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Frodi online, ecco come cambiano le truffe nell’e-commerce



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Meno chargeback tradizionali, più contestazioni “legittime” e abusi interni. Le perdite da frodi tradizionali calano del 20%, ma cresce il peso delle false contestazioni e degli abusi compiuti da utenti autentici. L’intelligenza artificiale accelera la trasformazione del cybercrime e mette sotto pressione merchant, e-commerce e piattaforme digitali

Pubblicato il 22 mag 2026



frodi ecommerce 2026
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Nel mondo dell’e-commerce globale le frodi tradizionali arretrano, ma il rischio per aziende e merchant non diminuisce. Anzi, si sposta all’interno di ambienti considerati sicuri, dove a generare perdite non sono più soltanto carte rubate o attacchi esterni, ma clienti autentici, account verificati e contestazioni difficili da distinguere dai comportamenti legittimi.

È questa la fotografia scattata dal report Fraud’s Identity Crisis pubblicato da Adyen, piattaforma tecnologico-finanziaria internazionale specializzata nei pagamenti digitali. L’analisi, diffusa il 21 maggio 2026, combina dati provenienti dalla piattaforma globale della società con una survey condotta su aziende enterprise statunitensi.

Le perdite legate alle frodi sulla piattaforma Adyen diminuite del 20%

Il dato che colpisce maggiormente è apparentemente positivo: nel 2025 le perdite legate ai chargeback fraudolenti sulla piattaforma Adyen sono diminuite del 20%. Ma il report invita a leggere il fenomeno con maggiore profondità. Nello stesso periodo, infatti, il valore medio delle contestazioni fraudolente è sceso del 23%, segnale che le attività illecite si stanno spostando da poche transazioni ad alto valore a una moltitudine di operazioni di importo più basso, più facili da automatizzare e replicare su larga scala.

Secondo le stime riportate nello studio, le frodi ecommerce globali potrebbero superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029, rispetto ai 44 miliardi registrati nel 2024.

L’AI abbassa le barriere d’ingresso per i cybercriminali

Alla base di questa trasformazione c’è soprattutto l’evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata alle attività fraudolente.

Il report evidenzia come strumenti di automazione e sistemi AI stiano riducendo drasticamente le competenze tecniche necessarie per organizzare attacchi sofisticati. Gruppi criminali e reti di frodatori possono oggi programmare, testare e condividere tattiche all’interno di community chiuse, aumentando la velocità con cui nuove strategie vengono diffuse e replicate.

Non sorprende quindi che account falsi e bot rappresentino oggi la seconda tipologia di frode più segnalata a livello globale, indicata dal 42% delle aziende coinvolte nella ricerca.

«Le frodi ecommerce globali sono su una traiettoria che le porterà a superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029, spinte da un cambiamento strutturale nel modo in cui operano i malintenzionati», spiega Trevor Nies, global head of digital di Adyen. «Stiamo assistendo a un passaggio da attacchi esterni di alto valore a forme di abuso ad alta frequenza all’interno di ambienti considerati affidabili».

Secondo Nies, il fenomeno potrebbe accelerare ulteriormente con la diffusione dell’“agentic commerce”, cioè sistemi di acquisto automatizzati basati su agenti AI capaci di operare in autonomia.

Il rischio arriva da utenti autentici e account verificati

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal report riguarda la crescita della cosiddetta first-party fraud, ovvero le false contestazioni effettuate da clienti reali.

Si tratta di utenti che completano regolarmente un acquisto ma successivamente contestano il pagamento, dichiarando ad esempio di non aver ricevuto il prodotto oppure di non riconoscere la transazione.

Secondo la ricerca, questa è oggi la tipologia di frode più frequente, segnalata dal 44% delle aziende intervistate.

Seguono:

  • account falsi e furto d’identità (42%);
  • abuso di policy e promozioni commerciali (40%);
  • furto di carte e account tradizionali (36%).

I dati della piattaforma Adyen mostrano inoltre una forte concentrazione del rischio:

  • il 3% delle identità genera il 50% del valore complessivo dei rimborsi;
  • il 5% delle identità è responsabile del 41% degli episodi di frode e del 58% del valore economico complessivo delle truffe.

Il costo medio di gestione di una singola contestazione fraudolenta è salito a 82 dollari, rispetto ai 74 dollari registrati nel 2024.

Shopping event e promozioni amplificano il fenomeno

Il report sottolinea come il fenomeno sia particolarmente evidente durante i periodi di forte attività commerciale, come Black Friday, campagne promozionali e stagioni di saldi.

