Osservatorio Sibill 2026

PMI dipendenti dal commercialista, l’83% non ha pieno controllo dei propri numeri



Indirizzo copiato

L’Osservatorio Sibill 2026 fotografa un rapporto ancora sbilanciato tra PMI e commercialisti. Cresce il bisogno di chiarezza, pianificazione finanziaria e strumenti digitali evoluti per affrontare mercati complessi

Pubblicato il 24 feb 2026



consulenza strategica PMI

Sibill presenta i risultati dell’Osservatorio 2026, realizzato in collaborazione con AstraRicerche su un campione di quasi 600 imprenditrici e imprenditori di PMI italiane con fatturato fino a 10 milioni di euro.

Il dato più significativo è chiaro: l’83% delle PMI dichiara di non avere il pieno controllo dei propri numeri senza l’intervento del commercialista. Di queste, quasi una su quattro (24,5%) afferma di non sentirsi autonoma nella gestione economico-finanziaria senza il supporto del professionista.

Una fotografia che conferma la centralità del commercialista nel tessuto imprenditoriale italiano, ma che allo stesso tempo evidenzia una fragilità strutturale nella capacità di controllo interno delle imprese.


Più chiarezza e pianificazione: le richieste delle imprese

Le esigenze espresse dagli imprenditori vanno oltre la semplice gestione degli adempimenti fiscali.

Il 33,3% delle imprese chiede maggiore chiarezza sui numeri aziendali, mentre il 31% vorrebbe costi più prevedibili. Ancora più significativo è il 24,5% che dichiara di avere bisogno di una consulenza più strutturata nelle decisioni economico-finanziarie.

Accanto a queste priorità emerge un bisogno diffuso di semplificazione:

  • il 23,1% desidera comunicazioni più semplici e veloci;
  • il 21,1% auspica un maggiore utilizzo di strumenti digitali.

Le PMI chiedono dunque un salto di qualità: non solo compliance, ma analisi dei dati, pianificazione finanziaria e supporto strategico.


Un rapporto ancora troppo operativo

Nonostante queste aspettative, la realtà quotidiana racconta altro.

Per il 49,1% degli intervistati, il supporto del commercialista resta prevalentemente operativo. Solo il 16,3% delle imprese descrive oggi il rapporto come realmente consulenziale.

Entrando nel dettaglio, il contributo del commercialista è percepito come più utile nell’ordinaria amministrazione (77,3%):

  • dichiarazioni fiscali e adempimenti obbligatori (58,2%);
  • calcolo e pagamento delle imposte (42,9%).

La percezione di valore cala invece nelle attività a maggiore impatto strategico:

  • gestione di imprevisti o problemi (37%);
  • controllo dell’andamento economico (29,9%);
  • supporto a decisioni rilevanti come investimenti e assunzioni (27,5%).

Il divario tra bisogni emergenti e ruolo effettivamente svolto appare quindi evidente.



Un’opportunità per gli studi professionali

L’Osservatorio 2026 restituisce l’immagine di un sistema in trasformazione. In un contesto economico, normativo e tecnologico in rapido cambiamento, le PMI chiedono maggiore controllo, visione e supporto decisionale.

Per gli studi professionali si apre una finestra di opportunità: affiancare alla gestione operativa un ruolo più consulenziale, capace di accompagnare le imprese nella pianificazione finanziaria e nelle scelte strategiche.

Il futuro del rapporto tra PMI e commercialisti sembra dunque giocarsi su un equilibrio nuovo: meno burocrazia, più analisi. Meno adempimenti, più strategia.

guest
0 Commenti
Più recenti
Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti

Articoli correlati