di queste priorità. Affrontarla con un approccio di collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per dare più vigore alla competitività e all’autonomia strategica europea”.
Il problema non può essere risolto da un singolo intermediario. La costruzione di infrastrutture cloud, circuiti di pagamento e capacità di calcolo richiede capitali elevati, tempi lunghi e una domanda sufficientemente ampia. Gli investimenti privati devono incontrare politiche industriali, standard comuni e procedure pubbliche capaci di ridurre la frammentazione tra gli Stati membri.
Regole europee e responsabilità degli operatori
Negli ultimi anni l’Unione europea ha rafforzato le regole applicabili alla tecnologia e alla finanza. Il Digital Operational Resilience Act, noto come Dora, stabilisce requisiti comuni per la gestione dei rischi informatici degli operatori finanziari. L’AI Act introduce obblighi graduati in base ai rischi dei sistemi di intelligenza artificiale. Altri interventi disciplinano sicurezza delle reti, protezione dei dati e funzionamento dei mercati digitali.
Le norme possono aumentare trasparenza e responsabilità, ma non creano da sole infrastrutture alternative. Le imprese devono poter scegliere tra più fornitori, trasferire servizi e dati da una piattaforma all’altra e predisporre soluzioni di riserva. In assenza di alternative industriali, anche una disciplina rigorosa rischia di lasciare immutata la concentrazione del mercato.
“Il report sulla sovranità digitale e finanziaria – afferma Luigi Capitanio, Strategy and business design leader di Deloitte Emea – ribadisce quanto questo aspetto stia acquisendo un’importanza crescente per l’ecosistema europeo. Se da un lato la resilienza delle infrastrutture digitali incide direttamente sulla stabilità del sistema finanziario, dall’altro lato l’evoluzione degli strumenti di pagamento deve essere integrata a livello monetario, tecnologico e infrastrutturale. Soltanto coniugando questi aspetti legati all’evoluzione digitale in atto sarà possibile ridurre la significativa dipendenza da infrastrutture e fornitori extra-UE, abilitando autonomia e sviluppo nel lungo periodo”.
Deloitte indica tre aree di intervento. La prima riguarda la governance e la collaborazione stabile tra istituzioni pubbliche e operatori privati. La seconda interessa la distribuzione delle responsabilità tra banche, assicurazioni, fornitori tecnologici, autorità e utenti. La terza riguarda l’impatto dell’IA sulle infrastrutture, che devono sostenere un volume crescente di dati e applicazioni critiche.
Il divario nelle competenze digitali
Gli investimenti tecnologici devono essere accompagnati dalle competenze. Secondo i dati richiamati nel rapporto, l’edizione 2023 dell’indagine Iacofi della Banca d’Italia ha attribuito agli italiani un punteggio medio di 4,6 su 10 nell’alfabetizzazione finanziaria digitale. Nel confronto Ocse/Infe del 2023, l’Italia si colloca sotto la media dei 39 Paesi partecipanti e nelle posizioni inferiori tra i Paesi dell’Unione europea.
La distanza tra l’adozione dell’IA da parte degli intermediari e le conoscenze dei clienti può creare nuovi squilibri. Un utente poco preparato può avere difficoltà nel valutare una proposta automatizzata, riconoscere una frode o capire come vengono utilizzati i propri dati. L’automazione può inoltre rendere meno leggibili alcune decisioni, soprattutto quando il risultato deriva da modelli complessi.
Banche e assicurazioni devono quindi formare il personale, controllare i sistemi e spiegare ai clienti le decisioni che incidono sull’accesso al credito, sulle coperture assicurative o sugli investimenti. Le autorità devono verificare che l’uso dell’IA non riduca la tutela degli utenti e non introduca discriminazioni difficili da individuare.
Gli investimenti richiesti dall’autonomia europea
Il rapporto assegna una funzione centrale alla diversificazione. Gli intermediari possono distribuire applicazioni e dati tra più infrastrutture, evitare vincoli tecnologici difficili da sciogliere e mantenere procedure per trasferire rapidamente i servizi. L’Europa, intanto, deve aumentare l’offerta di cloud, capacità di calcolo, semiconduttori, modelli di IA e sistemi di pagamento sviluppati nel proprio spazio economico.
Questi investimenti non eliminerebbero la cooperazione con le imprese internazionali. Ridurrebbero però la possibilità che un ristretto numero di operatori condizioni servizi essenziali per cittadini, aziende e amministrazioni. La concorrenza tra fornitori europei ed extraeuropei può produrre più scelta, maggiori garanzie contrattuali e una migliore distribuzione dei rischi.
“Un approccio integrato capace di coniugare innovazione tecnologica, capacità infrastrutturali e nuovi strumenti di governance – conclude Capitanio – riguarda l’intero ecosistema, dalle istituzioni agli operatori finanziari, fino a imprese e cittadini. Un salto in avanti che passa dallo sviluppo di competenze, dalla diversificazione delle infrastrutture tecnologiche e dalla costruzione di forme più strutturate di collaborazione tra settore pubblico e privato per far fronte alla crescente adozione dell’IA come abilitatore principale della trasformazione del settore finanziario”.
WeSec riunirà a Milano rappresentanti delle istituzioni, autorità, imprese, ricercatori ed esperti di sicurezza, geopolitica, intelligenza artificiale e infrastrutture. Abi ha presentato l’appuntamento come uno spazio permanente di confronto sulla protezione dei dati, dei servizi essenziali e delle infrastrutture critiche.
La crescita dei pagamenti digitali e dell’IA impone una scelta industriale. Senza nuovi investimenti, gli operatori europei potranno innovare più rapidamente, ma resteranno legati a tecnologie controllate altrove. Rafforzare le infrastrutture, le competenze e la possibilità di cambiare fornitore determina quanta autonomia l’Europa potrà mantenere mentre una parte crescente della sua economia passa attraverso reti, algoritmi e piattaforme digitali.


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