Sconti lampo, politiche di reso accelerate e incentivi fedeltà aumentano infatti le opportunità di abuso per una piccola percentuale di utenti che sfrutta sistematicamente le vulnerabilità dei sistemi commerciali.

Secondo Adyen, gli eventi promozionali non creano il problema ma ne accelerano la diffusione, riducendo i tempi necessari perché comportamenti opportunistici vengano replicati su larga scala.

Per le aziende diventa così sempre più difficile distinguere in tempo reale i clienti realmente incentivati all’acquisto da quelli che utilizzano le stesse dinamiche per compiere abusi sistematici.

La nuova minaccia: bloccare clienti legittimi

Accanto all’aumento delle frodi interne emerge un altro rischio crescente: i cosiddetti falsi declini.

Per molti merchant enterprise il problema principale non è più soltanto individuare le transazioni fraudolente, ma evitare di bloccare clienti autentici durante il checkout.

Secondo il report:

  • il 50% delle aziende segnala un aumento dei falsi declini;
  • i controlli statici possono bloccare fino al 10% dei clienti legittimi;
  • il 58% evidenzia una crescita dei costi di revisione manuale.

L’effetto economico è diretto. Quasi il 70% delle aziende intervistate ritiene che frodi e abusi possano limitare la crescita dei ricavi nei prossimi 12-24 mesi.

La percezione del rischio aumenta ulteriormente in alcuni comparti:

  • travel e hospitality: 79%;
  • retail e commercio digitale ad alta frequenza: oltre il 70%;
  • servizi in abbonamento e piattaforme omnicanale: percentuali in forte crescita.

Dal controllo statico al “trust scoring” dinamico

Per affrontare questa nuova fase, secondo Adyen le aziende dovranno superare i tradizionali sistemi antifrode basati su regole statiche.

Il report punta invece su modelli dinamici di valutazione del rischio, capaci di analizzare in tempo reale identità, comportamenti, storico delle transazioni, dispositivi e contesto operativo.

La piattaforma parla di “Dynamic Identification”, un approccio fondato su sistemi di trust scoring evoluti che consentano di valutare non solo la validità tecnica di una transazione, ma anche l’intento e l’affidabilità del comportamento dell’utente.

La sfida, secondo gli analisti, sarà trovare un equilibrio tra sicurezza e fluidità dell’esperienza di acquisto.

Sistemi troppo permissivi aumentano le perdite economiche legate alle frodi; sistemi troppo rigidi rischiano invece di ridurre conversioni, fidelizzazione e ricavi.

Un mercato sempre più esposto

La ricerca Adyen si inserisce in un contesto più ampio di crescita strutturale del cybercrime legato ai pagamenti digitali.

Negli ultimi anni diversi studi internazionali hanno evidenziato come l’automazione delle truffe ecommerce stia accelerando parallelamente alla diffusione dell’AI generativa e dei sistemi di automazione conversazionale.

Le analisi di Juniper Research e di altri osservatori internazionali — coerenti con i dati riportati da Adyen — indicano una progressiva industrializzazione delle frodi online, con strumenti sempre più accessibili anche a operatori poco sofisticati.

In particolare, gli studi più recenti mostrano:

  • crescita degli attacchi automatizzati tramite bot;
  • aumento delle frodi legate alle identità sintetiche;
  • diffusione di tecniche di social engineering supportate dall’AI;
  • incremento delle contestazioni opportunistiche nei pagamenti digitali.

Non sono stati inclusi nel confronto studi più datati o focalizzati esclusivamente sulle frodi bancarie tradizionali, ritenuti marginali rispetto all’attuale evoluzione del commercio digitale omnicanale.

Il nodo strategico per aziende e piattaforme

L’elemento centrale che emerge dal report è che il concetto stesso di frode sta cambiando.

Le minacce non provengono più soltanto da soggetti esterni facilmente identificabili, ma da comportamenti ibridi che si collocano all’interno delle normali dinamiche commerciali.

Per aziende ecommerce, marketplace e piattaforme di pagamento questo significa ripensare non solo le tecnologie antifrode, ma anche le politiche di reso, fidelizzazione, gestione delle contestazioni e customer experience.

La trasformazione del rischio digitale non riguarda più soltanto la sicurezza informatica: coinvolge direttamente margini, conversioni e sostenibilità economica dei modelli di business online.

E con l’arrivo dell’AI autonoma applicata al commercio, la pressione sul settore è destinata ad aumentare ulteriormente.

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